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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
04/03/2026
Le interviste di Loudd
Due chiacchiere con... Iron&Wine
Sam Beam e i suoi Iron&Wine hanno pubblicato il nuovo Hen's Teeth e noi non potevamo farci scappare l'occasione di parlarne direttamente con Sam, per farci raccontare qualcosa di più della sua genesi e fargli promettere che tornerà a suonare in Italia.

Sam Beam aveva pubblicato Light Verse un paio di anni fa, interrompendo un digiuno che si era protratto per tutto l'arco della pandemia; in questo si era dimostrato molto diverso da quasi tutti i suoi colleghi, che si erano messi in mostra in modo quasi bulimico, come fosse l'unica condizione possibile per tornare ad esistere, in un mondo che non aveva ancora chiarito quale posto avrebbe riservato alla musica.

È ora venuto fuori che in quelle session del 2024 di materiale nuovo ne era stato prodotto più del necessario, e dunque ecco Hen's Teeth, per alcuni versi un nuovo disco, per altri un semplice compendio del precedente, per quanto molto diverso nei contenuti. Una cosa è certa: la qualità è sempre altissima, come del resto è stato per ogni capitolo firmato Iron & Wine, da oltre vent'anni tra i nomi più validi della scena Indie Folk americana.

Anzi, si potrebbe dire che, in un mare di epigoni e in una scena sempre più affollata (questo è un genere che, tra una cosa e l'altra, non è mai passato di moda) la voce dell'artista del North Carolina rimane ancora la più autentica, ancora in grado di parlare alla realtà odierna. Lo abbiamo raggiunto a casa sua, in modalità video chiamata, per farci raccontare qualcosa di più sul disco, sulla sua genesi, e per cercare di strappargli la promessa di ritornare finalmente in Italia, paese da cui manca decisamente da troppo tempo...

 

 

Ho letto che questo disco proviene dalle stesse session di Light Verse: mi spieghi meglio com'è nato? Hai rimesso mano a questi brani, prima di pubblicarli, o li hai lasciati così com'erano?

Quelle session furono divise in due o tre parti, durante tutto il corso dell'anno, e sono venute fuori davvero tante canzoni. Non ci sono ritornato sopra in nessun modo, il mio principale problema era che avevo tanti pezzi pronti e dovevo scegliere quali includere e quali lasciare fuori. Il punto è che non mi piacciono i dischi lunghi (ride NDA)! Preferisco fare dischi più concisi, soprattutto di questi tempi, in cui la gente fa fatica ad ascoltare brani singoli, figuriamoci un album intero! Tuttavia, amo ancora l'album inteso come forma d'arte, come raccolta di canzoni, perché sono un cantautore, mi piace raccontare storie.

 

Non avrei mai immaginato questo tipo di genesi, soprattutto perché questi nuovi brani sono piuttosto diversi dai precedenti, per certi versi più lineari, spontanei...

Abbiamo pensato a una divisione delle canzoni sulla base di di questo criterio: quelle su Light Verse erano più intricate, più fragili, delicate, ce n'era anche qualcuna dove ci siamo avvalsi dell'orchestra, e cose così; queste qui che sono finite su Hen's Teeth, invece, sono maggiormente dirette, ma per il resto sono abbastanza connesse con le altre, soprattutto per quanto riguarda l'approccio che ho usato per i testi, il modo in cui descrivo degli oggetti, i riferimenti alla natura... però è vero che sono più immediate, sono più in stile Country Rock, anche se ci sono pure influenze tropicali, provenienti dalla musica brasiliana, un po' di Jazz... è diverso, insomma. Sono come cugini, in un certo senso, sono simili ma vengono da due posti diversi.

 

Hai descritto questo album come un qualcosa che non avrebbe dovuto esserci e che invece è nato, ed è per questo motivo che hai voluto chiamarlo Hen's Teeth: una gallina con i denti , in effetti, è un qualcosa di impossibile. Puoi chiarire meglio il concetto?

La mia esperienza nel realizzare questo disco è stata molto diversa da quelle precedenti perché eravamo nel mezzo della pandemia, e facevo veramente fatica a finire le canzoni. Stavo accumulando tantissimo materiale e non me ne rendevo conto, proprio perché era tutta roba che non veniva chiusa mai. Non riuscivo a concentrarmi, in quel periodo c'erano davvero troppe distrazioni, se ti ricordi...

 

Altroché!

Suonavo tantissimo, scrivevo in continuazione ma non riuscivo a terminare neanche un brano. Perciò, quando i tempi si sono stretti e sono iniziate ad arrivare le prime scadenze, mi sono reso conto di quante canzoni avessi da parte. Una volta definito il gruppo di musicisti che avrebbe lavorato con me, sono partito da due canzoni, che ho terminato e che mi hanno aiutato a capire la direzione del progetto, e da lì, gradualmente, ne sono arrivate altre. Più tardi, il trio I'm With Her mi ha aiutato a completare un altro paio, offrendo il suo contributo specifico.

