Cerca

logo
RE-LOUDDSTORIE DI ROCK
23/03/2026
Levon Helm
Dirt Farmer
Con la preziosa Time Machine di Re-Loudd ci catapultiamo nel 2007: lo storico vocalist e batterista di The Band pubblica Dirt Farmer, uno splendido lavoro inciso con la figlia Amy e Larry Campbell.

«Ultimamente mi diverto molto di più. Ho smesso di essere così severo con me stesso come accadeva una volta. Non mi piace ancora il tono della mia voce, tuttavia riesco a provare una certa soddisfazione quando eseguiamo le canzoni di Dirt Farmer. E la mia voce non suona poi molto diversa da com'era prima di avere il cancro. C'è però stato un periodo di circa due anni e mezzo in cui dovevo limitarmi a sussurrare o a scrivere su un biglietto per comunicare».

(Estratto da intervista per npr.org, 2007)

 

Una luce di speranza, un inno alla voglia di far musica, nonostante tutto. Dal 1998, anno di pubblicazione dell’ottimo Jubilation, l’ultimo disco di The Band, la vita di Levon Helm è stata segnata da numerosi eventi tragici: prima il cancro alla gola che lo stava privando per sempre della voce, poi l’incendio e la distruzione del suo studio, infine, come se non  bastasse, la scomparsa di Rick Danko.

Nessuno si sarebbe aspettato che riuscisse a incidere un album solista, Dirt Farmer, dopo oltre un ventennio dal precedente lavoro omonimo, datato 1982. L’opera, anche a vent’anni dalla sua uscita, risulta davvero splendida e meritano una menzione i magnifici artisti coinvolti, a partire dal “factotum” Larry Campbell (polistrumentista e produttore) per arrivare a George Receli (batterista della tour band di Bob Dylan), alla figlia Amy (mandola, piano, percussioni, controcanto e co-produzione), all’organista Glenn Patscha e al bassista Byron Isaacs.

Buddy e Julie Miller sono altri due importanti partner ai cori, per un progetto che raccoglie tredici brani fra traditional (emozionante l’interpretazione di “The Blind Child”!) e pezzi più recenti, come quelli firmati da Paul Kennerley, o da Steve Earle (“The Mountain”), tutti comunque dalle sonorità folk occhieggianti ora al country ora all’appalachian music.

 

L’album, vincitore di un Grammy Award, si apre con la bella “False Hearted Lover Blues”, del repertorio degli Stanley Brothers, a cui Campbell ha cucito un arrangiamento elegantissimo. Dello stesso tenore è pure “Poor Old Dirt Farmer”, un classico di Tracy Schwarz imparato da Helm nel corso delle registrazioni del film The Dollmaker (1984).

Si prosegue poi con una resa magistrale della già citata “The Mountain”, e a seguire arrivano due standard, prima la fascinosa “Little Birds” e poi la briosa “The Girl I Left Behind”.

Di ottima fattura sono anche i due brani di Kennerley, ovvero “A Train Robbery” e “Got Me a Woman”, nei quali l’ex batterista e mandolinista di The Band sfoggia un tono vocale eccellente. Da brividi è inoltre “Calvari”, una canzone che rimanda dritto alle atmosfere dei dischi del suo vecchio, mitico gruppo, così come fanno “Single Girl, Married Girl” e “Feelin’ Good”, un motivo di J.B. Lenoir che brilla per merito dell’ottima chitarra dell’onnipresente Larry Campbell e la voce unica e speciale di Helm.

Tra i momenti migliori vanno menzionate sicuramente “Anna Lee” di Laurelyn Dossett, e “Wide River to Cross”, una perla dei Miller che Levon fa sua rendendola superiore all’originale.

 

Il miracolo della risurrezione di Levon Helm continua nel 2009 con Electric Dirt, il suo testamento sonoro: quel maledetto cancro inizialmente debellato torna a farsi sentire e nel giro di poco tempo, purtroppo, il 19 aprile 2012 porta via da questo mondo un artista leggendario, che non si è mai arreso fino all’ultimo, nel nome della musica.