“Un intreccio che va dallo space rock allo stoner metal, dal krautrock al black metal, dal vuoto a una faticosa resurrezione: il loro raggio d’azione musicale è abbastanza ampio da avvicinarsi almeno a quella domanda da fine dei tempi: dove possiamo andare quando ciò che avevamo è scomparso?” (Bandcamp)
“Musica esilarante ed espansiva, bilanciata da un senso di oscurità e presagio, che viaggia simultaneamente nello spazio esterno e nel tumulto interiore. L’energia travolgente e la creatività trascendentale degli SLIFT regalano un’esperienza unica e appagante” (Kerrang!)
“Un viaggio esaltante, che continua a modulare modalità d’attacco e intensità, pur restando ancorato alla scrittura intenzionale degli SLIFT” (The Wire)
“La capacità degli SLIFT di espandere la mente attraverso dinamiche heavy, virtuosismo chitarristico e sperimentazione psichedelica li rende una delle band metal più entusiasmanti che abbiamo ascoltato…” (Guitar World)
“Sebbene i cosmonauti francesi SLIFT siano ancora un progetto di culto, è solo questione di tempo prima che i loro ipnotici live li rendano delle superstar… I concerti del trio sono esperienze trascendenti, vere e proprie cavalcate cosmiche. Le loro deviazioni tra i generi sono sempre imprevedibili ed entusiasmanti, sostenute dalla batteria monumentale di Canek Flores. Nel frattempo, l’aura ultraterrena generata dalle urla distorte e dai riff riverberati del cantante/chitarrista Jean Fossat, insieme alle pulsazioni profonde del basso del fratello Rémi, è amplificata da un enorme fondale video che sembra proiettare sigle di Doctor Who scartate perché troppo strane” (Metal Hammer)
L’esplosiva band francese di heavy psychedelic rock SLIFT torna con Fantasia, il nuovo album in uscita venerdì 5 giugno 2026. Il disco è stato prodotto dalla band presso i Daft Studios di Bruxelles, mixato da Kurt Ballou al GodCity Studio di Salem (Massachusetts) e masterizzato da Magnus Lindberg presso Vrtkl Audio a Stoccolma. Fantasia include brani come "The Day of Execution", la title track e il nuovo singolo, l’epico "A Storm of Wings".
In senso tecnico, ogni album precedente del luminoso e potente trio francese SLIFT è stato una “fantasia”: una combinazione di generi e forme che ha permesso alla band di improvvisare, di sviluppare temi fino a farli sembrare avvitarsi insieme nello spazio. Il loro acclamato terzo album, Ilion (2024), era una storia fantascientifica costruita attraverso escursioni esplorative di 10-13 minuti, spesso partendo dal doom metal o dallo stoner rock prima di espandersi liberamente verso una gloriosa dissoluzione strumentale. Ma, con una certa ironia intenzionale, il quarto album degli SLIFT si intitola proprio Fantasia. È il loro disco più essenziale e diretto fino a oggi; nel complesso, le otto tracce durano meno di 50 minuti. È anche il loro album più coinvolgente, una saga incisiva sul superamento delle crisi globali, realizzata da una band che procede con determinazione, senza sprecare un solo secondo.
Volevano scrivere e realizzare canzoni che riconoscessero il tumulto di questi tempi e cantare una visione più speranzosa, un momento in cui arriva una resa dei conti. Il gruppo non voleva perdere il messaggio suonando troppo. A dimostrazione di ciò, il brano più lungo di Fantasia è la title track di apertura, un preludio di nove minuti in cui Jean Fossat grida i suoi desideri per il mondo: elevarsi sopra il dolore, seppellire la paura e trovare, individualmente e collettivamente, “un fuoco per la propria anima”.
Le canzoni che seguono non mancano della complessità o dell’intensità che hanno reso gli SLIFT una stella emergente e radicale nella musica heavy; semplicemente, hanno trovato nuovi modi per intrecciare la complessità del loro passato all’interno di ogni brano, come un arazzo che rivela un nuovo livello ogni volta che lo si osserva. Così facendo, offrono un messaggio affermativo e urgente: insieme, possiamo ancora cambiare i tempi in cui viviamo.

