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MAKING MOVIESAL CINEMA
05/08/2022
David Lynch
Dune
Uno dei film meno lynchiani dell'intera carriera di quel geniaccio di David Lynch, un progetto che si rivelò parecchio complicato sia da imbastire che da portare a termine. Tuttora il Dune di David Lynch è considerato un progetto fallimentare e una delle opere più deludenti dell'intera filmografia del regista e, mi duole dirlo, non proprio a torto.

Uno dei film meno lynchiani dell'intera carriera di quel geniaccio di David Lynch, un progetto che si rivelò parecchio complicato sia da imbastire che da portare a termine. All'epoca venne visto per lo più come un insuccesso (sia di pubblico che di critica) e ancora oggi il film non gode di quella riabilitazione che è toccata a quelli che in origine furono flop totali o parziali realizzati da grandi nomi della settima arte. Tuttora il Dune di David Lynch è considerato un progetto fallimentare e una delle opere più deludenti dell'intera filmografia del regista e, mi duole dirlo, non proprio a torto.

L'adattamento del romanzo omonimo di Frank Herbert, tra i più noti della letteratura fantascientifica, solletica la mente dei produttori cinematografici già in epoca precedente l'anno 1984 nel quale Dune vedrà infine il buio delle sale. Negli anni Settanta, prima ancora dell'uscita di Guerre Stellari, sembrava che il progetto dovesse essere portato avanti da Jodorowsky il quale aveva in mente di ingaggiare un supercast per la sua realizzazione: i Pink Floyd per la colonna sonora, Moebius, Giger e Chris Foss per concepirne la parte visiva, Orson Welles e addirittura Salvador Dalì nel cast. Un progetto enorme poi naufragato, di cui è possibile rinvenire le tracce nel documentario del 2013 Jodorowsky's Dune di Frank Pavich.

Lynch arrivò al progetto dopo l'enorme successo di The Elephant Man e dopo aver rifiutato la regia de Il ritorno dello jedi; accettò così di dirigere questo Dune: un film che si rivelò non essere nelle sue corde, una lavorazione che imbrigliò l'estro visionario di Lynch e che riuscì a segnare delle note positive solo su alcuni aspetti tecnici dovuti anche alla collaborazione del regista con grandi professionisti.

 

Uno dei punti deboli del film è proprio la struttura della trama.

Molti anni nel futuro l'impero galattico è gestito con un sistema che ricorda il vecchio feudalesimo terrestre, i vari pianeti sono retti da rispettive casate sulle quali governa l'Imperatore Padishah Shaddam IV (José Ferrer) il quale non manca di ordire intrighi per i suoi fini personali a scapito delle varie casate e con la pericolosa alleanza della Gilda spaziale.

L'impero è si regge grazie alla produzione della spezia, una sorta di droga capace di allungare la vita degli esseri umani, ma anche di sbloccare il dono della preveggenza in individui predisposti, in particolare i membri della Sorellanza e delle Reverende Madri. Gli uomini della Gilda spaziale usano invece la spezia per condurre le navi a velocità superluminale. Questo elemento, il più prezioso dell'intero universo, viene prodotto solo sul pianeta desertico Arakkis (o Dune) grazie al lavorio di enormi e pericolosi vermi giganti. La raccolta è affidata a un complicato sistema di macchine che separano la sabbia dalla spezia e che devono anche guardarsi costantemente dai vermi, sensibili alle vibrazioni delle macchine e sempre pronti a distruggerle.

Per garantirsi un futuro nel ruolo di imperatore, Shaddam tenta di mettere una contro l'altra le casate Atreides e Harkonnen, la prima rappresentata da Leto Atreides (Jürgen Prochnow) e da suo figlio Paul (Kyle MacLachlan), la seconda dal viscido Barone Vladimir Harkonnen (Kenneth McMillan). Proprio Paul sembra essere l'eletto di un'antica profezia tramandata sia dalla Sorellanza che dai Fremen, gli abitanti autoctoni di Arakkis, gli unici a poter raccogliere la spezia senza ausilio di macchine e senza mettere in allarme i giganteschi vermi.

 

Si accennava prima a come il problema principale del film fosse proprio la trama, nonostante Lynch si sia fatto carico di curare in prima persona anche la sceneggiatura. Intanto c'è da dire che, nonostante le due ore di durata siano oggi la norma, e quindi come pubblico siamo abituati a questi minutaggi, Dune si rivela un film noiosissimo, privo di sussulti, farraginoso e arrancante nel procedere della vicenda (e mi fa male scrivere questo di un film di Lynch), assolutamente sconsigliato se vi portate addosso un minimo di stanchezza della giornata, il rischio di cedimenti è molto elevato.

Inoltre, sembra che a Lynch sia stato imposto dalla produzione di contenere la durata del film, cosa che lo costrinse a voli pindarici per rendere in due ore la complessità dell'universo narrativo creato da Herbert, decisione che ha influito in maniera negativa anche sulla facilità di comprensione della vicenda, altro aspetto poco riuscito del film.

A parere di chi scrive, Dune rimane nella filmografia del regista un'opera poco significativa e consigliata solo ai completisti che di Lynch, o al limite ai fan del Dune letterario, con questo non si vuol dire che il film non abbia nessun pregio: le scenografie sono sontuose e, come spesso sono state definite, barocche, c'è un che di grandioso in alcune trovate visive realizzate in un'epoca dove l'effetto artigianale la faceva da padrone; alcuni elementi come i vermi giganti sono stati ideati da Carlo Rambaldi con ottimi risultati, alla colonna sonora ci sono i Toto e Brian Eno, nel cast oltre ai già citati si annoverano attori come Max von Sydow, Silvana Mangano, Sting, Sean Young, Freddie Jones, Patrick Stewart e i lynchiani Everett McGill e Jack Nance.

Insomma, gli aspetti positivi non mancano, non bastano però a sollevare le sorti di un progetto nato forse sotto una cattiva stella.