In generale si è trattato di un processo molto fecondo, un tempo prezioso, passato a conoscere questi musicisti e a suonare con loro. È stato un po' come un miracolo, per me: una session iniziata in modo incerto, nell'insicurezza totale data dalla pandemia, si è trasformata in un'esperienza così bella e fruttuosa. Alla fine ero così contento che non riuscivo a smettere di scrivere! Insomma, si è trattato di una cosa impossibile, un dono che mi è stato fatto. Hen's Teeth in effetti è un titolo strano, ma racconta un qualcosa che non avrebbe dovuto esistere, quindi per me ha perfettamente senso.

 

Hai scelto gli I'm With Her per aiutarti ad uscire da questa impasse che hai appena descritto, o c'è stata un'altra ragione?

È successo un po' più tardi: sono un loro fan e dopo la pandemia abbiamo fatto un po' di date insieme, per cui ho chiesto loro di darmi una mano a finire alcune canzoni in cui mi sarebbe piaciuto che ci fossero anche loro. Hanno accettato e li ringrazio davvero tanto.

 

Come avete lavorato, nello specifico? Avete registrato live, oppure avete fatto delle sovraincisioni?

Sono tutte take prese dal vivo, registriamo sempre così, tutti insieme. Il mio amico Dave Way ha uno studio a Laurel Canyon, vicino a Los Angeles, si chiama Waystation. Normalmente andiamo lì e suoniamo: di solito facciamo quattro o cinque take per ogni canzone, dipende, però l'idea è che riusciamo sempre a completare due canzoni al giorno, che è un'ottima media, lavoriamo sempre bene, in maniera veloce e divertente.

 

Considerato che queste canzoni sono state scritte diverso tempo fa, sarebbe stato anche possibile trovar loro un posto nelle Archive Series, oppure no?

Le Archive Series sono in qualcosa che facciamo ancora, ci piace tenere sempre il nostro armadio pulito! In effetti abbiamo considerato per un momento di inserire questi brani all'interno di questo formato, ma poi abbiamo pensato che farne un disco avrebbe rappresentato qualcosa di più semplice e veloce da digerire, in primo luogo per me stesso (ride NDA)!

 

Su Hen's Teeth hai coinvolto tua figlia Arden, che si occupa delle backing vocals: com'è stato lavorare con lei?

È stato meraviglioso, sono davvero felice e orgoglioso di lei, diciamo che la mia parte di “papà che si vanta” è stata del tutto soddisfatta (ride NDA)! Lei in realtà è molto timida, non vuole venire in tour con me, ma vedremo se riuscirò a convincerla... Arden è nata proprio nel periodo in cui avevo iniziato a pubblicare dischi, per cui coinvolgerla in questa avventura è stata per me una specie di svolta e spero che non rimanga solo una parentesi, ma che possa realmente rappresentare qualcosa di più stabile e continuo. È stato divertente fare questo disco insieme, ne sono molto fiero!

 

Ha i tuoi stessi gusti musicali o ascolta cose diverse?

Probabilmente i suoi gusti sono molto migliori dei miei (ride NDA)! Le piace un sacco di musica diversa, ma è molto riservata nei suoi ascolti...

 

Tra i brani che preferisco c'è sicuramente “Roses”: ho apprezzato la leggerezza e la semplicità della parte iniziale, ma poi c'è un crescendo che cambia molto l'atmosfera generale.

Sin dall'inizio l'ho vista come l'apertura di una conversazione che avevo nella testa, l'ideale dunque per iniziare il disco. Come hai detto, inizia in modo semplice e poi diventa più complessa, esattamente come fa la vita, in fondo. Rappresenta le varie fasi di una conversazione: quella in cui l'interlocutore cerca di dare un consiglio, quella in cui l'altro descrive una situazione, poi ci sono dei  momenti in cui il tutto si fa più confuso... mi piace molto questa canzone e il modo in cui è venuta fuori!

 

In “Singing Saw” invece il suono è più jazzato, mi ha ricordato un po' le atmosfere di Ghost on Ghost, uno dei miei preferiti tra i tuoi dischi.

Qui ci sono gli archi che la rendono più classica. È un po' come se Dock Boggs facesse un pezzo con Simon and Garfunkel in una palude, gli archi poi ti fanno sentire come nel mezzo di un coro... mi piace molto questo tipo di mash up...

 

Un'altra di quelle che mi hanno colpito è “Grace Notes”: molto intensa e con delle linee melodiche davvero affascinanti.

Ad essere sinceri, “Grace Notes” è quel tipo di canzone su cui lavoro di continuo, canzoni dove mi piace parlare di me stesso: qui c'è senza dubbio una componente autobiografica, ma non posso dire che parli proprio di me, si tratta di un personaggio che riflette sulla propria vita e fa un elenco di tutta una serie di cose che gli sono successe, non per forza in ordine cronologico. Dice che porta dentro di sé tutti questi momenti, che per lui rappresentano “appunti di grazia”, che aggiungono sapore alla vita. Si tratta di un concetto semplice, anche se può sembrare complesso da esprimere. È una di quelle canzoni in cui raggiungo una sorta di spazio di meditazione con la mia voce, un po' come accadeva con “The Trapeze Swinger”, che aveva questa sorta di melodia in loop... è un modo per far sentire l'ascoltatore circondato, completamente assorbito nei meandri della storia.