Sebbene solo Jean e il bassista Rémi Fossat siano parenti, gli SLIFT sono di fatto una band di fratelli. Sono amici con il batterista Canek Flores fin dai tempi del liceo, e il 2026 segna un decennio insieme in questo trio. Provano con regolarità quasi religiosa in uno scantinato nella campagna vicino Tolosa, nella sala prove dove hanno a lungo coltivato la loro inclinazione per composizioni estese. Ma per Fantasia hanno costruito le canzoni in modo diverso. Jean ha iniziato molti brani da solo, portandoli poi rapidamente alle prove con un’idea chiara e concisa di come dovessero prendere forma. All’inizio, gli SLIFT hanno faticato a mantenere i brani compatti, con le vecchie abitudini che li portavano a chiedersi se una canzone o un’altra non dovesse superare i dieci minuti. Tuttavia, quando hanno attraversato il confine settentrionale della Francia per registrare nell’enorme live room dei Daft Studios in Belgio, i brani erano diventati snelli, agili e incisivi. La maggior parte è stata registrata in una sola take.
Mentre Jean Fossat scriveva il nucleo di Fantasia, ha pensato molto a Jorge Luis Borges, l’autore argentino la cui narrativa intrecciava abilmente elementi di magia e surrealismo in ambientazioni quasi reali. Voleva ottenere lo stesso effetto: aggiungere elementi soprannaturali alle sue riflessioni politiche, affinché l’ascoltatore potesse vedere la realtà in modo diverso, mettere in discussione ciò che gli sfugge. SLIFT ha persino preso il titolo Orbis Tertius da un racconto breve di Borges del 1940, che utilizza l’idea dell’idealismo soggettivo (ovvero la convinzione che il mondo esista solo nei limiti della nostra mente) per porre domande su memoria, storia, possibilità e, in definitiva, controllo.
Fantasia è quindi una città immaginaria afflitta da ignoranza e xenofobia, dal tentativo di eliminare tutto ciò che disturba l’ordine stabilito. La città prende forma in "Corrupted Sky", dove tastiere inquietanti e una sezione ritmica incessante descrivono una città popolata da individui assetati di potere. L’assolo di chitarra di Jean ricorda una sequenza di inseguimento in un videogioco, mentre cerca di sfuggire al destino arrivando a Fantasia. Nel brano prog "The Village" il nuovo arrivato viene trattato come veleno incarnato, mentre in "A Storm of Wings" ne prevede la caduta. In un potente inno, SLIFT richiama John Coltrane, Charlie Parker e lo scrittore sovietico Mikhail Bulgakov per preannunciare l’arrivo di una forza liberatrice, una verità redentrice.
Questa inizia lentamente a emergere nella seconda metà del disco, quando la memoria ritorna e le persone iniziano a ricordare di essere più della uniformità oppressiva della loro società. "Waiting Man" (una ballata psichedelica) rappresenta il punto di svolta. Il narratore si rende conto che il mondo a cui si è affidato è una menzogna. “Ho aspettato l’amore, ho aspettato il mio tempo”, canta Jean Fossat con una voce più vulnerabile che mai. “Ho aspettato le stagioni della mia vita”. Sa di dover trovare una via d’uscita verso qualcosa di migliore, finché è ancora possibile.
Oggi è fin troppo facile sentirsi impotenti. Abbiamo accesso immediato alle notizie, e molte sono estremamente pesanti. In Fantasia, gli SLIFT affrontano direttamente questa realtà, dall’indifferenza verso il pianeta fino a quella verso gli altri. Ma questi otto brani parlano anche di fiducia in una forza nascosta capace di reagire, di credere in un mondo in cui qualcosa che ancora non sappiamo definire possa non solo cambiare lo status quo, ma forse distruggerlo completamente. Gli SLIFT sono rumorosi, potenti e aggressivi in questi inni: si preparano a una battaglia che credono possiamo ancora vincere.

Tracklist
1. Fantasia
2. Corrupted Sky
3. The Village
4. A Storm of Wings
5. Orbis Tertius
6. Waiting Man
7. The Day of Execution
8. Secret Mirror
