Iniziamo dal nome Prince of Failure. C’è una storia alla base, un significato particolare?
Daniel Tompkins: Il nome è nato ben prima che comprendessi esattamente il suo significato. Per gran parte della mia vita ho portato dentro di me una voce interiore che metteva costantemente in discussione il mio valore, le mie decisioni e il fatto se fossi mai realmente apprezzato. Più tardi, quando mi è stato diagnosticato l'ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività, ndr), molte di quelle sensazioni hanno improvvisamente acquisito un senso. Ho capito di aver trascorso decenni a cercare di orientarmi in un mondo che spesso sembrava asincrono rispetto al modo in cui funziona la mia mente.
Il Principe del Fallimento è diventato un personaggio simbolico che incarna le suddette difficoltà. Non è un personaggio cattivo, ma non è nemmeno una vittima. È quella parte di noi che si sente spezzata, incompresa, lasciata in disparte. L'album, in definitiva, parla del confronto con questa figura simbolica e della scoperta che, in primo luogo, non è forse mai stato un nemico.
In quale contesto e in che modo si sono formati i Prince of Failure?
Daniel Tompkins: Il progetto è nato spontaneamente dalla mia collaborazione creativa con Paul Ortiz. Avevamo già lavorato insieme su diversi progetti e abbiamo sempre condiviso il desiderio di creare musica senza porci limiti. Inizialmente, non avevamo altre aspettative se non quella di scrivere musica che ci appassionasse profondamente. Man mano che le canzoni stavano prendendo forma, ho potuto osservare dei temi ricorrenti nei testi e nei concetti cardine. Questi temi hanno poi rivelato una narrazione più ampia che è diventata il vero fondamento di Prince of Failure. Quello che è nato come un esperimento creativo si è gradualmente trasformato in uno degli album più personali che abbia mai realizzato.
Alcuni testi delle canzoni si concentrano su temi psicologici e sulla neurodivergenza. Potresti spiegare il significato che hanno per te nonché in riferimento alla narrazione del disco?
Daniel Tompkins: Sono temi assolutamente centrali nell'album. Mascherarsi è qualcosa che molte persone neurodivergenti sperimentano, spesso senza nemmeno rendersene conto. Si passa anni a cercare di adattare il proprio comportamento per conformarsi alle aspettative esterne, finché alla fine si perde di vista il limite di demarcazione tra la finzione ed il vero io. L'album esplora questa tensione. Parla di identità, di autopercezione e della stanchezza che deriva dal sentirsi costantemente in disaccordo con il mondo circostante.
Ci sono canzoni che meglio di altre colgono questi significati?
Daniel Tompkins: Brani come "Jaded Mantra" probabilmente catturano questi aspetti in modo molto diretto. È un confronto con le narrazioni che abbiamo finito per ripeterci per anni. "Horizon" esplora la perseveranza e pure il peso di portare con sé queste esperienze, mentre altri brani esaminano diversi stati emotivi lungo il percorso verso l'accettazione consapevole di sé.
"Jaded Mantra" e "Horizon" sono due video interessanti. In entrambi il tema della luce è centrale. Si tratta di una scelta intenzionale?
Daniel Tompkins: Assolutamente sì. La luce ha da sempre rappresentato un simbolo potente nella narrazione, ma stavolta ero interessato a usarla in un modo leggermente diverso. Invece di rappresentare semplicemente la speranza o la salvezza, la luce in Prince of Failure rappresenta piuttosto la consapevolezza. A volte scoprire la verità sul proprio conto può essere scomodo. Tale scoperta getta luce su certi lati che abbiamo cercato di evitare per anni.
All’interno dell'album l'oscurità non è necessariamente negativa, né la luce ha dei connotati per forza positivi. Entrambe sono però necessarie. La crescita inizia spesso dal momento in cui siamo pronti a far emergere le nostre parti nascoste, per esaminarle in piena onestà.
Soffermandoci sul singolo "Horizon", com'è nata la collaborazione con Kristyn Hope?
