Londinesi, attivi dal 2020, i Karma Effect tornano a pubblicare un nuovo album in studio dopo quattro anni dall’uscita del celebrato Promised Land, che, ai tempi, aveva scalato le classifiche del Regno Unito fino alla top 20. Un successo di critica e di pubblico che potrebbe lasciare stupiti solo quelli che non hanno mai ascoltato il sound infuocato di questi cinque ragazzi britannici, che ripercorrono con autorevolezza sentieri classic rock ispirati - cito qualche nome - da Black Crowes, Buckcherry, Dirty Honey, Aerosmisth, etc.
Questo nuovo Cruel Intentions ha tutte le carte in regola non solo per replicare, e migliorare, il risultato ottenuto nella madre patria, ma anche per portare la band ad avere finalmente rilevanza internazionale.
"Ride Or Die", energica e travolgente, apre il disco riprendendo la narrazione esattamente dove si era interrotta col precedente album. I riff sono elettrizzanti, l’energia è contagiosa, la voglia di spaccare tutto va pari passo con la capacità di creare refrain impeccabili, buoni anche per qualche passaggio radiofonico. Il brano definisce da subito il tono della scaletta, dimostrando che i Karma Effect sono incrollabili nel loro impegno a proporre canzoni potenti che catturano sia la loro eredità musicale che la loro continua evoluzione, per rendere questo suono appetibile anche alle nuove generazioni.
Composta da Henry Gottelier (un animale da palco dal timbro graffiante e dalla potente estensione), il chitarrista Robbie Blake, e dai nuovi membri Nathan Keevil (basso), Alan Taylor (batteria) e Tom Pitt (tastiere), la band affronta questo album con chiara intenzione e convinzione. Il loro talento collettivo e la loro energia fresca si traducono in un filotto di canzoni che mette il punto esclamativo alla direzione artistica e all'ambizione della band.
Cruel Intentions è un album che bilancia sapientemente nostalgia e innovazione, integrando elementi classic rock con tecniche di produzione contemporanee. Traendo ispirazione dall'energia dinamica dell'arena rock degli anni '70 e '80 e dal più ruvido southern, la proposta della band è caratterizzata da assoli di chitarra travolgenti, percussioni potenti e ritornelli accattivanti.
Ne è la prova "Dangerous Love", trainata da un arrangiamento di fiati esplosivo, possiede un'atmosfera anni '80 alla Aerosmith, è orecchiabile, funky, travolgente. E’ semplicemente fantastica.
Il ritmo rallenta con "Lady Bohemian", la classica canzone da FM, in cui la melodia immediata trova come contrappunto il consueto suono ruvido, mentre "Closest Thing to Crazy" è una ballata sincera, da cantare tutti insieme sotto il palco alla luce della fiammella dell’accendino.
L'affiatamento e la maestria musicale della band sono evidenti in ogni brano, garantendo che l'album mantenga il suo slancio e offra sia momenti di esaltazione che di profonda risonanza.
E’ quando spingono sul pedale acceleratore, però, che i Karma Effect riescono a essere davvero devastanti, come avviene in "Raised On Rock’n’Roll", un groove travolgente e scalciante che mette a dura prova la cervicale, in "Waiting on a Miracle" spinta al parossismo da un riff epico e dalle acrobazie vocali di Gottelier, sverniciate dal tiro incandescente dei fiati, o in "Bad Manners", il cui swing divertentissimo è un irresistibile richiamo a fare baldoria, fino all’ultima pinta di birra.
La costante in tutti questi brani è la maestria musicale. La sezione ritmica crea la base, le chitarre offrono uno strato sonoro solido e meraviglioso, perfetto in ogni sua parte, e la voce Gottelier eleva la performance del gruppo a livello stellare.
Chiudono la scaletta la title track, che smuove le acque con il suo fascino eccentrico e si discosta un po’ dal mood dell’album, e "One More for The Road", che cattura lo spirito della festa, chiudendo l'album con un'energia positiva che lascia gli ascoltatori con la voglia di ascoltarne ancora.
Cruel Intentions è il classico disco di classic rock, in cui potrete cogliere centinaia di riferimenti a qualcosa di già sentito. Possiede, però, una marcia in più, quella veracità che spinge la band a suonare le canzoni in studio come se si trovasse sul palco a spremere ogni goccia di sudore residua, sublimando la fatica dell’atto in un’estasi di puro rock’n’roll.
Prendete il disco, allora, mettetevi in macchina, abbassate i finestrini e spingetevi a cento all’ora verso l’orizzonte di questa primavera caldissima: la resa sarà perfetta.
Il meglio del rock del 2026 passa anche da queste parti.
