A seguito dell'uscita di Bright Spirit, uscito a metà marzo per l'etichetta Kscope, gli ineguagliabili visionari Gong sono tornati nel Belpaese per tre imperdibili appuntamenti: giovedì 9 aprile al Capitol di Pordenone, venerdì 10 aprile al The Cage di Livorno e sabato 11 aprile al Teatro Rosmini di Borgomanero in provincia di Novara.
I sogni e il mondo onirico sono al centro delle sette nuovissime tracce: "Dream Of Mine", "Mantivule", "The Wonderment", "Stars In Heaven", "Fragrance Of Paradise", "Relish The Possibility" ed "Eternal Hand". Ne abbiamo parlato assieme all'attuale frontman di origini iraniane, Kavus Torabi, che sta portando avanti nel tempo il progetto dei Gong assieme a Dave Sturt, Fabio Golfetti, Ian East e Cheb Nettles. Si tratta della formazione più stabile nella storia del complesso, avendo scritto, registrato e portato in tour la loro musica negli undici anni dalla scomparsa del suo fondatore Daevid Allen a marzo del 2015.
Da dove nasce l’ispirazione per Bright Spirit?
L'idea era quella di completare una trilogia di album iniziata con The Universe Also Collapses nel 2019 e proseguita con Unending Ascending nel 2023, con l’obiettivo di esplorare concetti metafisici e mistici, inserendoli nel nostro universo musicale. Questo album parla del destino, dei sogni, dell’amore e dell’eternità.
Dove avete registrato l'album?
Come per i due precedenti lavori facenti parte della trilogia, anche per la registrazione di Bright Spirit abbiamo scelto gli Snorkel studios di Londra.
Quali sono gli obiettivi che vi siete posti con le nuove canzoni?
Nella compagine attuale la band suona insieme ormai da un decennio e con ogni album portare ad un ulteriore livello di profondità la nostra visione creativa e la nostra ricerca. Credo che con questo nuovo lavoro abbiamo scoperto ed esplorato orizzonti e territori musicali che sembrano nuovi e sconosciuti, il che, dopo tutto questo tempo, è particolarmente piacevole e inaspettato.
In che modo quest’ultimo capitolo della trilogia, Bright Spirit, si distingue da quelli precedenti?
Questa volta il processo di lavorazione è stato un po’ diverso. Con l’album precedente avevamo “testato dal vivo” i brani durante un tour europeo prima di registrarli, ma questa volta abbiamo deciso di creare qualcosa di più incentrato sul lavoro in studio,concedendoci la possibilità di ottenere, nel risultato finale, dei suoni e delle composizioni che non sono necessariamente riproducibili durante le esibizioni dal vivo. Al momento stiamo suonando dal vivo solo quattro dei sette brani del disco, ma potremmo anche aggiungerne altri, vedremo. L’album è stato davvero una sorpresa per noi.
È corretto dire che i sogni sono un tema centrale dell’album, o si tratta piuttosto di una sorta di connessione con una dimensione spirituale? In che modo questo viene esplorato attraverso le canzoni e qual è il tuo rapporto personale con tutto ciò?
Penso che ci sia qualcosa nei sogni. Se in un sogno provi amore, tristezza, gioia o rabbia, si tratta di emozioni reali. Se nel corso di un sogno ricevi la visita di un amico che non vedevi da tempo, è come se foste davvero insieme, in un modo che la memoria da svegli non riesce nemmeno lontanamente a eguagliare. Sto iniziando a sentire una connessione tra sogni, magia, musica, psichedelia e spiritualità, come se fossero tutti parte di una stessa cosa, un unico e profondo connubio.
Da quando ho ereditato questa band nel 2015, i Gong sono stati per me un modo per esplorare questi temi. La musica ha un potere così ultraterreno e soprannaturale che fondere queste idee crea un'alchimia strana e potente.
Uno dei singoli del nuovo album, “The Wonderment”, ha un carattere profondamente meditativo e potrebbe essere descritto come “un viaggio mistico interiore ed esteriore”. Potresti raccontarci qualcosa in più sulla canzone e sul suo significato?
