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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
22/09/2026
Le interviste di Loudd
Due chiacchiere con... MET
Ballare sopra il flusso del tempo: intervistiamo MET in occasione dell’uscita del suo nuovo album, Si Ballerà. Un viaggio da un esotico non-luogo sospeso fino alla giungla urbana, nel cuore pulsante di una tempesta elettronica.

Il primo ascolto di Si Ballerà, il nuovo album di MET (moniker di Mattia Pellicoro), trasporta necessariamente in un altrove lontano. Nel cuore pulsante di una tempesta elettronica, su una fragile barca che cerca di attraversarla senza perdere mai la rotta, barra del timone dritta. Compiendo un viaggio da un esotico non-luogo sospeso fino alla giungla urbana, con il paesaggio che cambia velocemente insieme ai rumori che lo “abitano”. E nello stesso modo cambiano anche gli stili, si contaminano, dalla parola primigenia del cantautorato tradizionale agli esperimenti elettronici, passando per le sonorità urban e i beat contemporanei.

L’album di MET è un viaggio fisico ma anche spirituale, che avviene sia dentro l’animo del cantautore che in quello dell’ascoltatore, in un’osmosi emotiva continua; un movimento inarrestabile che accompagna un cambiamento e un mutamento più profondo, cullato dall’acqua come grande conduttore universale. E proprio da qui partiamo con Mattia per iniziare la nostra chiacchierata, dal ruolo che il mare ricopre nella sua vita e, nello specifico, all’interno della sua produzione musicale.

«Per me il mare significa un po’ tutto. È qualcosa di sconosciuto per noi, fuori dalla nostra natura, che è prettamente terrena. Quando guardiamo il mare vediamo un orizzonte, per questo non vediamo mai una fine. E poi c’è un’onda, e un’altra e un’altra ancora, continue, in una costante trasformazione da parte del mare che muta con più o meno forza. Questa trasformazione la puoi avvertire anche quando fai surf: senti che sei fuori dal tuo ambiente, però puoi connetterti con il mare stesso. Puoi percepire quella potenza, tutta quell’energia che ha e che è fortissima. Forse nel mondo, a parte i terremoti – che non sono però niente di buono – il mare è l’unica cosa che ci fa percepire la sua potenza insieme all’attaccamento, restituendoci delle belle sensazioni di infinito, di possibilità e di limiti che non esistono».

 

 

Mattia, partiamo dall’inizio. Che ricordi hai del tuo primo live?

Sì, il primo live (anzi, il primissimo live) che ho fatto ero sul palco insieme a mio papà: avevo 14 anni. Mia sorella suonava insieme a noi il suo basso e io avevo appena eseguito la mia prima canzone ad Alberobello, proprio dove sono nato. L’avevo scritta per una ragazza e si chiamava "Tu Sei con Me". Papà mi aveva aiutato ad arrangiarla tutta un po’ reggaeton, visto che lui fa musica latinoamericana. Sapevo che c’era quella ragazza lì, tra il pubblico. Tra l’altro il nostro era solo un rapporto ideale, non c’è mai stato un rapporto reale: era solo un’illusione della mia mente! Ricordo che i miei amici mi prendevano tutti in giro perché facevo “spicchiamo il volo!” alzando la mano, un braccio, così in alto… però è stato molto divertente; quello è il primo live probabilmente davanti a tanto pubblico. Bello, bello, molto bello.

 

Un solo aggettivo per descriverlo?

Non lo so, perché a me viene solo l’aggettivo pazzesco, ma anche incredibile… comunque in quel momento io ero gasatissimo. Cantavo davanti a tante persone la mia canzone, non mi fregava proprio niente; non ero imbarazzato ma gasato. Uno a 14 anni può imbarazzarsi invece ero proprio felice! Ecco, felice può essere l’aggettivo giusto.

