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REVIEWSLE RECENSIONI
Crossing Parallels
Deep As Ocean
2019  ([Autoproduzione])
HARDCORE METAL ALTERNATIVE ROCK
7,5/10
all REVIEWS
21/01/2020
Deep As Ocean
Crossing Parallels
Impegno, determinazione, umiltà, lavoro e tanta passione. Cinque concetti chiave, cinque ragazzi con un sogno e tanto talento. Il metalcore melodico di qualità ha un nuovo nome, ed è italiano. Date il benvenuto ai Deep As Ocean e al loro primo album Crossing Parallels.

Non è facile avere un sogno, essere giovani, italiani e amare un genere musicale sovra-rappresentato e che ha già avuto il suo momento di gloria. Cosa si può dire di nuovo? È necessario farlo? Si può essere all’altezza? Si può essere credibili?

La risposta è che dipende da quanto si crede nei propri sogni e nelle proprie capacità, da quanto è significativa la propria bravura, da quanto è eccellente la propria tecnica e da quanto gusto, sensibilità e determinazione vengono aggiunti alla formula. In questo caso la soluzione derivata dalla chimica di questo mix è elegante, precisa, centrata e di elevata qualità tecnica. I Deep As Ocean non solo sono all’altezza del compito che si sono prefissati, ma lo realizzano con accurata e precisa raffinatezza, riuscendo (sinceramente e quasi incredibilmente) a risultare a livello dei più noti nomi della scena metalcore melodica americana ed anglosassone. E non è poco.

Il giusto mezzo che ha trovato la sua forma definitiva in Crossing Parallels è un bilanciamento di metalcore, post-rock, post-hardcore, post-metalcore melodico, alternative metal ed elettronica, uniti ad una miscela di scream, growl e cantato pulito.

I punti di forza di quello che si attesta come il promo Long Playing ufficiale della band (preceduto da diversi singoli e dall’EP Lost Hopes | Broken Mirrors nel Novembre 2017) è senza dubbio l’eleganza nel pesare i diversi elementi di cui è composta la loro musica, l’eccellente e curata produzione e la bravura tecnica dei musicisti, con particolare riferimento alle notevoli chitarre di Alberto e Manuel e alla batteria di Riccardo.

Potenza e melodia sono i due opposti, i due paralleli e i due estremi che giocano in Crossing Parallels, intessendo le loro trame nel tappeto impreziosito d’elettronica. Nella maggior parte dei 9 brani si possono ritrovare insieme, anche se in alcuni di questi possono emergere con maggiore preponderanza l’uno o l’altro dei due volti di questo Giano bifronte.

“Knives and Flames” e “Oblivion” sono sicuramente la punta di diamante del lato potenza, nonché sicuramente le più belle canzoni dell’album, mentre dall’altro lato troviamo “Black Rose”, che si ritrova l’importante compito di chiudere con morbida melodicità il disco.

Assieme a questi, troviamo degni di menzione diversi degli altri brani: “The Sinking Ship”, uno dei precedenti singoli pubblicati dai cinque ragazzi milanesi, il cui ritornello melodico è esaltato dal lato aggressivo (particolarmente apprezzabile) che si può ritrovare nelle sue strofe e “Feels Like Nothing”, realizzata in collaborazione con Andy Pali degli Sharks In Your Mouth e ispirata alle scomparse della protagonista della nota serie TV 13 Reasons Why e del vocalist dei Linkin Park, Chester Bennington.

Le capacità di scrittura e sceneggiatura sonora dei Deep As Ocean non sono scontate né banali e il valore della loro produzione su disco è stata oramai riconosciuta anche dall’elevato numero di ascoltatori che hanno saputo raggiungere su Spotify nell’arco di pochi mesi, sia sul loro profilo sia per i singoli brani, che più di una volta hanno avuto l’onore di essere inseriti in alcune delle più note playlist della piattaforma di streaming musicale.

La domanda che rimane aperta è quindi se questa impalcatura e questo ricco bilanciamento di suoni riesce a reggere anche dal vivo, nella dimensione di un live. Ebbene mi dispiace dirvelo, ma è proprio su un palco che i Deep As Ocean danno il loro meglio, riuscendo spesso a convincere ancora di più che nella versione registrata. Quindi, se avete l’occasione di trovare un loro concerto nelle vostre zone, non perdeteveli, e se vi va scambiateci pure due chiacchiere, che sono ragazzi umili e alla mano.

Di conseguenza, per quanto riguarda chi scrive, la domanda è una sola: perché non hanno già avuto modo di firmare per un etichetta discografica, magari estera, che vede tra le sue fila band della stessa tipologia? A livello qualitativo, di impegno e tecnica, i Deep As Ocean potrebbero tranquillamente essere considerati alla stregua o superiori alla maggior parte delle band americane o anglosassoni che ingrossano le fila di questo genere musicale.

Se vi piace questo tipo di suono e non avete ancora avuto modo di conoscere i Deep As Ocean, quindi, non vedo cosa stiate aspettando. Noi li stiamo già supportando da tempo, facciamo il tifo insieme per la scena nostrana che vale.


TAGS: CrossingParallels | DeepAsOcean | hardcore | LauraFloreani | loudd | metal | recensione | rock