Non finiscono di stupire gli americani Health che, anche con l’ultimo lavoro, Conflict DLC, stanno dimostrando di possedere un’identità artistica ben definita che tende a sfuggire alle più consuete categorizzazioni. Con queste parole la band americana ha svelato le nuove tracce, indirizzando il proprio pensiero a ciascun potenziale ascoltatore: “non si tratta solo dell’immaginazione. Il futuro non promette granché e il telefono su cui stai leggendo questa sintesi lo sta peggiorando ulteriormente. Cortesemente, non volgere lo sguardo altrove. Siamo lieti di annunciare 12 nuovi pezzi di rabbia, sgomento, tristezza e scomparsa, chiedendo ancora una volta di garantirci la tua attenzione”.
Il sesto album del complesso di Los Angeles, che sfiora i 40 minuti di durata complessiva, è stato prodotto da Stint, mentre Drew Fulk ne ha curato il mix assieme a Lars Stalfors. L'uscita è stata preceduta a settembre dal primo singolo “Ordinary Loss”, cui sono seguiti, uno dietro l’altro, “Vibe Cop” e “Thought Leader” a fine ottobre, “You Died” e “Shred Envy” a novembre, e, per concludere, l’ottimo “Antidote” nella prima metà del mese di dicembre, a ridosso della pubblicazione dell’album completo, ufficialmente è avvenuta l’11 dicembre scorso. Composta da 12 brani, l’opera spazia dalle sonorità che rasentano il pop ai ritmi industriali più difficili da assimilare.
Stiamo parlando di un lavoro che cerca di farsi strada tra gli elementi di individualismo, immediatezza, serialità e materialismo che, in un modo o nell’altro, continuano a caratterizzare la cultura pop d’oltreoceano. Ancor prima che apocalittico, Conflict DLC ha un contenuto riflessivo, che poggia su una matrice creativa essenzialmente esistenziale e volutamente catartica. Dal punto di vista stilistico, l’elemento che tende a emergere con costanza per differenziare la band di Jake Duzsik da molti altri ensemble alternativi in circolazione, è la presenza di diversi stili e ritmi musicali all’interno delle medesime canzoni. Ciò è chiaro sin dal primo pezzo in scaletta, “Ordinary Loss”, il quale inizia con melodie malinconiche che, anziché sfociare nel pop, virano verso un rock industriale puro ed intaccabile.
“Burn the Candles” sembra giungere come una scheggia direttamente dall’EP Fixed dei Nine Inch Nails, mentre la voce di Duzsik canta: “Mi siedo al buio e aspetto che tu parli / Dicono che Dio abbia creato il mondo per poi portarselo via”. “Trash Decade” ha un ritmo durissimo con una cadenza imperversante, che si scontra nettamente con il testo: “E il paradiso se n’è andato / Qui l'inferno è reale per noi / Non ha davvero alcun significato? / Troppo dolore / So tutto su di te / Non voglio vivere senza di te”. A seguire la struggente melodia di “Torture II”, che richiama le atmosfere solitarie e lontanissime di Still Breathing del 2022, eseguita a quattro mani col cantautore canadese Khyree Zienty. “Antidote”, pur col suo ritmo downbeat, è uno dei pezzi più pop, ma forse anche quello più riuscito del disco, a dimostrazione che la band ha un grandissimo potenziale per raggiungere le ampie platee, anche se sin qui è rimasto per lo più inespresso, perlomeno nel contesto europeo.
“You Died”, che rimanda al sound del periodo migliore dei Thirty Seconds to Mars, è un altro buon esempio della complessità compositiva dell’ensemble californiano, con i suoni conclusivi della traccia che tendono a scemare, disperdendosi nell’atmosfera, con un pensiero rivolto alle perdite e altresì ai conflitti interiori: “Stavamo percorso le stesse strade / Sì, volevamo le medesime cose / Poi abbiamo fatto i nostri progetti / E non ci siamo più rivolti la parola”.
L’inizio di “Tought Ladder” potrebbe benissimo portare la firma dei Deftones, ma al posto delle vocalità del buon Chino Moreno, a farla da padrona sono le vocalità quasi androgine di Jake Duzsik, che, scavando nelle profondità, si impongono su un tappeto sonoro carico, compatto, fin quasi impenetrabile. Oltre alle suddette canzoni, anche le rimanenti tracce risultano interessanti e degne di un attento ascolto.
Conflict DLC è, nel suo complesso, un disco che può risultare appagante per gli amanti delle atmosfere più cupe dei Thirty Seconds to Mars, come anche per qualche ascoltatore che è alla ricerca di un rock ricco di spunti e contaminazioni (si passa dal synth-pop all’elettronica industrial), diverso dai canoni ma tanto da non essere (ancora) abbastanza appetibile per le scalette radiofoniche mainstream. Non a caso i critici musicali più ferrati sul fronte della musica alternativa hanno lodato quasi unanimemente questo lavoro per la pregevole sincerità che traspare nella sua generale cupezza.
Per chi non è un fan delle musiche caratterizzate da ritmi imprevedibili, questo album potrebbe essere poco accessibile e, dunque, non raccomandabile. Per chi invece predilige le sonorità complesse, che possono richiedere anche diversi ascolti per arrivare al cuore, Conflict DLC è sicuramente un lavoro irrinunciabile. Ci sarebbe poi l’ultima categoria di fruitori del disco: coloro che riescono a comprendere subito la profondità delle sonorità e dei testi di Duzsik e soci; quest’ultima categoria, a cui presumibilmente appartengono molti fan del gruppo losangelino, non rimarrà affatto delusa da Conflict DLC.

