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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
Due chiacchiere con... Marco Luppi (A Forest Festival)
Le interviste di Loudd
2026  (Associazione culturale Horatio!)
LUCA FRANCESCHINI PT.2 LUCA FRANCESCHINI
all SPEAKER'S CORNER
04/05/2026
Le interviste di Loudd
Due chiacchiere con... Marco Luppi (A Forest Festival)
A Forest Festival, giunto alla quinta edizione, è un appuntamento musicale di inizio giugno (5, 6 e 7) nel confortevole parco di Palazzo Cigola Martinoni a Cigola, in provincia di Brescia, con una line up interessante e variegata fatta di nomi italiani affermati (Zu), emergenti (Submeet, Meteor, Nic T, Loneriver) ed un paio di realtà straniere (Packaging, Punchlove). Ne parliamo con Marco Luppi per conoscere meglio questo festival tutto da scoprire.

In Italia la stagione estiva offre sempre proposte di grande qualità: lamentarsi dei grandi eventi a costi folli va benissimo e sono il primo a farlo, però sarebbe falso affermare che non esistano alternative. Oltretutto, le temperature più confortevoli invitano spesso all'utilizzo di spazi open air densi di storia o di fascino naturale, che fungono da valido incentivo alla partecipazione. 

A Forest Festival è uno di questi appuntamenti e, sebbene non sia ancora troppo conosciuto, merita senza dubbio di essere visitato. 

Situato nel confortevole parco di Palazzo Cigola Martinoni a Cigola, in provincia di Brescia, giunge quest'anno alla quinta edizione e presenta, spalmata su tre giorni (5, 6 e 7 giugno) una line up interessante e variegata fatta di nomi italiani affermati (Zu), emergenti (Submeet, Meteor, Nic T, Loneriver) ed un paio di realtà straniere (Packaging, Punchlove) di cui sentiremo senza dubbio parlare in futuro. E se vi servisse un ulteriore motivo per andarci, sappiate che è pure ad ingresso gratuito. 

Per saperne di più abbiamo raggiunto Marco Luppi dell’associazione culturale Horatio!, una delle realtà che sta rendendo possibile tutto ciò. 



Direi di partire raccontando un po' di A Forest Festival: quando, da chi e da quali esigenze nasce? 

Nasce sei anni fa da Carlo, Andrea e Beppe che fondano l’associazione Horatio! raccogliendo l’eredità del grande Nosilenz festival. Si sono messi in gioco nell’organizzazione di un festival musicale dopo anni di attività come musicisti (Andrea e Beppe) e come super appassionati e recensori (Carlo. 

 

Immagino che il nome scelto sia un riferimento al classico dei Cure ma voglia anche giocare sul fascino della location: è così? Quanto è importante, quando si organizza musica dal vivo, trovare una efficace interazione con la location? 

In realtà io sono arrivato in Horatio! poco dopo la scelta del nome, ma i fondatori mi dicono che il pezzo dei Cure è più una coincidenza che una citazione, mentre il fascino del luogo, quello sicuramente ha influito. Un’interazione efficace è fondamentale per sfruttare gli spazi e rendere la partecipazione il più gradevole possibile a tutti e tutte.

 

Il festival è gratuito: in un momento in cui i prezzi assurdi, soprattutto dei grandi eventi, sono divenuti un tema grosso di discussione, cosa vuol dire proporre un festival gratuito? E come vi sostenete? Avete supporto dalla realtà politica della zona? 

Mantenere il festival gratuito è ogni anno sempre più complicato, è una scelta per rendere l’evento accessibile a tutti, soprattutto in una piccola realtà come Cigole. Crediamo comunque che, ad un certo punto, il passaggio al ticket d’ingresso sia obbligato se si vuol avere la possibilità di “salire di livello” sia come proposta musicale sia come cura, gestione e sostenibilità dell’evento stesso. Detto questo, il festival ha la fortuna di avere il supporto dell’Amministrazione Comunale e soprattutto il sostegno della Proloco.

 

In Italia, lo si dice da tempo, organizzare un festival come se ne vedono all'estero è praticamente impossibile. Esistono, tuttavia, piccole o medie realtà (oltre a voi penso al Beaches Brew o ad Ypsigrock, Jazz is Dead, ecc.) che funzionano bene e che offrono proposte validissime. La situazione cambierà? Oppure certi eventi tipo Primavera Sound o Rock En Seine rimarranno un miraggio? 

In Italia, negli anni ci sono stati festival importanti, vedi il Tora Tora, l’Heineken Jammin’ Festival, l’Arezzo Wave e altri anche più recenti come La Prima Estate o L’Umbria Che Spacca, per citare i primi che mi vengono in mente. Di eventi ce ne sono, credo però che tendiamo sempre a storcere il naso non appena un Festival o una realtà (o anche solo una band) cerchi di fare il passo successivo, magari con l’intervento di sponsor “commerciali”. All’estero è normale, ma qui passare dall’essere un festival di qualità all’esser considerati venduti al mainstream è un attimo.

 

In relazione alla domanda di prima: quanto pesa l'educazione del pubblico in tutto ciò? Perché io sono anni che sostengo che i grandi eventi dedicati agli artisti mainstream (che so, Firenze Rocks o Ac/Dc a Imola) con la musica dal vivo non c'entrino assolutamente nulla. Attirano gente che non frequenta i live durante l'anno e che, nella migliore delle ipotesi, è lì per rivivere un po' della propria giovinezza. Lo so che sono sempre i soliti discorsi, però io ogni volta che vado all'estero a vedere concerti (e lo faccio spesso) trovo in media un pubblico più attento, curioso e preparato. Cosa ne pensi? È vero che, o si riparte dai gusti della gente, o saremmo condannati a rimanere provinciali? 

Credo di averti in parte risposto nella domanda precedente: i grandi eventi in Italia sono subito associati al mainstream e quindi alla scarsa qualità, siamo un poco prevenuti su questo e ci tarpiamo le ali già in partenza. In questi ultimi anni poi, partendo  ancora prima del Covid, c’è stata una crisi enorme sotto vari aspetti e forme. Anche durante l’anno, non esistono quasi più locali dove poter organizzare concerti, non ce ne sono più. Si è allargata tremendamente la forbice e dal piccolo circolo di paese (quei pochi che son riusciti a resistere) si passa direttamente al grande palco. Non c’è stato un ricambio generazionale rispetto ai nostri tempi (inizio millennio) né di pubblico né di band né di locali. È un bel casino.

 

Veniamo adesso a questa edizione: conosco le nostre realtà italiane ma devo ammettere di non avere mai ascoltato i nomi stranieri che porterete (tranne i Packaging, che sono davvero bravi!). Ce li presenti? Che cosa dobbiamo aspettarci?

I Punchlove sono una band di polistrumentisti di Brooklyn che definire in un solo genere è troppo riduttivo: noise, pop, shoegaze, un sacco di roba da ascoltare. Credo possano essere la chicca di questa edizione!

 

Oltre alla musica, quali sono gli altri punti di forza di A Forest? Che cosa troverà il pubblico che deciderà di partecipare?

Oltre al luogo  “instagrammabile” c’è la cucina della già citata Proloco, un mercatino vintage, dischi e memorabilia e le birre artigianali del birrificio classe85… 

 

Per finire: qualche sogno nel cassetto per l'edizione del 2027? C'è qualche artista o band che ti piacerebbe portare? 

Noi di Horatio! siamo una realtà variegata e ad ogni edizione cerchiamo, date le possibilità e la ricerca, un sunto dei nostri gusti personali, dire solo una band sarebbe piuttosto complicato e i miei soci potrebbero esser contrari.