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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
06/07/2026
Le interviste di Loudd
Due chiacchiere con... Alberto Molteni (Arci Bellezza)
I locali con una visione panottica della musica indipendente (nostrana e internazionale) sono pochi e l'Arci Bellezza di Milano è un piccolo gioiello a cui siamo legati come redazione e che lavora alacremente per dare uno spazio equo e umano a musica, attività culturali ed esperienza dei soci. Ne parliamo con Alberto Molteni, super Direttore Artistico della venue.

In occasione della stagione estiva si moltiplicano i momenti live; stante anche le favorevoli condizioni climatiche del nostro Paese, ecco un florilegio di festival, venues suggestive, spazi estemporanei, e chi ne ha più ne metta che si dipanano lungo tutto lo Stivale.

Demandando ad un'analisi che ogni anno mi riprometto di scrivere sullo stato del business collegato alla musica live in Italia (ma non solo, vista la recente decisione emessa dalla US District Court Southern District of NY, nella causa US vs Live Nation e Ticketmaster), e in particolare modo sul divario sempre più esteso (soprattutto a livello di prezzi dei biglietti) tra gli eventi cosiddetti di “cartello” e il “piccolo mondo” della musica indipendente, ma ritenendo il tema di interesse e per non lasciarlo cadere, eccoci a fare due chiacchere con chi di musica se ne occupa tutto l’anno.

Chi segue i live report pubblicati su Loudd sia da parte del sottoscritto, sia da parte di altri redattori, avrà avuto modo di vedere come la venue dell’Arci Bellezza ricorra abbastanza sovente.

E dunque nell’ottica di cui sopra, e al contempo per “gettare un occhio” sui (purtroppo, sempre meno) locali che danno spazio alla musica non mainstream, abbiamo deciso di fare due chiacchere con Alberto Molteni, Direttore Artistico dell’Arci Bellezza.

Negli ultimi anni, infatti, il circolo ha dato spazio, nell’ambito di un cartellone ampio e variegato, a moltissimi artisti, esponenti di diversi generi musicali, in una visione panottica della musica indipendente nostrana ed internazionale, i cui nomi circolano sulle prime pagine delle riviste e siti specializzati.

 

 

Ciao Alberto, in primo luogo, per chi milanese non è (ma forse anche per i milanesi doc) ti chiederei una breve presentazione del circolo (che ha una importanza anche storica) e se, in due parole, puoi illustrarci le attività di rinnovo/ristrutturazione dei locali che hanno coinvolto il Bellezza?

Ciao Stefano e ciao a tutti e tutte. Il Circolo Arci Bellezza è innanzitutto uno spazio aperto, un luogo storico, un punto di riferimento al contempo per l’aggregazione dei soci a livello territoriale e per la musica indipendente internazionale rispetto a tutto il pubblico di fan milanesi, italiani e non solo. Nelle sale del Bellezza da decenni si svolgono attività sociali, culturali, aggregative, politiche ed educative che finalmente possono esprimersi al meglio, grazie al lavoro di un direttivo dell’associazione come quello attuale, che ha finalmente compiuto, non senza difficoltà, gli sforzi richiesti per gli investimenti sugli spazi.

Dopo l’aggiudicazione dello stabile per i prossimi anni da parte del Comune di Milano sono stati fatti una serie di lavori importanti, soprattutto per quanto riguarda la parte architettonica, con tutti i suoi aspetti strutturali, di impianti elettrici, di rispetto dei requisiti massimi di sicurezza, di recupero del piano interrato dopo gli allagamenti e così via. È un grande orgoglio poter dire di mantenere attiva una realtà frutto di oltre un secolo di storia: un edificio eretto nel 1909 riesce oggi ad essere massima espressione dei live club di medio-piccolo taglio, esempio di spazio ibrido, casa per creatività e arte – sempre con un occhio all’equità e all’accessibilità economica.

 

Procediamo ora a parlare più nello specifico del “lato eventi artistici” che ospita il circolo. Ritengo che il cartellone delle proposte, seppur debba necessariamente presentare una varietà di artisti per genere, mantenga un imprinting da parte di chi lo componga e lo porti a definizione. Qual è quindi il background di Alberto Molteni e come questo “influenza” la creazione del cartellone degli eventi?

Nel lavoro di programmazione che porto avanti provo a occuparmi ogni giorno di tutti i progetti “importanti”, intendendo con questo termine non necessariamente aspetti di priorità o maggior rilevanza rispetto al resto, bensì il desiderio di dare spazio a tutti quegli act che nella musica (rigorosamente originale) hanno fatto, stanno facendo o ritengo faranno presto “qualcosa di importante”.

