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REVIEWSLE RECENSIONI
12/02/2026
Lucha Luna
Brilla Brilla
Da Seattle - ma con il cuore in America del Sud - i Lucha Luna attraversano continenti, identità e tensioni urbane, reinventando la cumbia come linguaggio elettrico e contemporaneo.

L’inconfondibile graffio della guacharaca ha una frequenza così tagliente e acuta che non ci sono auricolari che tengano. Se viaggiate su un mezzo pubblico e qualcuno nei pressi si spara della cumbia nelle orecchie a volumi importanti (a me è accaduto più di una volta) mettevi il cuore in pace, riponete via il romanzo che state leggendo e cercate di vedere il lato positivo del ronzio a tempo generato dalla condivisione involontaria. Il “Ritmo Eterno”, così lo definiscono i Lucha Luna nella traccia introduttiva del loro trascinante album d’esordio. Una versione modernissima di una danza la cui origine si perde nella notte dei tempi, quando la rassegnazione degli schiavi africani deve aver favorito l’adattamento di qualche pulsazione ancestrale alle tradizioni musicali delle popolazioni autoctone dell’America meridionale, con l’inevitabile (e indesiderata) supervisione culturale dei colonizzatori spagnoli. 

Brilla Brilla (parole che suonano da monito a ricordarsi di splendere, o almeno cercare di farlo, per quanto possibile) è il titolo di un disco che comincia proprio così, con una inequivocabile figura ritmica che ci guida verso coordinate geografiche ben precise, almeno con il cuore. Perché basta una veloce ricerca di informazioni per scoprire che testa e corpo abitano altrove. I Lucha Luna sono infatti un duo di stanza a Seattle, composto dal DJ e producer Thomas Arndt e dalla potente voce e presenza fisica di Eva Vazquez. Un progetto che fonde anime agli antipodi etnografici (almeno sulla carta) come l’electro, il punk e la cumbia, dalla Colombia su al Messico fino al cuore dell'impero trumpiano, scavalcando ogni muro reale o metaforico - normalizzate da qualche timido accenno reggaeton intelligente, avulso da qualunque intenzione commerciale o potenziale deriva tamarra. 

 

L’album di debutto di questa coppia artistica ne conclama l’originalissimo estro compositivo e la sorprendente credibilità. Sette tracce, un’opera quindi a cavallo tra l’EP e l’LP, che condensano la molteplicità degli spunti alla base dell’idea stessa del progetto. Da una parte una forza centripeta per una diaspora culturale di cui oramai si sono perse le direttrici, dall’altra un’attestazione dell’universalità di un certo suono latino ancora marginale nelle dancehall occidentali. 

Brilla Brilla vibra di convincenti sovrapposizioni di percussioni caraibiche, atmosfere elettroniche apocalittiche, energici bassi sintetizzati e melodie e rime sfoggiate in spagnolo con una padronanza senza confronti della melodia, della rabbia punk e del rap più audace. Tra l’estasi della danza sfrenata e la rabbia della denuncia consapevole, i Lucha Luna uniscono l’utile dei temi emersi dal contesto sociale e politico di quella parte del mondo al dilettevole di un genere musicale in grado di scuotere e coinvolgere chiunque.

 

Dalla complessa multipersonalità di “Ritmo Eterno”, brano che unisce magistralmente cumbia, sintetizzatori epici, cambi trip-hop e repentine svolte breakbeat, all’eccentrico reggaeton urlato di “Camino Por La Noche”. Dallo struggente contrasto tra il bandoneon in levare e le distorsioni pervasive de “La Marca del Sol”, all’innovativo big beat rivisitato di “Don’t Get Out Of Line” e al tradizionalissimo andamento latino di “No Me Voy”, Brilla Brilla trova in “Manzana Prohibida” un punto di non ritorno in cui punk e vibrazioni sonidero portano all’apoteosi, per poi lasciarci in balia della fragilissima poesia di “Ser Humanos” in cui, spogliata di tutto, la band resta in una vulnerabile e ispirata dimensione chitarra e voce.

C’è qualcosa di profondamente liberatorio in Brilla Brilla: non chiede permesso, non cerca legittimazioni e non addomestica le proprie contraddizioni. È un disco che vive di attriti, di innesti coraggiosi e di una fede incrollabile nel potere primordiale del ritmo come atto politico, comunitario e corporeo. I Lucha Luna dimostrano che la cumbia può essere ancora oggi un linguaggio mutante, capace di attraversare oceani, club e conflitti interiori senza perdere nulla della sua portata originaria.