 

Trovo che tu sia uno dei migliori songwriter della tua generazione: in che misura, secondo te, è cambiato il tuo modo di scrivere, in tutti questi anni? Utilizzi approcci differenti oppure lavori più o meno nel solito modo?

Ti ringrazio davvero. È difficile dirlo, forse in passato c'erano cose che facevo in maniera più intuitiva, e in questo senso probabilmente sono peggiorato (ride NDA)! Non so, sento di essere sempre la stessa persona, anche se ovviamente scrivo in maniera diversa adesso rispetto a prima... Penso che ogni artista abbia un numero limitato di ossessioni, e che continui a parlare solo e soltanto di quelle, seppur mutando talvolta il modo in cui lo fa.

La mia è il modo in cui il tempo lavora su di noi, il modo in cui si riflette sul nostro modo di vivere la vita, anche rispetto alla famiglia, agli affetti. Lo vedo come uno scherzo, da un certo punto di vista, ma uno scherzo che può essere anche crudele, in un certo senso; però dall'altra parte è anche una cosa positiva, sa regalarti bellissime esperienze. In generale direi che per certe cose cerco di essere più semplice, e per altre più complesso. Poi dipende sempre dalle canzoni, nel senso che ogni pezzo presenta una situazione diversa, una problematica diversa da affrontare e normalmente sta a me farlo, decidere di volta in volta come muovermi. È un lavoro strano, insomma (ride NDA)!

 

Sei uno di quelli che scrive solo quando arriva l'ispirazione, oppure hai un approccio poi regolare?

Faccio entrambe le cose. Quando i miei figli erano piccoli e richiedevano un dispendio maggiore di energie, tendevo ad utilizzare soprattutto la mattina presto e lavoravo a orari fissi, come in ufficio. Adesso posso lavorare anche in modo diverso. La mattina è ancora un periodo buono perché normalmente sono più lucido, ma questo non vuol dire che non mi piaccia lavorare anche di notte...

 

Pensi mai di tornare a collaborare con i Calexico, in futuro?

Ci penso in continuazione! Ogni singolo giorno (ride NDA)! Al momento non abbiamo piani precisi ma non mi stupirebbe se accadesse di nuovo, adoro quei ragazzi!

 

Lo spero, vi avevo visti a Milano, nel Giardino della Triennale, nell'estate del 2019, ed era stato un concerto bellissimo...

Un sacco di tempo fa!

 

E purtroppo da allora non sei più tornato. Come solista manchi addirittura dal 2018, quando ti vidi all'Alcatraz...

Hai ragione, è passato davvero tanto! Prometto che tornerò, probabilmente il prossimo anno potrebbe succedere. Amo tantissimo il vostro paese, ci sono un sacco di bei posti e mi piace tantissimo suonare da voi.

 

Purtroppo negli ultimi tempi tanti artisti saltano il nostro paese: dipende dai costi e dal fatto che il pubblico è mediamente poco interessato alle varie proposte, segue più che altro gli artisti più grossi e generalisti.

Penso che tu abbia ragione, c'è una nuova economia che sta girando ora e ci sono diversi fattori in più che si devono considerare, prima di comprare un biglietto aereo. Ci sono anche tanti nuovi artisti, il pubblico vuole vedere anche loro e non so se il mercato sarà in grado di assorbire tutti. Mi piacerebbe davvero venire da voi al più presto, ma non posso davvero promettere con certezza quando sarà.

 

So che in passato hai studiato e insegnato cinema...

E mi piacciono anche tanti film italiani!

 

Hai visto qualcosa di bello, ultimamente?

Non sto guardando molti film nuovi in questo periodo... Ah no, ho visto Una battaglia dopo l'altra qualche giorno fa in aereo e mi è piaciuto. Guardo tanti vecchi film, tra questi alcuni noir veramente incredibili e poi ultimamente mi sono appassionato di film di animazione russi: ce ne sono alcuni usciti negli anni '70 che sono veramente incredibili, molto surreali. Per molto tempo è stato difficile vederli da noi, soprattutto per motivi politici, ma adesso su internet si possono trovare... e poi ho appena comprato un box set di tutti i film di Pasolini e me li sto guardando uno dopo l'altro, veramente un'esperienza incredibile!

 

E per quanto riguarda la musica? C'è qualche artista che hai da poco scoperto o che stai ascoltando tanto in questo periodo?

Ultimamente sto ascoltando molto un chitarrista brasiliano che si chiama Baden Powell: sul nuovo disco c'è un brano, “Dates and Dead People”, che è ispirato a lui. E poi tutti i dischi dei Talking Heads, sono un loro grande fan. Recentemente invece ho scoperto questo duo fratello e sorella, Sam  and Louise Sullivan, che fanno musica davvero incredibile.

 

Davvero? Non li conosco...

Sono di Philadelphia e al momento hanno pubblicato due dischi: valli ad ascoltare perché meritano!