Cerca

logo
REVIEWSLE RECENSIONI
Cancel Me (I’m Tired)
Fat Dog
2026  (Domino)
POST-PUNK/NEW WAVE ELETTRONICA ALTERNATIVE. ALTERNATIVE
8/10
all REVIEWS
06/11/2026
Fat Dog
Cancel Me (I’m Tired)
Con Cancel Me (I'm Tired) i Fat Dog realizzano un disco senza dubbio più maturo ed evoluto, che non dimentica lo spaziale lato fisico, selvaggio ed EDM della band, ma regala anche la capacità di realizzare brani convincenti su sonorità e atmosfere più intime.

Con Cancel Me (I'm Tired) i Fat Dog dimostrano di essere cresciuti davvero, da quella primissima volta in cui li scoprii, durante un incendiario set all'Ypsigrock del 2024.

Dopo l'esordio WOOF. e un lungo periodo passato sulla strada, il settetto londinese consegna un disco senza dubbio più maturo ed evoluto, in cui la varietà è sintomo di maggiori frecce al proprio arco: sanno gestire più ingredienti e lo fanno mantenendo il tutto omogeneo e coerente. Il fatto che ci siano brani anche molto diversi tra loro non va minimamente a intaccare la coerenza dell'insieme, e il merito va anche al lavoro in studio con Oli Bayston, che ha spinto il suono verso una dimensione più dance e ravey, con un'elettronica più marcata, senza tuttavia trascurare il loro lato più cantautorale, in nuce già in precedenza ma qui uscito esplicitamente fuori, con ottimi risultati.

 

Il lato più fisico e selvaggio si presenta subito con "Smile and Wave": attacco con basso martellante, cavalcata nervosa un po' in stile Viagra Boys, con tanto di sax dissonante in sottofondo. Il modo in cui gestiscono il break centrale, con un rallentamento in chiave melodico-orchestrale per poi tornare a picchiare nel finale, dice parecchie cose sulla loro maturazione come autori. 

Su questa strada si muove anche "Go Fuck Urself", cassa dritta e ritmo dance che richiamano il trademark dell'esordio, anche se in chiave un po' più melodica, con rimandi Eighties e un certo feeling notturno nei synth; il ritornello, come ci hanno abituato, è assolutamente killer. 

"Shit Love" ritorna sul ritmo incalzante e nervoso, ed è una di quelle che dal vivo funzioneranno meglio: un'urgenza che ben si sposa con un testo che, nelle parole del cantante Joe Love, racconta di due persone fuori di testa che litigano di continuo. Più avanti arrivano "Bad Dog", dove si torna a pestare forte con l'EDM, brano manifesto e probabile punto culminante dei concerti, e "The Devil", cavalcata trascinante condotta dal sax.

 

In mezzo a questo blocco, la title track merita un discorso a parte. "Cancel Me (I'm Tired)" si muove sinuosa tra le linee di basso, poi picchia in cassa dritta e sfoggia suoni EDM assolutamente irresistibili, con qualche influenza klezmer. Brano pazzesco, che porta a un livello successivo le cose che già funzionavano sul primo lavoro. Non a caso la band l'ha scelto come biglietto da visita: Love l'ha immaginato come se gli Alt?n Gün si misurassero con un beat da club, e il video, girato in una notte di Soho, ne restituisce bene lo spirito caotico e sardonico.

Il vero salto di qualità, però, è altrove. "Heart of Darkness" è il primo di diversi episodi in cui il gruppo mette in mostra un songwriting più maturo, cimentandosi con sonorità e atmosfere non per forza festaiole e giocando efficacemente con l'intimismo: synth pop elegante, non privo di un certo ritmo, sempre vincente dal punto di vista melodico. Sulla stessa linea "Call It What You Want", secondo brano sulla cifra più melodica, più forma canzone: qui hanno un ruolo maggiore le chitarre, il ritmo resta sostenuto, le influenze sono post punk e il ritornello apre molto.

E poi c'è "Snakes", forse la sorpresa più grande: chitarra acustica, una linea di tastiera dal sapore vagamente western, pezzo da crooner vero. È la dimostrazione della poliedricità di questa band, che, come dicevamo, ha anche una cifra cantautorale, in parte già anticipata presentando alcuni di questi pezzi nel precedente tour.

 

A chiudere il cerchio arriva "Aliens", ballata scura che spinge solo un po' di più nel ritornello, con un sax bellissimo che si fa strada tra le pieghe. Si conclude su una nota crepuscolare, come se l'ultima parola andasse a quell'inquietudine che ha funestato i componenti del gruppo nel periodo tra i due lavori: un'inquietudine che, a quanto raccontano loro stessi, ha coinciso con un tour americano così caotico da provocare a tutti "una piccola crisi". È da lì che è nato un disco più largo, più ambizioso e, finalmente, più completo. 

Una storia appena cominciata e ancora tutta da raccontare.