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RE-LOUDDSTORIE DI ROCK
02/03/2026
Chaka Khan
Funk This
Da Hendrix a Prince passando per brani originali: la regina del funk Chaka Khan non sbaglia un colpo in questo disco del 2007 da riassaporare pian piano, per coglierne tutte le sfaccettature.

«Jimmy Jam e Terry Lewis sono due produttori dal tocco magico. Abbiamo inciso quasi tutto dal vivo. Mi hanno lasciato la piena libertà di esprimermi. Con loro ho ritrovato la mia essenza, la mia femminilità» (Estratto da intervista pubblicata su popmatters.com, 2007)

 

Funk This ripercorre il viaggio che ha portato Yvette Stevens a diventare Chaka Khan, dall’era con i Rufus all’indimenticabile hit “I'm Every Woman”, e lo fa senza nostalgia, con la sua tradizione e la sua storia ben visibili nello specchietto retrovisore, ma con lo sguardo puntato dritto verso l’orizzonte, segno di un nuovo inizio.

Sensuale e aggressiva come la sua musica richiede, l’artista statunitense nata a Chicago sa dosare con abilità e mestiere la forza interpretativa, così in Back in the Day” scarica con parsimonia tutta la sua energia latente. In “Foolish Fool” (remake di un classico di Dee Dee Warwick) evidenzia i postumi dolorosi del soul e in “Disrespectful”, insieme a Mary J. Blige, scatena invece tutte le potenzialità in un sound al limite del selvaggio.

Non mancano i pezzi più lenti, sostenuti bellamente da un canto dolce e malinconico. Brani quali “Angel” (originariamente una toccante poesia scritta dalla stessa Chaka), “Will You Love Me” e “One for All Time” sono piccole perle luminose.

 

“Talking to you angel, angel
Deep inside of me
Talking to you angel, angel
Why can't you be free?

…One day you'll open your wings of life
One day you'll fly
Ooh, yeah, yeah, one day you'll fly”

("Angel")

 

Tre anni dopo aver sperimentato con standard jazz e pop in ClassiKhan (2004), la Khan riafferma il suo status, dimostrandosi ancora una delle voci più amate e maestose della musica popolare: l’autografa Will You Love Me”, i rifacimenti di “Ladies Man” (della sua eroina Joni Mitchell) eYou Belong to Me” (dal repertorio di Doobie Brothers e Carly Simon) ne sono chiara e diretta conferma.

La Khan recupera anche un paio di vecchie canzoni, “Pack’d My Bags” e “You Got the Love”, incise con i Rufus, in un medley di singolare incisività, e poi è il turno di una composizione di Jimi Hendrix, la magnetica “Castle Made of Sand” resa in modo ammaliante e vagamente rock; tanto di cappello, infine, per l’altrettanto celeberrima “Sign O’ Times” di Prince, in cui si districa benissimo.

 

Funk This si rivela un album vibrante fino al termine (le conclusive, originali “Hail to the Wrong” e “Super Life” sono testimoni di freschezza), dove voce e sonorità si sposano alla perfezione grazie anche all’attenta produzione di Jimmy Jam e Terry Lewis. Lo spirito e il feeling che la caratterizzavano agli esordi viene mantenuto intatto e si aggiunge una maturità interpretativa che la conferma, prendendo spunto dal titolo azzeccatissimo, “regina del funk”.

Il successivo, robusto Hello Happiness (2019) rinnova, pur senza i picchi del precedente, la ritrovata ispirazione che ritocca livelli elevati con la recentissima partecipazione al tributo a B.B. King organizzato da Joe Bonamassa: insieme a Eric Clapton omaggia il padre di “Lucille” con una versione elettrizzante di “The Thrill Is Gone”. Ineguagliabile.