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MAKING MOVIESAL CINEMA
04/09/2019
Liza Johnson
Elvis & Nixon
Tratto da una storia vera. Almeno in parte, in fondo l'incontro tra il Presidente Nixon e il Re del rock 'n roll Elvis Presley è documentato da una celebre fotografia, il resto è divertentissimo ricamo, cucito con garbo seguendo un'imbastitura che potrebbe avere dei risvolti tutto sommato credibili, ma questo ovviamente difficilmente verremo mai a saperlo.

Il succo di Elvis & Nixon è l'incontro surreale tra due personaggi lontanissimi all'apparenza e che in modo assolutamente imprevedibile trovano un contatto, basi comuni sulle quali poter accantonare anche tutte le iniziali e comprensibili diffidenze. La regista Liza Johnson sceglie un registro narrativo molto pacato, una regia discreta affidando le sorti del film principalmente alle prove di due protagonisti superbi; sia Kevin Spacey nei panni di Richard Nixon che Michael Shannon in quelli di Elvis tralasciano la mimesi limitandosi a indossare letteralmente gli abiti dei loro personaggi facendoli vivere con la sola abilità dell'interpretazione.

Siamo sul finire del '70, il mito di Elvis è ancora vivo nei giovani americani (soprattutto in quelli di sesso femminile) ma la parabola del Re è in fase discendente, i grandi successi sono ormai alle spalle rimpiazzati dall'ondata di musica nuova di Beatles e Rolling Stones, il fisico per ora regge, non siamo ancora di fronte all'Elvis irriconoscibile dell'ultimo periodo, quello grasso e abbruttito dalla vita. Quello che ci presenta la Johnson è un Elvis meditabondo, fuori fase, sicuro di sé stesso ma con convinzioni e pretese un po' fuori da quella che è la vita reale, cosa con la quale un personaggio che vive a Graceland è facile abbia perso aderenza. Richard Nixon è in carica da un paio d'anni, Presidente di vedute ultraconservatrici non ha in simpatia tutto ciò che è controcultura, fenomeni di protesta e manifestazioni giovanili, l'elettorato giovane infatti non lo ama mentre ancora apprezza Elvis. Ecco, Elvis, perché il vero protagonista è lui, senza nulla togliere al Richard Nixon di Spacey. Elvis sembra un uomo che non si ritrova nella società che vede cambiargli intorno, un mondo pieno di droghe, di capelloni, di proteste anti-americane, di nuovi corsi. Così Elvis decide semplicemente di aiutare il suo Paese, mosso anche dalla sua passione per le armi, per i distintivi e dalla sua superba conoscenza del karate, il Re pensa che potrebbe rendersi utile all'America con un lavoro sotto copertura da Agente Speciale Aggiunto, preferibilmente in forza alla narcotici. E allora Elvis cosa fa? Semplice, va a bussare alla porta della Casa Bianca per esporre il suo piano al Presidente degli Stati Uniti d'America il quale di primo acchito ritiene l'idea di incontrare Elvis una grandissima stronzata.

La trama è questa, flebile, lineare, basata sull'idea strampalata di Elvis e sull'opportunità colta dallo staff presidenziale (Evan Peters e Colin Hanks) di attirare le simpatie dell'elettorato più giovane proprio grazie all'incontro tra il Presidente e la star. Le dinamiche del viaggio verso Washington, organizzato da Jerry (Alex Pettyfer), amico d'infanzia di Elvis, l'attesa per l'eventuale incontro con il Presidente, la rigidità del protocollo della Casa Bianca e di Nixon a confronto con i comportamenti imprevedibili della star garantiscono una sequela di situazioni ridicole e divertenti che segnano il ritmo di un film che non disdegna di concedersi qualche passaggio più riflessivo. Lavoro pulito sulla messa in scena e sulle ricostruzioni, regia diligente, umorismo di una certa finezza, mai di grana grossa, garantiscono a questo film passato abbastanza inosservato di meritarsi almeno la possibilità di una visione. Il corpo centrale dell'opera è una grossa ipotesi, ma che bello sarebbe se davvero fosse andata così, sarebbe una roba tutta da ridere.


TAGS: commedia | DarioLopez | Elvis | film | LizaJohnson | loudd | Nixon | recensione