Better Luck Next Time è il nuovo album dell’americano Max Fry, che si è fatto apprezzare sin dal suo EP di debutto, So Close To Ok (2023), grazie alla popolare canzone “Zombie”, oltre che con il suo album d'esordio, More Than Dead To Me (2024) e il successivo Far From Perfect (2025). Il nuovo disco, composto da 10 tracce, ha una durata complessiva di poco più di 26 minuti d’ascolto, ed è in grado di attirare facilmente l’attenzione di chi è alla ricerca di pezzi immediati con sonorità tendenti al post-punk, all’emo e allo shoegaze. È un disco particolarmente consigliato a chi segue con interesse musicisti come Ekkstacy, con cui, peraltro, Fry è stato in tour nel 2025.
Preceduto dalla pubblicazione dei singoli “I don’t feel anymore”, “Pretend” e “Sinner”, il lavoro è stato realizzato e distribuito in collaborazione con la casa discografica indipendente Don't Be Greedy Records, così come i precedenti.
Anche dall’ascolto del nuovo sforzo discografico si coglie chiaramente l’approccio non convenzionale prediletto da Max Fry, basato fondamentalmente su una filosofia DIY abbastanza cruda. Better Luck Next Time pone al centro i sentimenti (spesso non corrisposti), le relazioni difficili e gli stati d’animo interiori, consolidando quanto di interessante ha saputo dimostrare in precedenza. Nel nuovo album spiccano i già menzionati singoli “I don’t feel anymore” e “Pretend”, ma anche tracce introspettive come “I can’t survive” e “Pray for us”, che lasciano spazio a suoni meno diretti, a dimostrazione, forse, di uno sviluppo artistico parallelo alla crescita personale del nostro.
Nei nuovi brani il musicista di Orlando, Florida, racconta le sensazioni di perdita, di distacco, nonché la percezione dell’abbandono. Il senso di smarrimento è alla base della canzone d’apertura, “Sinner”, in cui Fry canta: “Scappando dal mare / So che lei mi sta attendendo nelle vicinanze / Me ne torno sulla strada che non porta da alcuna parte”. Anche in “Pretend”, uno dei pezzi più grintosi, l’artista americano ci rivela una sorta di lotta interiore: “Facciamo finta che tu sia stato il peggiore / Sono di nuovo a pezzi, ma sei stato tu a provare la mia mancanza per primo / Facciamo solo finta / Sono di nuovo a pezzi”.
“I don’t feel anymore” si sviluppa intorno alla constatazione dell’insofferenza che si può provare verso lo stato delle cose e della ricerca assidua di alternative in un contesto che rimane per lo più estraneo: “Non ne posso più / Di sentirmi come se stessi vivendo in un programma TV / Sto scappando per salvarmi la vita / E tu dov'eri?”. Infine, in “I can’t survive” si mette a nudo rispetto all’amore in dissoluzione: “Non riesco a sopravvivere da solo / Cancella la mia voce e il suo tono / Dimmi, tesoro, perché mi hai lasciato andare?”.
In Better Luck Next Time il musicista statunitense è stato abile a unire canzoni con ritmi veloci (“Pretend”, “Kills me when you love me”) e quelle – prevalenti – con ritmi più lenti e meditativi (“I dont’t feel anymore”, “Hot head”, “Overwrite”, “Brightline”, “Pray for us”). Solo un paio di queste riescono però ad avere una presa diretta e realmente convincente sull’ascoltatore, mentre le rimanenti sono decisamente più riflessive e distaccate: come tali, possono piacere o meno.
In sintesi, si tratta di un lavoro che merita attenzione, in cui manca però quell’elemento in più (e probabilmente anche qualche aggiunta per arrivare ai 30 minuti di ascolto) che avrebbe potuto elevarlo a un gran disco.
