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MAKING MOVIESAL CINEMA
01/03/2018
Baran Bo Odar
Dark
Quindi no, Dark non è Stranger Things, anche se quelle atmosfere -dark, ça va sans dire- potrebbero far credere il contrario.

Da tutti, è stato definito la versione tedesca di Stranger Things.
Ora: sì, ci sono ragazzini che vanno in bicicletta, sì, c'è una mantellina gialla che ricorda quella vista in It, sì, ci sono misteriose sparizioni, sì, c'è una centrale nucleare che ricorda quel laboratorio di cattivi implicata con le "cose strane" che succedono in città, sì, ci sono "cose strane" che succedono in una piccola cittadina, sì, ci sono pure gli anni '80.

Ma ci sono pure gli anni '50 e soprattutto c'è il 2019.
C'è poi uno "strano" che non ha a che fare con strane creature, ma con strani esperimenti e strane macchine, con viaggi nel tempo, paradossi temporali, e intersecazioni varie.
Quindi no, Dark non è Stranger Things, anche se quelle atmosfere -dark, ça va sans dire- potrebbero far credere il contrario.
C'è un'indagine, prima di tutto, in corso.
Ci sono ragazzini che spariscono nel nulla, c'è una foresta che sembra nascondere segreti, e abitanti che trasmettono inquietudine e che sembrano tutti sospetti. Tutti.
Ci sono i giovani che hanno le loro beghe amorose, ma anche segreti e traumi da smaltire.
Ci sono i genitori, che tradiscono, che amano, che odiano, che hanno i loro segreti che si portano dentro da 33 anni.

Ci sono pure i nonni, che scappano di notte, che forse sono coinvolti in tutto e tutto potrebbero spiegare.
E c'è confusione, ovviamente, se si mettono sullo stesso piano tre diverse timeline, e innumerevoli storyline di diverse famiglie che non possono trovare lo spazio necessario per essere ben sviluppate.
Non tutto torna, non tutti i gesti di Jonas, non tutto l'amore di Magnus, non tutta la psicopatia di Hannah, la bruttezza di Ulrich o l'esistenza di Peter, ancora da giustificare come da giustificare il mancato riconoscimenti istantaneo di Mikkel o di Mads.
Ci sono buchi, quindi, mancanze che non si sa se son volute -per creare mistero- o se sono dimenticanze, visto il lavoraccio di sovrapposizione e intersecazioni a cui sono chiamati gli sceneggiatori, per loro stessa volontà.

Di certo, si può dire che non tutto quadra in una città in cui per forza di cose c'è da attraversare una foresta - qualunque vicino/scuola/ospedale/stazione di polizia- si debba raggiungere- in una città in cui piove a dirotto ogni giorno e i suoi abitanti c'han fatto così tanto il callo da non preoccuparsi di ritrovarsi perennemente fradici, fregandosene della propria mantellina gialla, pure.

Insomma, questo Dark ha elementi che intrigano, ha quel viaggio nel tempo, quei paradossi e quelle intersecazioni che fanno la felicità degli appassionati del genere, ma ha anche clamorose lacune, ha troppi personaggi da seguire e da riconoscere e ancor più clamorosi colpi di scena che si fanno però prevedibili o almeno intuibili.

Resta però la curiosità, un prodotto ben fatto per quanto riguarda il comparto tecnico -fotografia in primis-, con la colonna sonora generazionale che prende piede soprattutto negli anni '80, caratterizzandoli.
Insomma, non sarà il nuovo Stranger Things, ma Dark è una cosa strana da tenere d'occhio.