 

Parlando invece di Si ballerà, è un concept album nato in un’epoca però dominata (o addirittura ossessionata) dal concetto di storytelling, che ritroviamo ovunque: dietro i social, nella pubblicità… che importanza ha avuto per te la scelta proprio di questa forma, che appartiene anche a periodi d’oro come gli anni ‘70?

In realtà scegliere la forma del concept album non è stata una decisione volontaria: è venuta in maniera naturale come scelta, perché racconta gli ultimi anni della mia vita con dei pensieri che erano ben collegati tra di loro. Il mio vissuto recente si univa e io vedevo queste connessioni tra quello che stavo vivendo, quello che stavo pensando e quello che stavo percependo. Quindi Si Ballerà – che poi è il brano che dà il titolo al disco – è anche quello che racchiude un po’ tutta la forma di questi vari pensieri che si sono trasformati poi nelle varie canzoni.

E poi ho capito che facevano tutti parte di uno stesso concetto derivato da un momento di transizione, comune un po’ a tutti, nel quale inizi a cambiare. Rifletti sui tanti momenti di transizione che si incontrano nella vita, dall’adolescenza all’università, quando lasci la scuola e inizi il periodo della vita adulta e poi passi alle responsabilità che si fanno via via sempre più grandi. Si è costretti a lasciar andare delle cose, in altre non ci riconosciamo più ma abbiamo comunque timore di cambiare. È la paura, l’ansia del tempo che scorre, del vedere i sogni che comunque diventano sempre più lontani anche se dovrebbero essere più vicini; la paura nei confronti delle storie che sono finite, degli amori che nascono e poi delle cose che finiscono e ti fanno star male, però allo stesso tempo ti fanno capire che tutto si sta muovendo.

 

E a proposito della metafora molto potente del viaggio, che attraversa l’intero progetto?

Nell’album si riflettono i tanti viaggi che ho fatto. A me piace molto viaggiare zaino in spalla, prevalentemente da solo, soprattutto negli ultimi anni. Mi piace questa modalità di viaggio, ti apri al mondo e al caso; ti apri anche alle persone e capisci che il viaggio, in realtà, è una piccola vita. Quando viaggi in questo modo stai vivendo nel piccolo quello che tu vivrai comunque nell’arco di tutta la tua vita, perché conosci delle persone che non rivedrai mai più, però le vivi per due giorni e ti lasciano magari tantissimo. Poi le perdi, sai che non le sentirei mai più perché sono dall’altra parte del mondo: magari uno è in Australia e l’altro è in America, oppure le incontrerai di nuovo e saranno dei momenti incredibili.

Attimi nel corso dei quali parli di tutto, vivi delle esperienze forti e delle difficoltà, però le affronti anche con uno spirito diverso perché sai di doverlo fare e di non poter fare affidamento su nessun altro. Comunque ci sono tante sfaccettature, vissute in questi ultimi anni di vita, che si collegano tutte a una sensazione di trasformazione, e il movimento per me rappresenta il cambiamento. C’è il movimento del corpo e poi c’è il movimento interiore, e il cambiamento non è altro che il flusso del tempo che si muove. E quindi noi balliamo sopra questo flusso del tempo.

 

Hai anticipato la domanda che volevo farti, che era proprio incentrata su questo discorso del cambiamento, sull’equazione cambiamento/mutamento/movimento: non so se sei d’accordo con questa lettura dei tre step che sono collegati tra loro perché seguono il flusso, che non è solo quello del tempo ma anche quello della musica e dello scorrere dell’acqua.

