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REVIEWSLE RECENSIONI
Celebrity Mansions
Dinosaur Pile-Up
2020  (Parlophone Records)
PUNK ALTERNATIVE ROCK
8/10
all REVIEWS
20/10/2020
Dinosaur Pile-Up
Celebrity Mansions
Leggero, sarcastico e tremendamente orecchiabile. 35 minuti di brani che spaziano tra rock, punk, alternative, hip-hop e pop. Un’ironica lotta contro il mondo di apparenza e celebrità che ci circonda, vinta a suon di riff, inni irresistibili, viaggi in furgone, cassette di trash metal e tranci di pizza.

Rapportarsi con una società che tende a basarsi principalmente sull’apparenza non è facile per nessuno. Per quanto si stia attenti alla selezione, la propria bolla di social tenderà sempre a proporci immagini e/o parole che ci deprimeranno la giornata, facendoci credere che non siamo abbastanza, in quanto persone o in quello che facciamo. Per alcuni il problema è l’aspetto fisico, per altri l’intelligenza, la ricchezza, il successo o la celebrità. Ognuno ha un punto debole che si dovrà inevitabilmente scontrare con il modello di perfezione proposta. E la lotta, anche se affrontata dagli animi più forti e preparati, porta sempre qualche cicatrice.

Per i Dinosaur Pile-Up lo scontro è stato con il successo e la ricchezza. Il nome stesso dell’album, Celebrity Mansions, secondo il cantante e chitarrista Matt Bigland, richiama una sorta di malato gioco di società: «Guardare i social media e vedere tutte queste persone che hanno una vita super perfetta, successo, ricchezza… e tutte queste cose apparentemente arrivano con grande facilità. E invece tu sei fuori in questo camper a ucciderti, cercando di racimolare abbastanza soldi da uno spettacolo per comprarti la pizza dopo. Immagino che questo ci abbia un po’ scoraggiati».

I tre ragazzi di Leeds, nel West Yorkshire, provano a sfondare sin dal 2007, anno in cui si sono affacciati al magico mondo dei live e della discografia musicale. Un’energia e una determinazione che prendono a piene mani dal punk e dal rock alternativo inglese, ma anche dal grunge, dal pop, dal trash metal e dall’hip hop: tutti fusi insieme in un enorme centrifugato da bere tutto d’un fiato. Chitarre dai riff decisi, un basso che quando vuole sa farsi notare, un buon orecchio per cori e ritornelli e un ottimo talento per liriche dirette, sarcastiche e poco scontate. Una miscela che funziona per tutti i gusti e riesce a proporre, in un album come Celebrity Mansions, dieci tracce l’una diversa dall’altra, ognuna distinta, con un proprio carattere e le proprie influenze (la title track che sembra un featuring con Rivers Cuomo degli Weezer, l’hip hop sporcato di pesanti riff rock di “Back Foot”, il pop punk di “Stupid Heavy Metal Broken Hearted Loser Punk”, il grunge-punk di “Pouring Gasoline”, le bellissime, dolci e positive mid-tempo rock vibes di “Round The Bend” e “Black Limousine”, la botta di autostima al sapore di rivincita di “Professional Freak” o il divertimento sarcastico e scanzonato di “Trash Metal Cassette”) unite però dallo stesso piglio, tale per cui non sembra di ascoltare una compilation, ma un album composto da tre ragazzi forti di una passione comune, capaci di includere nella propria musica riferimenti anche molto diversi tra loro e di filtrarli attraverso uno stile personale.

E quando un artista ha questa capacità e una buona dose di risolutezza, anche se spesso vede infrangere i suoi sogni dentro a tranci di pizza freddi, acquazzoni, van di seconda mano, compensi stiracchiati e una quantità di chilometri che si smette presto di contare, si ritrova da un lato a chiedersi “ma chi me l’ha fatto fare? Avrò scelto davvero la strada giusta? Sto perdendo tempo? Non dovrei forse mollare tutto e cambiare vita?”, mentre dall’altro ricorda ognuno di questi istanti con un sorriso sulle labbra, perché mentre lo stava facendo stava ridendo con i suoi amici e facendo ciò che più amava.

“Back Foot”, il singolo più popolare dell’album, parla proprio di quello che accomuna questa a molte altre band: la lotta per sbarcare il lunario e il crederci per davvero, tanto e fino in fondo, anche se vivi “sempre in bilico sul piede posteriore”. La traccia simbolo di un disco che riflette su quanto spesso sia deludente essere un musicista e quanto raramente le aspettative che si hanno sul settore musicale corrispondano alla realtà.

Peccato però che i Dinosaur Pile-Up non siano affatto portati all’autocommiserazione, quanto piuttosto al più energico sarcasmo, che con leggerezza e intelligenza li porta a lavorare ancora una volta per il proprio sogno, partendo dai dubbi, problemi e riflessioni sulla propria realtà, fino ad arrivare a mettere una foto di quelle serate a base di tranci di pizza in copertina. Ad imperitura memoria del fatto che anche se stai vivendo qualcosa che non riesce a sostentarti come pensavi, anche se sei circondato da un mondo che ti ricorda che forse non hai l’apparenza giusta, la sostanza vince e vincerà sempre.

E quindi chi se ne importa se non a tutti piacerà chi sei o la tua musica: se sei la persona che volevi essere e fai quello che ti piace, non smettere e sii orgoglioso. Si vive una volta sola e si dovrà morire comunque, tanto vale farlo essendo chi si è davvero e facendo il più possibile ciò che si ama.


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