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MAKING MOVIESAL CINEMA
18/05/2020
Jason Segel
Dispatches From Elsewhere
Dispatches from Elsewhere è forse la cosa più geniale, più bella, più fantastica, che vedrete in questo anno.

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Ho la vostra attenzione?
Bene.
Iniziamo.
Iniziamo e vi faccio da subito un regalo.
Di solito sto qui a fare un cappello introduttivo, a parlare della serie in questione, della sua trama.
Vi faccio un regalo, il primo: e vi faccio risparmiare qualche minuto del vostro tempo.
Dispatches from Elsewhere è forse la cosa più geniale, più bella, più fantastica, che vedrete in questo anno.
E non solo.

Non vi basta?
Ora che vi ho detto questo ne volete ancora?
Ok.
Diciamo che Dispatches from Elsewhere è strano.
E pieno di speranza.
E un po' triste ma in modo bellissimo.
È come Fight Club sotto acidi scritto da qualcuno che ama la vita. (cit.)
Va bene così?
Ne volete ancora?
Vi capisco.
L'ho voluto anch'io.

Perché parte tutto come una strana, assurda caccia al tesoro.
Che prende vita da dei volantini assurdi appesi per strada che promettono di poter comunicare con dei delfini o di sperimentare campi di forza per esseri umani.
Richiamano l'attenzione di Peter, di Simone, di Fredwynn e di Janice.
Ora chiudete gli occhi e immaginate:
siete Peter se non sapete ancora cosa vi piace, se vivete una vita tanto ordinaria quanto triste, incapaci di aprirvi agli altri, di uscire dal guscio;
siete Simone se vi sentite sempre invitati per caso ad una festa, fuori luogo, a colmare questa situazione con un eccesso di entusiasmo che sfinisce pure voi;
siete Fredwynn se siete convinti che ci sia sempre dell'altro, cospirazioni, piani segreti, a cui solo voi potete accedere;
siete Janice, infine, se dovete ricostruirvi una vita ora che chi l'aveva condivisa con voi non c'è più.

Leggono quei volantini, chiamano un numero, vanno in un misterioso palazzo e la loro avventura inizia.
Una lunga caccia al tesoro, un indizio che porta ad un altro indizio, che portano a scoprire la città di Philadelphia, la sua arte, il suo passato.
È tutto un gioco, quello a cui Peter, Simone, Fredwynn e Janice partecipano?
È un piano segreto per aver accesso a dati personali organizzato in modo brillante da una società di marketing?
O è una storia vera, quella di Clara, un'artista contesa da due società che ne vogliono sfruttare o liberare il genio, e che i quattro devono trovare?

Siete me, infine se amate:
- le cacce al tesoro
- il verso dei delfini,
- il suono di Law&Order (*pon pon*)
- la presenza di una voice over in un film/serie
- gli impressionisti francesi
- il colore blu, per tutto quello che metaforicamente significa
- Good vibrations dei Beach Boys
e tutto questo lo trovate qui, in Dispatches From Elsewhere, e la voce guida è quella ipnotica, attendibile o forse no, di Richard E. Grant.
Tutto questo lo trovate qui, dicevo, grazie a Jason Segel.
Un attore abbonato per anni a ruoli comici, a titoli facili e grossolani.
Che ora ha detto basta.
Lo ha detto già in The end of the tour, interpretando quel genio di David Foster Wallace, e qui sembra aver assorbito quel genio, pensando, creando, scrivendo e interpretando una serie piena di Cose Belle (semi-cit.), di entusiasmo, di riflessioni profonde sul mondo dell'arte, della depressione, della propria identità.
Usando metodi diversi (come l'animazione) o una scrittura creativa (capi che a lavoro conversano dicendo solo *work stuff*), mescolando tutto con murales, quadri parlanti, vecchi filmini, sé del passato, colori di sfondo che sono chiare metafore... insomma, una genialata dopo l'altra.

Ma Jason non si prende tutto il merito, lascia spazio ai suoi compagni di avventura -i magnifici Eve Lindley, Sally Field, André Benjamin- dedicando loro episodi a scoprirli, a conoscerli meglio, a capire il loro comune denominatore.
Parlando così di accettazione di sé e del proprio corpo, di sguardi che pesano sempre, di patti con se stessi e di ossessioni.
Con un amore quasi impossibile che nasce e che è pieno di romanticismo, in un grado di rappresentazione quanto mai sincero.
Si procede spediti, come in una lunga corsa coloratissima, fino ad arrivare ad un finale che ancora una volta stravolge la storia.
E lo fa in un modo bellissimo.

Se il pilot rientra già fra i migliori che io abbia mai visto, il finale è qualcosa di così assurdo, significativo, meraviglioso che non saprei bene come descriverlo.
È un qualcosa che spiega ogni cosa e la rende accessibile, condivisibile, pure tangibile.
Vorrei svelare altro, vorrei scrivere tutto.
Ma mi fermo.
Vi faccio un altro regalo.
Non faccio spoiler, vi lascio il piacere della scoperta.
Vi lascio a scoprire quella che è già una delle serie più geniali, più belle, più fantastiche, che vedrete in questo anno. 
E non solo.
Ma ve l'avevo già detto, no?


TAGS: DispatchesFromElsewhere | Lisa Costa | loudd | recensione | serie TV