Cosa resterà di noi è il titolo amletico del nuovo lavoro dei CASPIO, uscito il 6 marzo su tutte le principali piattaforme digitali. Si tratta di un disco dall’impronta coinvolgente e sincera, che mette a nudo sentimenti e stati d’animo, momenti di fragilità accumulata nel tempo, bilanciati dai desideri umani immediati. Un album fatto di illusioni spontanee, che aiutano a crescere, fino a giungere alle prese di coscienza che possono far maturare fino in fondo. Il linguaggio scelto dall’ensemble triestino è diretto, con immagini che sanno essere incisive.
Cosa resterà di noi è composto da dieci tracce: la riflessione esistenziale di “Cambiare” apre le danze, seguita dal malinconico inno di “Forse è tardi”; “Ti manca l’aria” è un urlo soffocato contro l’immobilità tra rabbia e speranza, “Un ultimo sguardo” è un addio dolceamaro al passato e ai luoghi che ci hanno formato; la prima metà del disco arriva con “Naturale”, spirituale e cruda. “Dimmelo adesso” è un brano sospeso tra nostalgia e incertezza, dove il passato si riflette nel presente, mentre “Iniziamo da noi” è un inno alla ripartenza, essenziale e diretto, e “Non restare qui” è un'esortazione alla fuga, espressione manifesta del disagio generazionale. La penultima “Come me e te”, intima e disperata, vede la partecipazione di Ivo Bucci, voce e paroliere del gruppo abruzzese Voina, e la canzone conclusiva chiude con una domanda che rimbomba nel silenzio: “Ma tu ci pensi mai?”.
Un album che sa farsi compagno del nostro vissuto, e che ha la capacità di toccare le corde di chi testardamente è alla ricerca del suo posto nel mondo.
Come racconta Giorgio Di Gregorio: “Cosa resterà di noi è una domanda sospesa tra la fine e il ricominciare, tra le cose che ci portiamo dietro e quelle che lasciamo andare. È il diario emotivo di generazioni disilluse ma pur sempre alla ricerca. Dieci canzoni che si rincorrono come frammenti di coscienza, frammenti di noi – che allo specchio, a volte, non ci riconosciamo più –, tra una caduta e una corsa, un addio e un ritorno”.
Abbiamo colto l’occasione dell’uscita per fare due chiacchiere con la band triestina, esplorare il loro percorso musicale attuale e farci raccontare i loro progetti futuri.
Come nasce la band, da dove siete partiti agli esordi?
I CASPIO nascono nel 2019 come progetto solista di Giorgio Di Gregorio, inizialmente legato a una dimensione più elettronica. Col tempo, il progetto si è trasformato in una band vera e propria, che oggi annovera anche Enrico Muccin, Riccardo Roschetti e Nicolas Morassutto. Insieme abbiamo trovato una forma espressiva sempre più rock e condivisa. Possiamo dire che oggi i CASPIO sono un gruppo alternative rock che, partendo da Trieste, guarda ad una dimensione più ampia.
Qual è il vostro obiettivo artistico?
L’obiettivo è portare la nostra musica il più lontano possibile, senza fissare confini troppo rigidi. Il Triveneto è la nostra base naturale, ma stiamo lavorando per suonare sempre di più in giro per l’Italia e, quando possibile, anche oltre confine. Essendo una band nata in una città di frontiera, l’idea di suonare in altri Paesi europei ci sembra una direzione molto naturale, ovvero un obiettivo sicuramente perseguibile e alla portata.
A proposito di questo aspetto, proprio perchè vivete e componete in una realtà di confine, questo è un vantaggio o un limite?
È entrambe le cose. Da una parte vivere lontano dai grandi centri musicali può essere un limite in termini di opportunità e visibilità; dall’altra ti costringe a costruire un percorso più autonomo e personale. Vivere e comporre in una città di confine come Trieste significa anche crescere in un luogo dove le influenze si mescolano continuamente.
Di cosa parlano i brani racchiusi nell’album appena pubblicato? A chi sono rivolti?
Cosa resterà di noi è un disco che parla di cambiamento, di identità e del tempo che passa mentre proviamo a capire chi stiamo diventando. Le canzoni raccontano fragilità, illusioni e momenti di lucidità, alternando esplosioni rock a spazi più sospesi. È un disco rivolto a chi sente di stare attraversando una trasformazione, personale o collettiva che sia.
C'è ancora spazio per il tipo di musica che suonate? Avete in mente dei fruitori particolari?
Probabilmente è una musica che oggi vive in una dimensione più di nicchia rispetto ad altri generi, ben più mainstream, ma questo non significa che non abbia il suo pubblico. Esiste ancora una comunità di ascoltatori che cerca musica suonata, intensa e sincera. I nostri ascoltatori sono spesso persone che arrivano dall’alternative rock, dall’indie e da tutta quella tradizione che mette al centro le canzoni e l’identità sonora.
Avete in programma delle date nel nordest per promuovere il vostro nuovo lavoro?
Per ora ci stiamo concentrando soprattutto sull’Italia, ma la vicinanza con Austria, Slovenia e Croazia è qualcosa che ci incuriosisce molto. Trieste è letteralmente a pochi chilometri da questi confini e ci piacerebbe molto fissare delle date anche lì. È una direzione che stiamo iniziando a esplorare.
In una tappa condividerete il palco con i pordenonesi Sick Tamburo (il 13/03 all'Astro Club di Fontanafredda, Pordenone, ndr). Che mi dite a questo proposito?
Condividere il palco con i Sick Tamburo è molto bello perché sono una band che ha segnato il rock italiano degli ultimi anni. Se potessimo scegliere, ci piacerebbe molto suonare anche con altri gruppi che stimiamo, come il Teatro degli Orrori, i Verdena, i Tre Allegri Ragazzi Morti. Sono artisti che, ognuno a modo suo, hanno costruito un percorso forte e riconoscibile.
Avete altri progetti in cantiere per il prossimo periodo?
Nei prossimi mesi porteremo in giro dal vivo Cosa resterà di noi, cercando di suonare il più possibile. Per noi il live resta il luogo in cui le canzoni prendono davvero forma.
