Una lunga carriera fatta di molti alti e di pochissimi bassi, ma soprattutto un disco, Irreligious (1996), che dopo la sua uscita ha influenzato la scena gothic metal del decennio in corso e di quello successivo. Un disco divenuto non solo cartina di tornasole di un genere ma anche emblema distintivo del suono di una band che ha ancora tante, tantissime cose da dire.
Da oltre tre decenni, i lusitani Moonspell rappresentano una delle voci più distintive del genere, bilanciando malinconia, oscurità e grandezza poetica, oltre a un suggestivo impianto melodico, senza mai ridursi a una caricatura del genere che hanno contribuito a definire. Il loro quattordicesimo album in studio, Far From God, è l’ennesima dimostrazione di come l'esperienza e la convinzione artistica possano ancora generare musica vitale.
Essere fedeli a se stessi, amare il proprio credo musicale, ma evitare con intelligenza di ripetersi, senza tuttavia snaturare un suono. Invece di inseguire le tendenze del momento o rifinire eccessivamente il proprio sound, i veterani portoghesi danno alle stampe un lavoro che esalta le loro inclinazioni, un disco, quindi, intriso di atmosfera, di spessore emotivo, di oscurità e malinconia e di ganci melodici molto catchy, ma mai banali.
Prodotto da Jaime Gomez Arellano, Far From God mostra i Moonspell al loro meglio e pervasi da una rinnovata determinazione, che cancella il peso dei trent’anni anagrafici della loro storia. L'album abbraccia le sonorità di stampo cinematografico e il romanticismo gotico che da sempre caratterizzano l'identità della band, arricchendoli al contempo con una produzione moderna e incisiva, capace di conferire straordinaria nitidezza a ogni riff, fraseggio di tastiera e linea vocale. Il risultato è un lavoro che appare al contempo nostalgico e proiettato verso il futuro, celebrando l'eredità del gruppo senza restarne prigioniero. Solo otto canzoni per un minutaggio di quarantatre minuti, in cui tutto funziona alla perfezione, in cui forma e sostanza si fondono su un livello di ispirazione altissimo.
Il brano d'apertura, "Cross Your Heart", fotografa lo stato di grazia della band, maestra indiscussa nel coinvolgere emotivamente l’ascoltatore nelle trame di un suono che per i lusitani non ha segreti. Una canzone splendida e di forte impatto, che agli ascoltatori più navigati può ricordare qualcosa dei primi Heroes del Silencio: chitarre lancia in resta, melodie cupe, ricchi strati di tastiere e la voce inconfondibilmente imponente e ieratica di Fernando Ribeiro. Il ritornello indimenticabile lo rende un candidato ideale per diventare un classico dal vivo, a riprova del fatto che i Moonspell non hanno perso la capacità di comporre brani da forte impatto innodico.
La title track, "Far From God", è un altro episodio di spicco costruito su dinamiche drammatiche e melodie suggestive. Una canzone che ricorda da vicino i Sisters of Mercy, e che riprende il fascino della band per la mitologia vampiresca, pur evitando i cliché del genere. È una canzone cupa, romantica e profondamente atmosferica, che unisce riff oscuri a tastiere di ampio respiro, dando vita a uno dei migliori brani gothic metal del loro songbook.
"Biblical" è costruita su una linea di basso pulsante, che crea l’ossatura su cui tastiere e chitarre tessono un’atmosfera ansiogena, mettendo in mostra il talento della band nel fondere chitarre dirompenti e ritornelli coinvolgenti. Ennesima prova magistrale di Ribeiro, la cui voce alterna un timbro seducente, quasi carezzevole, a momenti di luciferino growl.
"The Great Wolf in the Sky" scorre impetuosa, trovando picchi di pura rabbia, intervallati dagli arrangiamenti per archi di Alicia Nuhro, un tocco che amplia le ambizioni cinematografiche dell’album. Gli elementi orchestrali, però, non sovrastano mai il sound caratteristico del gruppo, conferendo invece profondità emotiva a una composizione già potente.
"Your Promise of Light" regala uno dei momenti più melodici del disco, bilanciando malinconia e inquieto sprofondo, mentre "For the Love of Mortals" si apre su un drumming circolare e ipnotico ed esplora sonorità più lente e di matrice quasi doom, lasciando che la narrazione lirica di Ribeiro risplenda appieno in attimi di puro lirismo notturno.
La coppia conclusiva formata da "Our Freedom to Fall" e "Reconquista" garantisce una chiusura all’altezza dell’incisivo inizio dell’album. Il primo brano offre un altro ritornello memorabile avvolto in una densa atmosfera goth metal, palpitante e ricca di pathos (straordinario lavoro alla sei corde di Ricardo Amorim), mentre il secondo suggella l’opera con epica grandiosità, lasciando nell’ascoltatore il desiderio di intraprendere nuovamente il viaggio negli oscuri meandri di un disco che evita inutili riempitivi a favore di una narrazione coesa e priva di momenti deboli.
Fernando Ribeiro si conferma uno dei frontman più carismatici della scena metal, offrendo una prova vocale ricca di solennità e sfumature emotive, pur non disdegnando momenti più aggressivi, gestiti sempre con grande misura. Il chitarrista Ricardo Amorim crea riff potenti ma raffinati, che non sacrificano mai la melodia in favore della pesantezza, mentre le tastiere di Pedro Paixão restano fondamentali per l'atmosfera inconfondibile della band. Il bassista Aires Pereira e il batterista Hugo Ribeiro formano una sezione ritmica straordinariamente affiatata, capace di coniugare potenza e sottigliezza lungo tutto il disco. I cinque musicisti suonano in perfetta sintonia, dimostrando che i Moonspell continuano a evolversi senza rinunciare a quelle qualità che hanno garantito loro il successo internazionale.
Quest'ultimo album conferma perché la band rimanga uno dei nomi più autorevoli del genere. La loro musica affonda le radici in atmosfere autentiche, tematiche letterarie e una reale profondità emotiva, ben lontana dalla semplice imitazione stilistica. Mentre le formazioni più giovani spesso si limitano a riproporre l'estetica del gothic metal, i Moonspell continuano a incarnarne lo spirito autentico.
