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MAKING MOVIESAL CINEMA
07/01/2022
Jonathan Igla
Hawkeye
Una serie frizzante quindi, leggera, divertente dove non mancano, come da migliore tradizione natalizia, i momenti dedicati ai legami familiari e ai buoni sentimenti, le riconciliazioni sentite, i passaggi commoventi, la distruzione dell'albero di Natale, e cos'altro? Ah, sì, sempre Fraction e Aja, c'è pure Pizza Dog, cosa volete chiedere di più?

Con Hawkeye la Marvel sigla la sua prima serie natalizia oltre che uno dei prodotti più divertenti finora realizzati per il piccolo schermo; proprio come fa il suo protagonista, Occhio di Falco, anche la Casa delle idee centra il bersaglio (battutaccia facile, lo so). La miniserie in sei puntate dedicata a (ai due?) Occhio di Falco è un prodotto perfetto da guardare durante le feste, c'è il classico plot del protagonista che deve ricongiungersi alla famiglia per celebrare il Natale tutti insieme e incappa in situazioni e accidenti continui, in questo caso sempre più pericolosi, che sembrano mettere in serio pericolo la buona riuscita del pranzo di Natale; con Hawkeye si riprende un po' la tradizione dell'action natalizio di cui ci sono stati diversi esempi (e grandi successi) in passato, uno su tutti l'indimenticato Trappola di cristallo con il mitico agente (poi tenente) McClane interpretato da Bruce Willis. La leggerezza della serie, divertente e ben calibrata seppure non perfetta, gode di diversi meriti che a parere di chi scrive la rende al momento il miglior prodotto seriale interno al Marvel Cinematic Universe insieme a WandaVision. Lungo le sei puntate dello show assistiamo al passaggio simbolico di Occhio di Falco (Jeremy Renner) da elemento di secondo piano nel gruppo degli Avengers, più una spia che un vero eroe, a status simbolico di supereroe fatto e finito, grazie soprattutto al lavoro di branding fortemente voluto dalla giovane Kate Bishop (Hailee Steinfeld), nuovo e spassoso personaggio introdotto nel MCU e co-protagonista della serie. Hawkeye, come già faceva Black Widow al cinema, permette di dare spazio e approfondire uno dei personaggi finora rimasti un poco ai margini, oscurato dai grandi calibri, lo fa affiancandogli quello che in gergo fumettistico potrebbe essere visto come il classico sideckick (il giovane aiutante, figura più diffusa in casa DC Comics a dire il vero), una Kate Bishop che proprio in Occhio di Falco vede da sempre, fin dall'epoca dell'assalto dei Chitauri a New York nel primo Avengers di Whedon, un modello da seguire e un antidoto alle sue paure; l'eroismo e il coraggio di quest'uomo, che armato solo di arco e frecce affronta minacce indicibili, sono stati per la giovane ragazza un'ispirazione e un punto fermo che l'hanno portata a diventare a sua volta un arciere di grandissimo talento. Per Kate la vicenda narrata nella miniserie sarà il percorso di formazione di un'adolescente che trova il modello da seguire proprio nel momento in cui si trova forzatamente a dover diventare adulta causa una serie di rivelazioni familiari dure da digerire, nel processo Kate non imparerà solo da Clint ma saprà ricambiare tutto ciò che il suo partner è disposto a insegnare con iniezioni di fiducia e ottimismo tanto da diventare a tutti gli effetti un nuovo membro della famiglia Barton. Ovviamente gli autori non si fanno scappare l'occasione per mettere in scena dinamiche da "strana coppia", lui un eroe fatto e finito, uomo di poche parole, buon cuore e preoccupato dal fatto che Kate possa farsi male, lei con l'entusiasmo della gioventù, loquace fino a essere fastidiosa, piena di idee e con un tocco di incoscienza, tra i due si crea a poco a poco un'alchimia irresistibile che senza mai strafare rende le puntate della serie scorrevoli e brillanti nella giusta misura.

 

Dal punto di vista narrativo si riallacciano diversi momenti ormai storici visti nei film passati del MCU, dall'attacco dei Chitauri a New York al periodo in cui Occhio di Falco sfogava il suo dolore nei panni di Ronin in seguito alle azioni messe in atto da Thanos. In questo contesto vengono inseriti nuovi personaggi dei quali l'unico scritto a dovere è proprio la co-protagonista Kate Bishop, altri sono invece solo abbozzati e per il modo in cui sono stati gestiti è al momento difficile ipotizzarne un utilizzo serio all'interno dei prossimi progetti Marvel (penso allo Spadaccino), solo il tempo potrà darne conferma, altri ancora danno l'idea di essere stati imbastiti in vista di un utilizzo futuro, è il caso di Maya Lopez (Alaqua Cox), bellissimo personaggio nato sulle pagine di Daredevil e qui tutto ancora da costruire in vista della miniserie a lei dedicata il cui titolo sarà, salvo modifiche, Echo. Un paio di altri personaggi faranno la loro comparsa verso il finale di serie a ingarbugliare un poco le cose e per offrire qualche momento più introspettivo e di confronto, sia per Clint che per Kate, ma per chi non avesse ancora visto la serie non anticipiamo troppo a riguardo, diciamo solo che inizia a diventare realmente papabile la possibilità che i protagonisti dei Marvel Show targati Netflix entrino a far parte del MCU. Lo spunto di partenza è preso dalle pagine della serie di comics dedicata a solo a Occhio di Falco scritta da Matt Fraction e disegnata dal bravissimo David Aja, esilaranti gli avversari, il gruppo di mafiosi in tutta che scandiscono la loro parlata a suon di bro, la serie a fumetti aveva anche la particolarità di riportare per ogni episodio una colonna sonora consigliata per accompagnarne la lettura, peccato non si sia attinto un po' di più anche a quei bei suggerimenti musicali.