La varietà della programmazione è frutto al contempo di diversi aspetti. Per primo una consapevole voglia di raggiungere nicchie di fan che faticano a trovare spazi adatti dove incontrare le loro band del cuore, poi la curiosità per questo “mercato” che richiede di essere continuamente sollecitati dalle nuove; infine, la collaborazione “dal basso” che amo, con tanti professionisti, volontari, collettivi, crew, piccoli promoter, etichette DIY. Purtroppo ci sono anche aspetti “negativi” che portano a una talvolta eccessiva eterogeneità di proposta: per citarne uno, la scarsità di spazi alternativi.

Per quanto riguarda la mia storia, sono nato in Brianza nel 1990. Dagli anni della “scuola dell’obbligo” - suonando la batteria nella cover band della scuola, intervistando nelle loro sale prova i tantissimi artisti della scena locale, macinando kilometri in motorino o macchina nella nebbia verso i primi concerti da vedere con gli amici nei club della provincia - mi sono innamorato della musica dal vivo, passione che ho scelto di trasformare in un lavoro. Finito il liceo mi sono iscritto alla facoltà di Economia per lo Spettacolo (prima all’Università Cattolica del Sacro Cuore e poi all’Università Bocconi), ho aperto la Partita IVA e ho iniziato a lavorare, bussando a tutte le porte che incontravo, in Italia e all’estero (ricordo con affetto un paio di lunghi stage, che mi hanno dato tanto, tra Irlanda e Francia).

Da 16 anni sono freelance e mi occupo di organizzazione di spettacoli, progettazione in ambito culturale, art direction e produzione eventi: negli anni ho avuto la fortuna di ricoprire tanti ruoli fantastici, vedere cose bellissime e scoprire artisti che non avrei mai immaginato. Sono stato responsabile comunicazione di un grande club e festival come Alcatraz Milano e Carroponte, ho girato il mondo lavorando nel circuito delle cerimonie olimpiche per Balich Worldwide Shows tra Arabia Saudita, Indonesia e Perù, mi sono occupato di tanti progetti e migliaia di concerti in collaborazione con alcuni tra i maggiori contesti artistici della scena musicale italiana. E poi qua e là tanti clienti occasionali ma altrettanto interessanti e con cui sono cresciuto, negli ambiti audiovisivo, mostre, poesia, moda, food & beverage, letteratura, cinema.

Oggi ci sono diverse attività che continuano ad essere parte integrante della mia crescita ed elemento utile per il lavoro sul progetto Arci Bellezza. Da un lato la partecipazione a corsi e workshop di settore, sviluppando la competenza su temi attuali come AI e proprietà intellettuale. Dall’altro la partecipazione a festival (non necessariamente per addetti ai lavori) con cartelloni ed esperienze importanti, penso per l’Italia a MI AMI, Ypsigrock, La Prima Estate oppure all’estero per ESNS - Groningen, Primavera Sound - Barcellona, Great Escape - Brighton.

 

Ora una domanda a cui tengo molto: è un dato di fatto che gli spazi disponibili per chi voglia sentire musica non propriamente commerciale vivano oramai da lungo tempo una tendenza alla riduzione. Tralasciando i grandi eventi che attraggono una platea molto numerosa (e i cui costi di accesso sono diventati via via più esorbitanti) quali sono, a tuo parere, le ragioni di tale situazione?

Grazie per questa domanda. Potremmo parlarne per ore, ma riassumiamo la “situazione” a cui fai riferimento con la rappresentazione di un circolo vizioso: aumento dei costi di produzione (artistici per la speculazione, va detto, spesso, tecnici per cause esogene, etc.) significa aumento del costo dei biglietti; aumento del costo dei biglietti significa minor pubblico partecipante agli eventi (penso sia un dato di fatto che il tempo delle persone e le loro disponibilità economiche siano limitate); minor pubblico partecipante agli eventi significa riduzione dei locali/club/festival sostenibili; riduzione dei locali/club/festival sostenibili significa minor possibilità che una band possa andare in tour. E così via, in una spirale che ha tutt’altro che una direzione positiva o di crescita.

In tutto questo mettiamoci l’approccio monopolistico delle multinazionali, le bolle di hype della scena attuale, una pandemia abbastanza distruttiva (che ha cancellato le abitudini di un pubblico adulto e ha impedito di crearsene alle nuove generazioni), l’incertezza lavorativa ed economica di una città come Milano, la speculazione del mercato immobiliare, una serie di scelte politiche spesso poco lungimiranti, la scarsa capacità del settore musicale (componente non da poco dello spettacolo e della cultura, se si guarda l’indotto) di essere rappresentato.

