Cerca

logo
TRACKSSOUNDIAMOLE ANCORA
Freedom
Richie Havens
1970  (Cotillion Records/Atlantic Records)
CLASSIC ROCK
all TRACKS
20/07/2026
Richie Havens
Freedom
La storia di "Freedom", inno generazionale che Richie Havens inventò letteralmente sul palco di Woodstock.

"A volte mi sento come un bambino senza madre

A volte mi sento come un bambino senza madre

A volte mi sento come un bambino senza madre

Lontano da casa mia

 

Libertà

Libertà

Libertà

Libertà"

 

Questi sono alcuni versi di "Freedom", che Richie Havens inventò sul palco di Woodstock, creando, senza poterlo immaginare, uno dei momenti più significativi del festival e una delle canzoni più significative di quel momento storico.

Un brano che di lì a breve diventerà un inno generazionale, un grido di libertà e di pace, un ipnotico mantra contro tutte le guerre, e nello specifico contro quella del Vietnam, che coagulava lo spirito di libertà collettivo di quei tre giorni leggendari e le istanze pacifiste e anticonvenzionali delle nuove generazioni.

Con le sue radici nella scena folk del Greenwich Village, la su voce roca ma accogliente e una manciata di album eclettici nel suo repertorio, Havens rappresentava una scelta ideale, quasi ovvia, di artista perfetto per calcare il palco del festival di Woodstock.

Il suo nome era il quinto in scaletta, ma un ingorgo stradale in cui erano rimasti coinvolti diversi artisti, lo costrinse a salire sul palco per primo, accompagnato dalla sua band, ovvero Eric Oxendine al basso, Paul Williams alla chitarra solista e Daniel Ben Zebulon alle congas.

L’inizio del concerto, per la cronaca, era in ritardo di tre ore, e Havens era seriamente preoccupato di essere oggetto di lanci da parte di una folla inferocita. Invece, successe qualcosa di inaspettato.

Ventotto anni, Havens salì sul palco vestito con una tunica e indossando un paio di sandali che richiamavano esplicitamente le sue origini africane, così come il distintivo stile percussivo con cui suonava la chitarra. Sudato e quasi in estasi mistica, mandò in visibilio il pubblico, che, non appagato, continuava a chiedere bis. Alla fine, Havens suonò ben undici canzoni, l’ultima delle quali, "Freedom", sarà destinata a gloria imperitura. Richiamato a gran voce dal pubblico, salì nuovamente sul palco, senza sapere cosa suonare.

A quel punto, ispirato dal perfetto connubio fra suono, ambiente e pubblico, viene colto da un lampo di genio. Si siede e incomincia a improvvisare sulle note di "Motherless Child", uno standard gospel che viene completamente stravolto dall’ipnotica ripetizione della parola "Freedom" aggiunta al testo da Richie, come a voler fissare un momento magico che diventa fil rouge accomunante la libertà dalla schiavitù, la libertà dalle guerre e la libertà da stupide convenzioni sociali.

Il musicista, successivamente, spiegò alla stampa: “Quando mi sentiì suonare quella lunga introduzione, stavo temporeggiando. Pensavo: 'Cosa diavolo canterò? Penso che la parola 'libertà' mi sia uscita di bocca perché l'ho vista davanti a me. Ho visto la libertà che stavamo cercando. E ogni persona la condivideva, e così è uscita quella parola.”

Una curiosità. L'esibizione di Havens a Woodstock ebbe un'enorme influenza sul leader dei Portugal. The Man, il cantante John Gourley, che ai tempi non era ancora nato, ma che vide il film dedicato all’evento, e da sempre ascoltava i racconti del padre, che era stato presente al festival. Fu quasi inevitabile, quindi, che quei racconti, prima o poi, confluissero in qualcosa di importante. La band, infatti, intitolò il loro album del 2017 Woodstock e lo aprirono con la canzone "Number One", che contiene un sample di Haven che canta "Freedom".