Sarei riluttante a entrare nel merito di ciò che significano per me, ma se questa è stata la tua reazione, allora ho fatto bene! È stato un brano davvero inaspettato, ma è diventato uno dei miei preferiti e mi è piaciuto moltissimo eseguirlo dal vivo. Per darti un breve commento o suggerimento riguardo il suo significato, ti potrei dire che il viaggio verso l’interno e quello verso l’esterno sono in realtà la stessa cosa. A dire il vero, mi piace mantenere un non so che di misterioso e sconosciuto nei testi, se volessi spiegare queste idee in maniera scientifica, allora mi impegnerei a scrivere un saggio!
Kavus, c’è qualche altra canzone a cui, per qualche ragione, ti senti più legato?
Devo ammettere che le amo tutte. Qualunque cosa stia facendo, indipendentemente dal fatto che componga per i Gong o che lavori sulla mia altra musica, se scrivo oppure mi dedico all’arte, sono guidato dal desiderio di andare più a fondo e trovare qualcosa di nuovo, quindi per questo motivo non ho davvero una canzone preferita. Ogni brano esprime un aspetto di me stesso che non si trova negli altri ed è quindi per me unico e speciale. Detto questo, posso dirti che “Fragrance of Paradise” è la mia prima vera e propria canzone d’amore in senso stretto e sono davvero contento di come è venuta.
Penso che i Gong siano una band straordinaria anche per la loro longevità. Quali sono gli elementi alla base di una simile capacità di durare nel tempo così a lungo?
Credo che l’età che avevamo tutti noi quando abbiamo preso in mano la band, e il momento della nostra vita in cui ci trovavamo, abbiano determinato la longevità di questa formazione. Daevid Allen ha scelto di mettere insieme questa formazione prima di morire e io all’inizio non conoscevo bene gli altri membri della band, il nostro rapporto è iniziato come sodalizio musicale e da quel momento si è gradualmente consolidata la nostra amicizia. Ho suonato in diversi gruppi per tutta la vita, ma l'esperienza con i Gong è diversa da qualsiasi altra cosa avessi fatto prima. La struttura a cui ci siamo uniti è stata creata nei primi anni '70 e i Gong erano già una proposta unica, diversa da un normale gruppo rock. Più che un gruppo credo che i Gong siano una mitologia ed è per questo motivo che dobbiamo essere rispettosi, a prescindere da dove riusciremo a portare la band in futuro.
Il mondo è cambiato notevolmente dalla fondazione dei Gong, un contesto sempre più influenzato e ormai modellato dall’intelligenza artificiale ha inciso in qualche modo sul tuo processo creativo?
Assolutamente no. Mi rendo conto che si tratta di una realtà che si svolge all'interno del "rettangolo di vetro digitale" a cui siamo ormai legati, ma il viaggio che stiamo percorrendo con i Gong è stato così gratificante e stimolante dal punto di vista creativo che ad oggi non ho ancora sentito il bisogno di esplorare quel mondo.
Rispetto agli anni Settanta in cui sono nati i Gong, il ruolo della creatività nella musica è mutato nel tempo?
Difficile dare una risposta a questo quesito. Personalmente sono nato nel 1971 e per me la creatività consisteva nello scrivere sigle e immaginare canzoni a tema per tutti i miei giocattoli, oltre che nel disegnare astronavi.
Qual'è il processo creativo e compositivo che contraddistingue i Gong oggi, come riescono a trovare il loro equilibrio tra creatività e originalità? Nel 2026 c'è ancora spazio per questi aspetti o è ancora possibile perseguirli?
L'approccio migliore per me è stato quello di prendere le distanze da questo tipo di analisi. Nella nostra bolla stiamo creando qualcosa che ci sembra importante e questo ci basta. Personalmente sono immerso in un percorso musicale sin da quando ero molto giovane, ed è un processo di affinamento, esplorazione ed entusiasmo. Tuttora sto ancora imparando, sto ancora cercando di sorprendere me stesso e sto ancora migliorando. Il desiderio di raggiungere in qualche modo l'eccellenza e di creare qualcosa che abbia un significato reale, che risuoni nelle persone che lo ascoltano, è ancora al centro di tutto ciò che faccio.
Mi sento fortunato a poter fare ciò che faccio nella vita ed è mia responsabilità farlo al meglio delle mie possibilità. Se con quello che realizzo riesco a portare a qualcuno un pizzico di magia e solievo, anche in minime dosi, allora questa vita non sarà stata sprecata.
