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REVIEWSLE RECENSIONI
Boys Cry Too
The Haunted Youth
2026  (Play It Again Sam)
INDIE ROCK POST-PUNK/NEW WAVE ALTERNATIVE
8/10
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08/07/2026
The Haunted Youth
Boys Cry Too
Nel panorama europeo gli The Haunted Youth di Joachim Liebens stanno portando dal Belgio una ventata musicale fresca e preziosa.

Il miglior incrocio tra dark, grunge e shoegaze arriva da Hasselt, in Belgio. Loro sono i The Haunted Youth e recentemente hanno pubblicato il loro secondo album in studio, Boys Cry Too, un disco dalle tinte scure, struggente e pieno di catarsi e passione. Il titolo richiama in maniera consapevole il brano “Boys Don't Cry” dei Cure, band che ha fortemente impattato sullo stile dell’ensemble belga, ma anche le riflessioni del leader del gruppo, Joachim Liebens, sulla mascolinità.

«In questo disco mi sono sentito davvero come un ragazzo. L’ultimo album [Dawn Of The Freak, ndr] era più androgino sotto questo aspetto, ma questa volta sono entrato davvero in contatto con il lato maschile delle mie emozioni», ha spiegato Liebens. «La prima metà del disco riflette fondamentalmente come tutti vedono un ragazzo quando ha il cuore spezzato: si chiude in se stesso, è paranoico, è arrabbiato, è aggressivo. Ma poi la seconda metà è tutta un’altra storia: è vulnerabile. Voglio mostrare il lato vulnerabile degli uomini e dei ragazzi e celebrarlo, invece di renderlo un enorme stigma che va avanti da così tanto tempo».

“In my head” apre le danze con 8 imponenti minuti che forniscono la cifra iniziale dell’album. A seguire subentra “castlevania”, una canzone romanticamente dark, con risvolti tendenti al grunge; la stessa band l’ha descritta come "il triangolo perfetto tra i Nirvana, gli Alice In Chains e ‘Loveless’ dei My Bloody Valentine".

La terza traccia, “deathwish”, è il primo singolo estratto dal disco e vanta la partecipazione dell’americano Max Fry, offrendo uno spaccato sulle più dolorose problematiche esistenziali giovanili con un grido autodistruttivo: “La mia vita non va da nessuna parte / Sono così fottuto e a te non importa nulla... Cerco di dimenticare / Non voglio uscire / Dormo a malapena la notte / Dimentica tutti”.

In Boys Cry Too Joachim Liebens e soci si lasciano alle spalle i momenti di fragilità e innocenza presenti nell'esordio bedroom pop Dawn Of The Freak (2022) per arrivare a un lavoro che è evidentemente sofferto, ma sviluppato attraverso un’ottica creativa e personale ben più matura. Il miglior esempio ne è “emo song”, la quintessenza dell’espressione romantica: “Convincimi che sono l'unico / Perché non voglio tornare al vecchio me... Fai finta di non conoscermi / Potrei essere il re dell’eterna solitudine”, ed ancora: “Credo di essere semplicemente più vecchio / Credo di essermi stancato in qualche modo”. Un pezzo che non può lasciare indifferenti le anime sensibili.

 

Nella seconda parte del disco, passando per le ottime tracce “hurt” e “murder me”, si giunge al suono nichilista e strumentale di “falling to pieces”, per poi procedere con “i hear voices” che rimanda ai New Order, e “forget me”, sino ad arrivare alla conclusiva “ghost girl”, che per associazione ricorda vagamente una versione più innocua di “A Forest” dei Cure: “Non sempre intendo ciò che dico / Come d'altronde nemmeno tu / Sento che mi hai chiamato per nome / Mi volto e già non ci sei più”.

Da “in my head” fino a“ghost girl”, Boys Cry Too abbandona la compostezza del precedente lavoro della band di Hasselt e lascia spazio a qualcosa di ben più complesso, unendo melodie fragili, distorsioni e aggressività creativa, per dare origine ad un sound che risulta allo stesso tempo intimo e catartico.

Per chi è alla ricerca di buona musica europea indipendente, questo potrebbe essere il disco migliore dell’anno.