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TRACKSSOUNDIAMOLE ANCORA
Helter Skelter
The Beatles
1968  (Apple Records)
CLASSIC ROCK
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25/05/2026
The Beatles
Helter Skelter
Un brano crudo, feroce, urlato, ritenuto da alcuni padre putativo dell'heavy metal, e passato tristemente alla storia per le sanguinose gesta di Charles Manson e dei suoi accoliti.

Il panorama musicale degli anni ’60 è connotato da un surplus di ispirazione, dalla volontà di sperimentare, alzando sempre più l’asticella, dalla necessità, per distinguere la proposta, di cercare sempre nuove forme espressive.

In Inghilterra, ma non solo (vedi i Beach Boys negli Stati Uniti e la nouvelle vogue psichedelica che parte da San Francisco), grandi band nascono come funghi, e si danno battaglia sul campo della creatività, innescando la miccia per una scena ricca, variegata ed esplosiva.

Così, Paul McCartney, una delle menti geniali a capo del quartetto più seminale della storia, dopo aver letto un'intervista a Pete Townshend, che descriveva "I Can See For Miles" (dall’album The Who Sell Out del 1967) come "il rock 'n' roll più rauco, la cosa più sporca che gli Who avessero mai fatto", fu pungolato nell’orgoglio e decise di mettersi alla prova e di scrivere un pezzo rock che fosse ancora più rumoroso, più cattivo e più sudato. Il risultato di questa sfida a distanza fu la leggendaria "Helter Skelter", canzone che alcuni storici della musica popolare ritengono abbia avuto un'influenza fondamentale sullo sviluppo dell'heavy metal.

In un’intervista alla rivista Mojo, rilasciata, nell'ottobre 2008, McCartney dichiarò: "Mi è bastato leggere quelle righe (dell'intervista a Townshend) per accendere l’immaginazione. Ho pensato: 'Bene, hanno creato quello che ritengono sia il suono più rumoroso e sporco e lo faremo anche noi, ma come lo pensiamo noi. Sono andato in studio e ho detto ai ragazzi: guardate, ho questa canzone, ma Pete ha detto questo e io voglio farla ancora più sporca.

 

La prima versione di "Helter Skelter", registrata durante le sessioni del 18 luglio del 1968, era una jam di 27 minuti, più lenta rispetto alla versione del disco, che non fu mai pubblicata. Un'altra registrazione dello stesso giorno fu ridotta a quattro minuti e trentasette secondi e poi inserita in The Beatles Anthology, Volume III. Per la versione dell'album, registrata il 9 settembre, furono, invece, effettuati ben 21 take di circa 5 minuti ciascuna, e l'ultima di queste è quella che è  poiconfluita su disco.

Ringo suonava la batteria con tanta forza, che il suo grido "Ho le vesciche sulle dita!" che accompagna la dissolvenza finale, fu lasciato nella registrazione, come suggello per avvalorare la ferocia esecutiva del brano. Ringo spiegò l'accaduto al Miami Herald del 29 giugno 2008: "Il brano era in realtà molto lungo, e stavamo picchiando tantissimo. Era una jam session, in realtà, e alla fine, l'unico modo per prendere una pausa era gridare: 'Guarda, mi sanguinano le dita, devo alzarmi'. E ho deciso di urlarlo."

L’approccio del quartetto alla scrittura e alla registrazione era piuttosto cerebrale, i quattro, infatti, erano sempre disposti a sperimentare con suoni e stili diversi. L’intento è che ogni canzone scritta fosse diversa dall’altra, così i fab four evitavano di riciclare formule già usate, nonostante racchiudessero la chiave di un sicuro successo. In tal senso, "Helter Skelter", più ancora di tante altre composizioni sperimentali, risuona come una scheggia impazzita, un avamposto rumoristico, crudo e urlato, di molta musica che verrà prodotta nei decenni successivi.

Il titolo della canzone prende spunto dal nome di uno scivolo che era presente nei parco divertimenti britannici, e il primo verso del brano lo esplicita senza fraintendimenti: “Quando arrivo in fondo torno in cima allo scivolo, dove mi fermo, mi giro e faccio un giro”.

Eppure, nonostante questo spunto banalmente ludico, la canzone passerà alla storia per un tragico fatto di cronaca che nulla ha a che vedere con la musica.

Nel dicembre 1968, Charles Manson ascoltò questa canzone, così come altre del White Album, e la interpretò come un avvertimento di un'imminente guerra razziale. Vedeva i Beatles come i quattro angeli menzionati nel libro dell'Apocalisse del Nuovo Testamento e credeva che le loro canzoni stessero dicendo a lui e ai suoi seguaci di prepararsi. Manson si riferì a questa guerra futura proprio con il termine "Helter Skelter", e cercò di innescarla mandando i suoi seguaci ad assaltare due case e a ucciderne gli abitanti, facendola apparire come un'opera delle Pantere Nere.

Le case erano quelle del regista Roman Polanski, dove la sera del 9 agosto del 1969, persero la vita la di lui moglie, Sharon Tate, incinta di otto mesi, e alcuni invitati, e di Leno e Rosemay LaBianca (un dirigente d’azienda e sua moglie), massacrati la sera successiva.

La parola "Pig" (maiale) era scritta sulle scene del crimine col sangue delle vittime, e la frase "Healter Skelter" (un evidente errore di ortografia del titolo della canzone) era scarabocchiata sulle mura della seconda casa, quella dei Labianca.

Una curiosità. A causa di questo collegamento coi Beatles, il vice procuratore distrettuale di Los Angeles, Vincent Bugliosi, che guidò l'accusa contro Manson e gli altri assassini, intitolò il suo libro bestseller sugli omicidi proprio Helter Skelter.