L’acqua poi è un concept che uso spesso nelle canzoni: mi dà le immagini giuste di quello che voglio esprimere. Sì, sono d’accordo con questo processo anche perché è imprescindibile. Mi spiego meglio: il tempo scorre e noi possiamo fare due cose. Stare fermi, che però significa che siamo in controtendenza rispetto al tempo stesso, quindi rispetto alla realtà e a quello che viviamo. Quindi stando fermi fondamentalmente non viviamo, perché il tempo scorre comunque… e già c’è qualcosa che non va. Allora la seconda opzione è muoversi insieme, parallelamente, in modo da scorrere insieme al tempo stesso, ballandoci insieme. Questo mutamento/cambiamento è fondamentale e necessario ed è forse ciò che ci rende vivi: non saremmo vivi se non ci fosse. Ma non saremmo neanche umani – e non saremmo comunque vivi – pure se non ci fosse il cambiamento costante ogni minuto, o in ogni cosa che facciamo. Ovviamente è una consapevolezza: noi non ce ne accorgiamo, l’importante però è che al momento giusto, quando arrivano le tempeste (come dico io) ci sia la consapevolezza giusta e l’istinto per capirlo e attraversarla. E questo è il mio momento del disco nel quale entro dentro questa tempesta, decidendo di affrontarla ballandoci sopra.

 

Ascoltando il tuo disco, sembra che questo viaggio, questo cambiamento e la conseguente trasformazione che tu racconti, attraversino due piani di ascolto (e di lettura) diversi. Non a caso Si Ballerà si conclude con uno scenario metropolitano, urbano, quindi distante dalla prima traccia, "Ko Lanta", che, tra l’altro, fa riferimento all’omonima isola tailandese ma anche al libro che hai scritto, ispirato da questo viaggio che hai fatto.

Sì, libro scritto ma non ancora pubblicato, Negli ultimi tempi ho dato priorità alla musica, ma il mio prossimo obiettivo è pubblicare anche quello.

 

Tornando invece al viaggio, che appunto cambia poi pelle a tutti gli effetti, anche nell’ascolto muta le sonorità, diventando in qualche modo più urban fino ad arrivare ad una traccia con il featuring che è "Fragili". Che viaggio sonoro è quindi Si Ballerà?

È un viaggio, quindi varia molto. Effettivamente il sound anche qui non è stato fatto volontariamente pensando alla forma-concept, ma è diventato un concept anche il viaggio sonoro che si viene a creare. Perché io vengo da tanti stili diversi, ma di base amo il cantautorato, e poi avevo delle canzoni che incarnavano alcuni aspetti che andavano rappresentati in modo diverso, anche dal punto di vista sonoro. Per alcune poi, come "Ko Lanta", volevo dare questo aspetto un po’ elettronico ma molto magico.

 

Un po’ come un mantra.

Esatto, un po’ mantrico, giusto! Volevo creare questo aspetto mantrico del brano, che ti entra dentro in un loop. Poi c’è "Si Ballerà", stessa sorte, mentre "La Barca" è, più o meno, una poesia. In realtà "La Barca" è proprio una pagina di diario che ho scritto mentre ero su una barca – appunto – in direzione Ko Lanta, prossimo ad approdare sulle sue rive. La composizione è anche l’introduzione del mio libro, tra l’altro.

 

La presenza del brano-recital, infatti, spezza quel ritmo. Eppure, in realtà, non fa altro che permettere all’ascoltatore di andare ancora più a fondo, fino ad incontrare quel picco con "Si Ballerà", traccia omonima nella quale ritorna quest’idea del mantra elettronico. Un po’ da preghiera rave alla quale finisci per abbandonarti, con le sue sonorità ipnotiche, come in un abbandono estatico.

Sono molto contento per questa descrizione, perché è un po’ quello che vorrei sempre dalla mia musica. Dal mio punto di vista poi, Si Ballerà è un viaggio e mi piacerebbe che gli ascoltatori sentissero di essere all’interno di un percorso specifico strutturato in un certo modo. Per quello ho messo "La Barca" come seconda traccia, perché per me con "Ko Lanta", "La Barca" e "Si Ballerà" finiscono per raccontare il viaggio, introducendo lo spettatore a quest’ultimo in modo che capisca subito dove si trova. Voglio che ci si senta un po’ su una barca in mare prima di affrontare le tempeste e fronteggiare le distanze, incluso il rischio di perdersi.