Daniel Tompkins: Ho nutrito da tempo una profonda ammirazione per la voce di Kristyn. È caratterizzata da un'incredibile capacità di comunicare emozioni in modo spontaneo e autentico. Quando stavamo lavorando al brano "Horizon" sentivo che la canzone aveva bisogno di un'altra voce che potesse offrire una sfumatura emotiva diversa. Non appena Kristyn è entrata in gioco, tutto ha trovato un nuovo spessore. La sua voce ha portato un calore e allo stesso tempo una vulnerabilità che hanno elevato la canzone ben al di sopra di quanto avrei inizialmente potuto immaginare.
Sono rimasto profondamente colpito dal vostro logo. Potreste raccontarci qualcosa di più in merito, ovvero sui significati che intende rivelare (o non rivelare)?
Daniel Tompkins: Adoro i simboli che, piuttosto che dare delle risposte definitive, ci invitano all'interpretazione riflessiva. Il logo contiene elementi che fanno riferimento alla dualità, alla frammentazione e alla trasformazione. Si tratta peraltro di temi ricorrenti in tutto l'album. Allo stesso tempo, volevo che mantenesse un'aura di mistero, quasi come si trattasse di un artefatto riconducibile al mondo dello stesso Principe. Alcuni significati sono intenzionali. Altri preferisco lasciarli aperti all'interpretazione di ciascun ascoltatore.
Nel corso del progetto vi siete ispirati a qualche gruppo in particolare che vi ha spinto a sperimentare in una direzione diversa da quelle dei vostri precedenti progetti?
Daniel Tompkins: Non c'è stata una singola influenza. Musicalmente, il progetto trae ispirazione da diversi periodi della mia vita. Ci sono elementi di rock alternativo, musica elettronica, sonorità industrial, metal moderno e persino un po' della musica che ascoltavo da ragazzo tra la fine degli anni '90 e l'inizio degli anni 2000. Più che da un singolo artista, sono stato ispirato da persone creative disposte a mettersi in gioco e a sviluppare dei mondi immersivi attorno alle proprie opere. L'obiettivo non è mai stato quello di rientrare in un genere specifico, ma di creare qualcosa di profondamente onesto sul piano emotivo.
State già lavorando a qualche nuovo brano, oppure vi state godendo la promozione di questo album? Potete darci un'anticipazione delle direzioni musicali che intendete intraprendere prossimamente?
Daniel Tompkins: Scrivo di continuo. Al momento mi godo il fatto che l'album sta trovando un buon riscontro tra il pubblico, ma le idee per il futuro stanno già iniziando ad emergere. Uno dei vantaggi di creare un progetto come Prince of Failure è che sembra illimitato in termini di possibili traiettorie future. La mitologia che circonda il Principe del Fallimento ha appena iniziato a manifestarsi e ci sono molti aspetti di quel mondo che vorrei ancora esplorare. Musicalmente penso che il prossimo capitolo potrebbe diventare ancora più cinematografico, coinvolgente ed emotivamente ambizioso.
Paul Ortiz: Per quanto riguarda il nuovo materiale potrei solo aggiungere che, al momento, sono nella fase di "mood boarding", sto mettendo insieme i suoni che piacciono a entrambi, definendo il tono, l'ambientazione e il contesto in cui vogliamo che il progetto abiti. Quindi si può dire che abbiamo già iniziato a seminare nuove idee, ma è plausibile che cambieranno ed evolveranno nel tempo.
State pensando di portare il progetto in una dimensione live? In caso affermativo, ci sono delle band con cui vi piacerebbe condividere il palco?
Daniel Tompkins: Mi piacerebbe tantissimo portare i Prince of Failure a suonare dal vivo davanti ad un loro pubblico. Gli aspetti visivi e concettuali del progetto si prestano naturalmente ad un'esperienza live teatrale. La sfida è trovare il modo giusto di presentarlo, in modo che sembri un'estensione di quel mondo, piuttosto che una semplice performance.
Per quanto riguarda il novero delle band con cui mi piacerebbe condividere il palco è decisamente ampio. Per me sarebbe ideale collaborare con gli artisti che, piuttosto che limitarsi a suonare brani dal vivo, si dedicano alla creazione di esperienze emotive coinvolgenti/immersive.
Avete per caso in programma di visitare l'Italia nei prossimi mesi?
Daniel Tompkins: Lo spero davvero. Il pubblico italiano è sempre incredibilmente coinvolgente e accogliente. Mi piacerebbe molto avere l'opportunità di portarvi i Prince of Failure in futuro.
