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REVIEWSLE RECENSIONI
Graveyard Island
Grade 2
2019  (Hellcat Records)
PUNK ROCK
7,5/10
all REVIEWS
21/10/2019
Grade 2
Graveyard Island
Il tiro dello street punk anni 70 unito a prepotenti influenze à la Rancid e una produzione targata Tim Armstrong. Questi sono i Grade 2. Sono giovani, modesti, sinceri e diretti, ma soprattutto hanno un sound che è una bomba. Ecco a voi il vostro nuovo gruppo punk preferito.

I Grade 2 sono tutto quello che ti aspetteresti e, al tempo stesso, che non ti aspetteresti da un gruppo punk con questo tipo di influenze. Riescono infatti a condensare tutto il sound e lo stile dello street punk anni 70-80, un pizzico di sfrontatezza oi! e le tante sfumature tipiche del suono dei Rancid in un prodotto familiare ma al contempo nuovo, arrangiato e suonato in maniera non scontata, scritto con gusto e con un’attitudine genuina e mai sopra le righe.

Street quanto basta ma prodotto con grande maestria, chitarre decise e sporche il giusto, voci perfette. Con le sue 12 canzoni per 28 minuti di album, Graveyard Island è lungo abbastanza da trarne soddisfazione e corto abbastanza da non annoiare, di certo fa solo venire voglia di premere di nuovo play.

Graveyard Island è stato registrato e prodotto da Tim Armstrong dei Rancid e mixato da Kevin Bivona degli Interrupters, una bella combo e perfettamente adatta allo stile e ai gusti della band, ma la domanda è: come hanno fatto tre ventenni della sperduta Isola di Wright a farsi produrre un disco da mr. Armstrong in persona?

La storia dei Grade 2 inizia sui banchi di scuola, nel 2013, dove il cantante e bassista Sid Ryan, il cantante e chitarrista Jack Chatfield e il batterista Jacob Hull trascorrono le ore in sala musica suonando cover di grandi classici del punk. Da lì il passo è breve e pubblicano diversi EP e due album in studio: Mainstream View (2016) e Break The Routine (2017). Iniziano così anche i tour in Europa e, durante uno di questi, la band incontra niente meno che Lars Frederiksen (Rancid, Lars Frederiksen and the Bastards, The Old Firm Casuals), che apprezza subito la loro musica e li prende in simpatia. I ragazzi gli raccontano che si stanno preparando ad un nuovo album e Lars, entusiasta, da principio pensa addirittura di produrlo lui stesso; poi, riflettendo sul fatto che forse non era la persona giusta per i Grade 2, chiede loro di lasciargli qualche demo. Poco tempo più tardi torna dai tre e gli confessa di aver parlato con l’amico e collega Tim Armstrong, che non solo ha accettato di produrli, ma ha proposto loro anche di firmare per Hellcat.

Sid, Jack e Jacob non potevano quasi credere alle loro orecchie, da fan dei Rancid e di tutti i loro progetti collaterali sarebbero andati per la prima volta negli Stati Uniti, e lo avrebbero fatto per entrare in studio con uno dei loro eroi. Se nella prima fase di lavoro tutte le demo sono state registrate sull’Isola di Wight e inviate a Tim per verificarne stile e direzione, nella seconda i Grade 2 hanno trascorso due settimane assieme a Tim, osservando il loro mito al lavoro, scrivendo nuovi pezzi e mettendo a punto quello che è ora Graveyard Island. Un mix di punk e oi! dannatamente inglese e di punk rock dal retrogusto californiano.

Le tracce che compongono l’album sono ottime non solo dal punto di vista musicale e stilistico, ma denotano anche una bella attenzione ai testi.

Da bravi punk i tre ragazzi riflettono sulla situazione sociale contemporanea, concentrandosi in particolare sul grande e grave problema della privacy, che ogni giorno distribuiamo liberamente ad una molteplicità di aziende. La bella canzone d’apertura “Tired Of It” parla infatti di come la privacy non dovrebbe essere un privilegio per ognuno di noi e di quanto sia giusto essere stanchi della continua necessità di vendersi e svendersi, perché non è qualcosa di normale, anche se oramai sembra sempre più che lo sia. “On The Radar”, in chiusura del disco, ci ricorda inoltre che “sanno dove sei stato e cosa hai visto”, e che non dovremmo dimenticarci di preoccuparci di questo genere di cose.

Da bravi musicisti, dall’altra parte, su “Murder Town” regalano anche uno spaccato sincero e affettuoso di cosa significhi essere una band che si guadagna da vivere stando in tour e i sacrifici che questo comporta: dallo stress che si può accumulare alle belle persone che si incontrano, testimoniando una volta di più come la comunità punk sia sempre composta la persone incredibili.

Da bravi inglesi, invece, con “Don’t Look Back” e “Johnny Aggro” offrono anche una prospettiva tutta britannica e più o meno umoristica della vita da pub e delle tradizioni alcoliche della Vecchia Signora, quelle fatte di pigrizia, scommesse, chiacchiere da bancone, calcio e birre a non finire.

Da ragazzi cresciuti in un’isola, alla provincia della provincia, con la stupenda title track “Graveyard Island”, ma anche con “Bowling Green Lane”, “Dover Street” e la bella “J.S.A.” raccontano infine anche del vuoto inenarrabile (a livello di stimoli musicali e non solo) e delle scarse opportunità lavorative e di divertimento che solo chi ha vissuto in piccole città lontane diverse ore da ogni metropoli può capire.

Genuini, onesti, entusiasti, positivi e pieni di passione per il lavoro che si sono scelti, i Grade 2 hanno tutte le qualità per poter avere successo e tutti i meriti per poter trovare un posto nel vostro cuore e nei vostri prossimi acquisti. Che ne dite, venite a sostenerli assieme a noi? Perché qui è da giorni che stiamo ballando e cantando in loro compagnia.


TAGS: Grade2 | GraveyardIsland | HellcatRecords | LauraFloreani | loudd | punk | recensione | rock