La verità è che Milano oggi risulta molto mancante rispetto al resto delle grandi città europee di luoghi di riferimento chiari, di spazi dove stare insieme, dove sperimentare socialità oltre la mera fruizione di un servizio (spettacolo, evento, cena o altro che sia): e invece, con tutti i nostri sforzi, noi vogliamo che il Bellezza sia questo.

 

Personalmente penso che molte persone non si rendano conto del lavoro di back office che sta dietro l’organizzazione di eventi (musicali e non), i rapporti con i promoter, le richieste (tecniche, economiche e di strumentazione richieste dai vari musicisti, la necessità talvolta di “sostituzioni volanti” per svariate ragioni, la logistica legata all’ospitalità delle band, etc.) tutte circostanze che, presumo, incidano sul costo finale del biglietto. Come ci si “barcamena” in tutte queste situazioni?

Anche questa è una super domanda e ti ringrazio per toccare un tema che in troppi danno a volte “per scontato”. Nel nostro caso, come realtà che necessita di lavorare in maniera quotidiana su tanti fronti, su una larga scala di proposte e in un’iper frammentazione di eventi (ogni anno oltre 400 eventi, spesso in simultanea, con decine di migliaia di presenze stagionali) l’unica via è una importante organizzazione “a monte”, con anticipo, che si incontri con precisione del team che esegue e capacità previsionale dei singoli.

Nel nostro “piccolo” siamo oltre 30 professionisti quasi quotidianamente al lavoro: light designer e tecnici audio, biglietteria e attività speciali, comunicazione e tesseramento, pratiche Siae e prenotazione hotel o transfer, allestimenti e pulizie, burocrazia e grafica, IT e community management, progettazione bandi e manutenzione, produzione eventi e art direction. Sono tutti aspetti molto specifici, verticali, professionali, che si necessita nello scenario attuale siano erogati secondo standard alti, ma che al contempo devono essere sostenibili, coordinati in maniera organica, ma soprattutto “umani”, perché per noi l’accoglienza dei soci e di tutte le realtà coinvolte nell’organizzazione di un evento è prioritaria.

 

La tua posizione ti permette di avere uno sguardo a 360 gradi sullo “stato” della musica e sui mutamenti dei gusti musicali, nel senso che ognuno di noi, riprendendo quanto detto sopra, ha una passione per alcuni gusti musicali e non altri (mi ricordo ad esempio di essermi sorpreso una sera del numero di avventori del Bellezza, per poi scoprire che la grande parte di questi partecipavano ad un concerto che si svolgeva in contemporanea a quello per cui ero venuto). Dove sta andando la musica?

Onestamente per quanto la viva quotidianamente da tanti anni mi risulta ancora difficile (e forse quello è il bello, in fondo) capire “dove sta andando la musica”, “come gira il mercato”, “perché un progetto ha successo e un altro no” e così via. Forse credo sia il caso di parlare di una dicotomia di “tendenze” del pubblico (non necessariamente nel sinonimo di “mode”, anzi), divisioni di un pubblico polarizzato, che sono al contempo dirette verso il mainstream - dove il pubblico si appiattisce su pochi eventi all’anno, molto costosi, da acquistare con largo anticipo, gestiti da multinazionali, etc. - e al contempo dirette verso l’underground - dove subculture trovano appartenenza, community si incontrano con curiosità, nel nome della scoperta, fieri di essere indipendenti e con una maggior accessibilità.

 

Infine, ultima questione: quali sono per te i concerti memorabili che hai organizzato? Ci sono degli artisti che vorresti calcassero il palco del Bellezza e che, per varie ragioni, non sei riuscito a portare al Bellezza? A quali concerti (prossimi a venire) tieni particolarmente?

Concerti memorabili (impossibile meno di 15): Thurston Moore Group, Vinicio Capossela, Caroline, Wednesday, Nada, Colapesce & Baronciani, Giancane, Dame Area, Still Corners, Daniel Norgren, El Matò a un Policia Motorizado, Deki Alem, The Liminanas, Lucrecia Dalt, Mari Froes.

I prossimi a cui tengo particolarmente: Iceage, Gilla Band, Westside Cowboy, The Lemonheads, Orchestre Tout Puissant Marcel Duchamp, Slift, Imarhan, Àpres la Classe, Girls in Hawaii, My New Band Believe.