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MAKING MOVIESAL CINEMA
Diabolik
Manetti Bros
2021  (Now/Tim Vision/Rakuten)
THRILLER
6/10
all MAKING MOVIES
19/09/2022
Manetti Bros
Diabolik
Il film non sarà un capolavoro ma alla fine una sufficienza se la porta a casa senza sforzi, il tocco dei Manetti c'è, se piacciono alla fine non si resta delusi e ci possiamo pure scordare gli attori cani.

Piccola premessa: chi scrive, pur essendo un amante del fumetto, non è un grande conoscitore del personaggio e della serie di Diabolik la quale, letta sporadicamente, non è mai riuscita a suscitare il mio interesse. Di contro invece, sempre per chi scrive, è abbastanza chiara la radicata propensione a guardare con affetto tutti gli sforzi produttivi dei fratelli Manetti, fautori di un'idea di cinema verso la quale nasce una simpatia quasi naturale.

Detto ciò parliamo quindi di questo Diabolik senza troppo andare a confrontare il lavoro dei registi romani con l'opera delle sorelle Giussani, anche se il fatto che i Manetti siano da sempre grandi fan del personaggio e i commenti degli amanti della serie lasciano trasparire come la trasposizione sfoggi una certa fedeltà all'opera originale creata dalle due signore del nero italiano.

È proprio la "strana italianità" che i Manetti hanno cercato di ricreare a divenire caratteristica di base del loro film. Nonostante i nomi delle ambientazioni siano quelle della città di Clerville o della marittima Ghenf e i personaggi di contorno, gli agenti di polizia ad esempio, portino nomi come Florian, Palmer, etc., è palese come le location siano città nostrane (Milano, Bologna, Trieste) e come gli attori reclutati dai Manetti spingano chiaramente su cadenze del Nord Italia; il tutto crea un effetto straniante acuito da un décor tipicamente anni Sessanta che, per chi non conosce il personaggio e la sua serie, può lasciare in principio un poco spiazzati. Ma a rimettere in ordine qualsiasi tipo di perplessità possa avere lo spettatore arriva Eva Kant.

 

Clerville anni Sessanta. Diabolik (Luca Marinelli) è già un nome noto capace di far nascere preoccupazione in chiunque e l'ispettore Ginko (Valerio Mastandrea) è da tempo sulle sue tracce. Quando a Clerville arriva la bella e apparentemente molto ricca Lady Eva Kant (Miriam Leone) con tanto di gioiello di inestimabile valore al seguito, per Diabolik l'occasione di mettersi alla prova non potrà che dirsi troppo ghiotta per farsela sfuggire. Mentre le misure di sicurezza si stringono sempre più nell'hotel dove alloggia la Kant e dove il gioiello è custodito, il ladro assassino farà la sua mossa ben pianificata, cosa che non gli impedirà però di essere scoperto proprio dalla donna che sta rapinando la quale, invece di dimostrarsi intimorita dalla fama del terribile criminale, riesce a tenergli testa e ne subisce il fascino da uomo del mistero. Di contro anche Diabolik non può rimanere indifferente a una donna di un coraggio e di una bellezza strabilianti. Fatta comunella non resta che preoccuparsi dell'ispettore Ginko, poliziotto in gamba e che non molla mai, soprattutto se viene messo sulla giusta pista dall'inconsapevole moglie di Diabolik che, nella sua identità di Walter Dorian, è sposato alla sottomessa Elisabeth Gay.

 

Diabolik soffre un po' di quello che è un difetto ricorrente di diverse produzioni dei Manetti, ovvero attori coprotagonisti con un livello di recitazione non degno di un film per le sale. A parte le dovute eccezioni (ovviamente Mastandrea, Citran, la Scalera nota per dare il volto al sostituto procuratore Imma Tataranni) il resto del cast non brilla certo per doti attoriali, almeno non in questo film.

Se la Leone è ancora autrice di una prova accettabile (ma con diversi passaggi non del tutto convincenti), è aiutata anche dall'importanza per il suo ruolo della presenza fisica; è una perfetta Eva Kant e la sua bellezza è tale da far brillare di luce propria l'intero film. Spiace vedere un Alessandro Roja non così convincente (molto bene era andata in Song 'e Napule invece) e un Marinelli oltremodo imbambolato; vero è che il personaggio è glaciale e freddo e necessitava di sottrazione, ma qui si rasenta l'effetto stoccafisso.

In diversi passaggi, soprattutto per chi non conosce il contesto del fumetto, c'è da dire che il contrasto tra ambientazione vaga, nomi stranieri, accenti e recitazione degli attori e décor tipico dell'Italia di fine Sessanta crea un insieme di elementi che a tratti sembra portare a un effetto di comico involontario.

Di contro c'è da dire che il film cresce minuto dopo minuto, i Manetti offrono una bella prova di regia con soluzioni interessanti, vedi la scena dell'inseguimento iniziale (con un trucchetto del Diabolik davvero inverosimile però) o la rapina alla banca di Ghenf con uno split screen molto in linea con l'atmosfera dei tempi e del fumetto, quando si entra nel gioco alla fine ci si diverte anche.

Buona la produzione che non sembra votata al risparmio come in altre opere dei Nostri. Il film non sarà un capolavoro ma alla fine una sufficienza se la porta a casa senza sforzi, il tocco dei Manetti c'è, se piacciono alla fine non si resta delusi e ci possiamo pure scordare gli attori cani.