Cerca

logo
REVIEWSLE RECENSIONI
Dystopia
Alberto Rigoni
2026  (Musea Records France, Melodic Revolution Records USA)
PROGRESSIVE
8/10
all REVIEWS
30/04/2026
Alberto Rigoni
Dystopia
Alberto Rigoni è un bassista e compositore coraggioso e ardito, che torna con un Dystopia che è una grande celebrazione della versatilità del suo strumento principale ma anche la dimostrazione che la musica strumentale può essere e diventare racconto e narrazione appassionata.
di Iputrap

Dystopia è una celebrazione del basso come raramente si vede. Forse "virtuosi" non è il termine più esatto, ma rende bene l’idea di cosa troverete: un tributo a uno strumento tanto fondamentale per la musica moderna che merita senz’altro il nostro applauso quando gli viene dato il giusto spazio. 

Parliamo dunque di Alberto Rigoni, un bassista, compositore e produttore dalla spiccata versatilità e da un’identità musicale unica, ricca di sfumature melodiche. Con oltre una dozzina di album solisti alle spalle e innumerevoli collaborazioni con autentiche leggende come Jordan Rudess, Marco Minnemann e Gavin Harrison, Rigoni si è consolidato come una figura di rilievo nella scena internazionale. Non solo, è uno dei creatori del Vivaldi Metal Project, ex membro dei Twinspirits, attuale componente dei BAD AS e il nuovo bassista della storica band metal Burning Black. Insomma, un palmarès di tutto rispetto e una attività creativa a dir poco vulcanica.

L’album Dystopia, si distingue per includere ospiti d’eccezione. E questa volta la formazione è ancora più speciale, dato che accanto a Rigoni troviamo Tim "Herb" Alexander, batterista leggendario conosciuto per il suo lavoro con i Primus, e un cast di straordinari bassisti come Michael Manring e Stuart Hamm. Il risultato? Un avvincente album strumentale di progressive rock che esplora sonorità innovative e spinge i confini abituali del genere e che è immerso in atmosfere appunto distopiche e densamente sci-fi.

 

Se dovessi dare una prima impressione sul disco, direi che il tocco progressive è decisamente palpabile. Le linee di basso esibiscono una complessità diversa rispetto a quelle che un appassionato di Metal potrebbe aspettarsi e fungono da intreccio, supporto e narrazione di temi musicali che si incrociano tra loro per creare un universo affascinante e pieno di contrasti. 

Ma c’è da dire che Dystopia è tutt’altra cosa rispetto a un album rock o metal tradizionale. Qui il basso prende il centro della scena, offrendo un’esperienza incentrata su melodie e tecniche che lasciano davvero a bocca aperta e che cercano di essere originali anche se qualche riferimento ai numi tutelari del genere può affiorare, ogni tanto, ma senza essere invasivo o eccessivamente derivativo.

Il progetto musicale in questione ambisce a fondere elementi di rock progressivo, metal, fusion, paesaggi sonori e trame sperimentali, dando vita a un disco che si distingue nettamente dalla maggior parte delle produzioni contemporanee. L'intero lavoro ha un'atmosfera profondamente cinematografica, ideale per una colonna sonora di un film di fantascienza. Nonostante i musicisti coinvolti siano veri e propri virtuosi, l'intento principale è utilizzare il basso come strumento d'espressione musicale piuttosto che per mettere in mostra abilità tecniche o una bravura sterile quanto funambolica.

 

L'album è affascinante sotto molti aspetti, con lo spazio sonoro che diventa un elemento chiave e dimostra quanto possano essere versatili i suoni e le texture prodotti da un basso, spesso relegato al ruolo di accompagnamento. Qui, però, emerge una nuova prospettiva, un approccio che rende questo strumento protagonista, senza mai perdere di vista la musicalità o il piacere dell'ascolto. Diversi altri album dedicati al basso come strumento principale si soffermano sulla tecnica esecutiva, ma questo spicca per il modo in cui unisce virtuosismo e profondità emotiva e soprattutto come possano collaborare diversi maestri dello strumento, creando uno spessore di suono totalmente inedito e molto ardito e stratificato.

Dystopia rimane un lavoro coraggioso che cerca di andare oltre, e per questo da lodare e ascoltare con grande attenzione. Un grande racconto corale, non solo per bassisti.