Proprio come canto in "Cala Sottile", che racconta del perdersi. Così come "Dove Sei Tu", che è proprio una canzone che parla di due persone che si sono smarrite, ma che probabilmente si amano ancora e si chiedono “dove sei tu/dove sono io”; però può parlare tanto di due persone quanto di se stessi, mentre si è impegnati nella ricerca interiore. È il racconto di un percorso che parte da un punto, salpando con una barca, per iniziare così il proprio movimento; e in questo movimento ci si perde. E le canzoni cambiano, perché il momento in cui salpi è diverso dal momento in cui poi inizi a smarrirti e vai un po’ in confusione. "Cala Sottile" rappresenta proprio quella domanda “se un giorno ci pentiremo di tutto questo/siamo lontani come corpi nel mare” dice, perché poi effettivamente iniziamo a sentirci dei corpi nel mare, dispersi. Non sappiamo più dove siamo.

Poi arriva "La Tempesta", ci addentriamo al suo interno, in questa fragilità, scivolando in "Un altro posto". I due brani successivi rappresentano quindi un altro luogo: uno ha delle sonorità molto elettroniche che poi riprendo nel finale, proprio perché identifico quel momento di confusione con una tempesta elettronica. "Un altro posto", invece, è un brano che risuona come un flusso di coscienza notturno, nel corso del quale mi chiedo se sono in grado ancora di provare qualcosa, ed è molto riferito al sesso. Ci ritroviamo, insieme agli ascoltatori, in un altrove dove possiamo essere realmente quello che vogliamo essere, finché non entriamo ne "La Tempesta" che è un singolo magico, perché dice: “sentiti forte”.

 

A proposito delle tante contaminazioni sonore che attraversano Si Ballerà, mi son chiesta quali sono stati i tuoi modelli di riferimento e chi continua ad ispirarti dal punto di vista creativo?

Sicuramente per la prima parte del disco, cioè quando ho iniziato questo progetto, pensavo a due artisti, anzi tre, che erano i Milkey Chance, Cosmo (che adoro) e Fred Again. Siamo in tre ambiti diversi anche se secondo me connessi: così ho voluto mischiare questa musica internazionale con un po’ di elettronica. Avevo in mente questi tre come influenze perché era un periodo in cui li ascoltavo a ripetizione, mi piacevano tantissimo e hanno finito per influenzare il mio lavoro. Però io vengo anche dal cantautorato puro, quindi come influenze ti cito Brunori Sas – che in quel periodo ascoltavo tantissimo, ma anche ora! – insieme a Mannarino, Vinicio Capossela e Jovanotti. Avevo anche queste influenze che mi hanno portato a scrivere appunto altri brani, come ad esempio "Cala Sottile", "Dove sei tu" o "Fragili".

 

Collegandoci proprio a questi artisti che ti hanno ispirato, hai qualche specifico consiglio per gli ascolti da dare ai nostri lettori?

Sono stato influenzato, ad esempio, da Cosmo che ascoltavo molto quando stavo scrivendo Si Ballerà; per me è stato una fonte d’ispirazione imprescindibile. Di Cosmo consiglierei di ascoltare un po’ tutto, in realtà però "L’Amore" mi piace tantissimo, è un brano che mi dà delle emozioni molto forti. Aggiungo anche "La Fonte", molto più recente, che è bellissima. Il primo Jovanotti, invece, è incredibile: ascolterei "Questa È la Mia Casa", che è un brano incredibile per via del concetto che veicola. L’idea di non avere un unico Dio, capire che siamo tutti nel mondo sotto lo stesso cielo e che non esiste una sola casa perché la casa è dove stiamo bene noi… pone tutto nell’ottica di una continua ricerca. Sempre di Jovanotti aggiungo anche "Gente della Notte", mentre di Mannarino… eh, "Vivere la vita". E poi, parlando invece di Brunori Sas… è davvero difficile… dirò: "Il Costume da Torero", ma anche "Lei, lui, Firenze" e poi "Diego e io". Sono canzoni incredibili.

 

Artwork Si Ballerà, autoproduzione, distribuzione Artist First