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MAKING MOVIESAL CINEMA
09/12/2019
Spike Lee
Chi-Raq
No peace, no pussy!

In anni in cui il nome di Spike Lee andava un pochino offuscandosi, rilanciato ora alla grande con il recente BlacKkKlansman, il caro Shelton detto "Spike" da Atlanta guarda alla commedia greca per risorgere dalle ceneri, nella fattispecie alla Lisistrata di Aristofane. Era ormai dai tempi di Miracolo a Sant'Anna che del vecchio Spike si erano un po' perse le tracce, nel 2008 il film ambientato in Italia non riscuote il successo sperato e muove diverse critiche, il successivo Red hook summer passa praticamente sotto silenzio, il suo remake di Old boy non piace a nessuno, Il sangue di Cristo va direttamente in home video, e anche questo Chi-Raq, ultima prova prima del grande ritorno, fa un rapido passaggio nelle sale U.S.A. (un solo giorno), per approdare subito dopo sulla piattaforma Prime Video, primo film prodotto dal colosso Amazon. Ora questa invisibilità non inganni, almeno questo Chi-Raq è un ottimo film carico di contenuti di peso, come il successivo BlacKkKlansman mischia denuncia e ironia, se possibile con Chi-Raq l'autore calca ancor di più la mano, tanto da irritare il sindaco di Chicago che tenterà di fare dell'ostruzionismo nei confronti del film (principalmente a causa del suo titolo), l'establishment americano e soprattutto la potentissima National Rifle Association, la lobby delle armi statunitense.

Chi-Raq, oltre a essere il nomignolo di uno dei protagonisti del film, è l'appellativo che nei quartieri poveri a maggioranza nera viene dato alla stessa Chicago, una crasi tra il nome della città e la parola Iraq, a sottendere la tragicità della vita in certe periferie che contano ogni anno più vittime di quelle fatte dalla guerra. L'incipit è terribile: sulle note rap di Pray 4 my city di Nick Cannon assorbiamo dati agghiaccianti; negli ultimi dieci anni le sparatorie in Chicago hanno ucciso più ragazzi americani della guerra in Iraq o di quella in Afghanistan, un fenomeno alimentato da ignoranza, noncuranza della classe dirigente e dall'annosa piaga tutta americana delle armi, il reperimento delle quali sembra più agevole di quello di un cartoccio di latte. Per la sua denuncia Spike Lee ricorre a Lisistrata (nome dell'antica commedia ma anche della protagonista femminile del film), donna dell'antica Grecia che promosse uno sciopero del sesso per porre fine alla guerra tra Sparta e Atene. Allo stesso modo in Chi-Raq la bella Lysistrata (Teyonah Parris), donna di Chi-Raq (Nick Cannon), il capo di una gang del quartiere, al motto di "No peace, no pussy" (niente pace, niente figa) vuole mettere fine al conflitto tra la banda di Chi-Raq e quella di Ciclope (Wesley Snipes), una faida insensata che ha appena provocato la morte di una bambina di dieci anni. A far maturare Lysistrata e a portarla sulla retta via c'è Miss Helen (Angela Bassett), una vera combattente che aiuterà a suo modo la causa di Lysistrata che diviene presto quella di tutte le donne del quartiere (e pian piano sempre oltre), delle madri dei ragazzi uccisi, delle mogli degli uomini delle gang, di tutte le donne che odiano la violenza.

Materia calda e delicata che Spike Lee gestisce su più registri. L'impianto generale è quello della commedia esplicita, nei testi e nei dialoghi anche volgare, intelligente in quanto nella forma richiama la commedia greca. La contrapposizione tra uomini e donne è data da due gruppi che hanno la funzione del vecchio coro greco, centrale è la figura del narratore affidata all'istrionico più che mai Samuel L. Jackson che spesso, come fanno anche gli altri protagonisti, si esprime in rima a richiamare i versi antichi così come le strofe del rap o dell'hip hop. Nonostante il tono comico non mancano i passaggi tragici, alcuni dei quali toccanti come quello della morte della bambina e del conseguente dolore della madre per una perdita ingiustificabile. A Padre Mike (John Cusack), uno dei pochi personaggi bianchi positivi, è affidata una feroce invettiva contro tutti gli attori indifferenti a questa immane tragedia, una sequenza che ha la forza dirompente per uscire dal film e colpire duro, motivo per cui forse non abbiamo visto circolare molto questo Chi-Raq nelle sale. Non manca nemmeno il lato più grottesco nella figura imbecille del Sindaco della città (D. B. Sweeney) o in quella delle forze armate statunitensi rappresentate dal suprematista bianco King Kong (David Patrick Kelly), capace di perdere il possesso di una base americana al solo odore di una potentissima "black pussy".

Chi-Raq è un miscuglio di generi orientato alla commedia, scaglia dei ganci niente male ma soprattutto si rivela un'opera all'altezza dello Spike Lee dei bei tempi, quello che amavamo con trasporto. Anche alla luce del successivo BlacKkKlansman tutto ciò lascia ben sperare e soprattutto fa venire la voglia di andare a recuperare quelle cose che non ci hanno fatto vedere. Non sarà mica che sotto sotto c'era dell'interesse...


TAGS: chiraq | cinema | DarioLopez | drammatico | loudd | recensione | spikelee