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MAKING MOVIESAL CINEMA
30/11/2018
Dominic Cook
Chesil Beach
Chesil Beach, 1962. Edward e Florence, innocenti e timidi, si aggirano per la spiaggia con gli abiti migliori. Ancora imbarazzati, inconsapevoli di ciò che li aspetta, tentennano. Fanno passare il tempo, tra silenzi, qualche ti amo.

È la prima notte di nozze quella che hanno davanti, è un rinfresco veloce fra due famiglie diverse, quello che si sono lasciati alle spalle.
È un amore veloce il loro, un amore scoccato come una scintilla e che li unisce nonostante la classe diversa, il diverso temperamento, i diversi sogni.
Ma l'amore c'è, si sente, si vede.
Ma non lo si comunica, non con gesti frettolosi e freddi, non con parole, che restano strozzate in gola, restano chiuse in una rabbia che sale, in una cocciutaggine che sa di consapevolezza. La mente, intanto, divaga, torna a ripensare al primo incontro, alle prime scoperte, al conoscersi pian piano, aiutandosi a vicenda, condividendo sogni musicali, lavori, sfoghi. Con la speranza di meritarselo quell'amore, con la voglia di cambiare per l'altro, di smussare l'altro.
Ma quel grigio che sovrasta il mare ha già la sua risposta.
L'instancabile Ian McEwan scrive ancora per il cinema, con l'ennesimo adattamento e al cuore arriva davvero.
Lo fa attraverso personaggi splendidamente tratteggiati, a cui basta un dettaglio -un paio di scarpe da ginnastica, i capelli arruffati o un abito di un freddo celeste- per farsi inquadrare, ma che portano con sé sfumature che quei flashback ci raccontano.
Tutto accade in quella stanza, in quella spiaggia. Tutto accade in poche ore, mentre conosciamo i mesi trascorsi, le pagine più importanti della loro storia.
Le famiglie diventano così un modo per conoscere meglio i segni che questi giovani si portano appresso, cicatrici ancora fresche, loro ostacolo.
La rivoluzione sessuale che sta per sconvolgere l'Inghilterra e il mondo sembra non scalfirli, con il rock'n'roll che viene messo a tacere a favore delle domande di Mozart, con l'inesperienza che si fa barriera e l'essere adulti che non viene sancito da un pezzo di carta, da un matrimonio.
La regia di Dominic Cook (al suo esordio dopo una carriera teatrale che si fa sentire) si concede inquadrature che sembrano uscite da dei quadri, con richiami ad un cinema europeo che dell'incomunicabilità parlava.
Con Saoirse Ronan in un ruolo che le calza a pennello e che come sempre buca lo schermo, con la giovane promessa Billy Howle da tenere d'occhio.
Gli abiti sono come sempre impeccabili, la musica è protagonista aggiunta, capace di indirizzare e caratterizzare l'unione di Edward e Florence, loro stessi e anche quando i balzi in avanti si fanno importanti, la malinconia, l'amore per questi personaggi non cambia.
Le lacrime, allora, scorrono in un finale che ci si aspettava ma che -trucco a parte- è perfetto, e rende ancora più triste una storia che poteva essere diversa. O forse no.
La consapevolezza è che su carta questo divagare, questo andare avanti e indietro nel tempo, potrebbe essere migliore, ma non toglie a un film malinconico e romantico la sua forza.