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REVIEWSLE RECENSIONI
Hexadic III
VV. AA.
2018  (Drag City)
EXPERIMENTAL/AVANT-GARDE ALTERNATIVE
7/10
all REVIEWS
29/01/2018
VV. AA.
Hexadic III
Ben Chasny, o meglio Six Organs of Admittance, cala i suoi assi e colleziona sette tracce di vari artisti composte secondo le regole del suo sistema esadico, un originale metodo in cui la progressione armonica dei brani è affidata alla casualità delle sei carte del gioco del poker.

In inglese suonare e giocare si dice allo stesso modo. Non stupisce quindi che ci sia qualcuno che tra “playing chords” e “playing cards” non trovi nessuna differenza e, anzi, si sia inventato un modo per mettere in relazione musica e divinazione. È il caso di Ben Chasny che, dopo aver pubblicato i due volumi “Hexadic” dei Six Organs of Admittance utilizzando il suo omonimo sistema di composizione basato sulle carte da gioco, ora stia dando vita a un vero e proprio movimento artistico invitando musicisti a realizzare brani seguendo gli stessi criteri.
“Hexadic III”, il terzo capitolo “esadico”, consiste infatti in una raccolta di sette tracce tra psichedelia, post-rock e noise basate sul processo compositivo descritto dalla mente dei Six Organs of Admittance nel suo manifesto pubblicato nel 2015. Il metodo esadico applica l’imprevedibilità della sequenza di carte presenti in un mazzo alla successione armonica in musica ed è encomiabile il fatto che, ai tempi dell’Internet e in piena digitalizzazione, ci si affidi ancora al random analogico con strumenti così antichi.
L’intento del sistema esadico è proprio quello di scardinare l’abitudinarietà dei musicisti (i chitarristi in primis) creando relazioni tonali poco familiari e conducendoli oltre la loro comfort-zone armonica. La musica quindi supera le discipline matematico-scientifiche o, meglio, fa un passo indietro per ritornare verso l’ambito più romantico della superstizione.
La setta di Ben Chasny si ritrova così raccolta in questo “Hexadic III” con una tracklist ridotta ma di sicuro effetto per una partita a carte scoperte. Di apertura è il brano strumentale “Square of the sun” dei Moon Duo (uno spin-off dei Wooden Shjips) che, a differenza del titolo, risulta tutt’altro che solare. Il secondo brano è il più riuscito della compilation ed è opera di Jenks Miller, musicista del North Carolina attivo come solista e sotto il nome di Horseback. “The Hanging Man” è un’affascinante ballata elettrica cantata ed eseguita in perfetto stile folk-rock americano turbato da una vena psichedelica.
Ma, fino a qui, sembra che le carte di Ben Chasny non abbiano riservato particolari sorprese o capovolgimenti negli standard di progressione armonica come li conosciamo, tanto da indurre a chiedersi se c’è qualcuno che bara. Le cose però si complicano con il terzo brano, “Protection Hex” a opera Charlie Saufley e con la voce di di Meg Baird. Un giro di accordi destabilizzante normalizzato solo dall’eclettica cantante di San Francisco che, con una melodia che colpisce per la semplicità, riesce a colmare i gap malgrado il dissestato tracciato di accordi sottostante (e il diametro degli intervalli ne separa la trama) su cui si muove.
Con Tashi Dorji (artista già prodotto da Ben Chasny) e la sua “KO” per chitarra acustica e nient’altro siamo invece nella sperimentazione totale, con un pezzo di classica contemporanea che riecheggia le terre in cui le carte da gioco probabilmente hanno avuto origine, a cui segue l’osticissima “Abandoned Problems” dell’inglese Richard Youngs, in cui oltre alla casualità sonora si aggiunge una curiosa esecuzione poliritmica in cui ognuno sembra davvero abbandonato a se stesso.
Lasciamo quindi la formula canzone, sempre intesa secondo i criteri esadici, per “Solastalgia”, un rarefatto jazz-elettrico di chitarra, batteria e basso che mette insieme rispettivamente Stephen O’Malley dei Sunn O))), Tim Wyskida e il produttore polistrumentista Marc Urselli, da cui risulta un brano su cui improvvisare con una tromba potrebbe generare risultati efficacissimi. L’ultimo esperimento di musica esadica è a opera di Phil Legard. "Zoa Pastorale" fa leva sul timbro di organo e sulla portata evocativa della musica sacra per spingere l’ascoltatore alla meditazione.
“Hexadic III” è sicuramente un disco tutt’altro che immediato ma che colpisce nel segno, mettendo alla prova la sicurezza del nostro universo sonoro e convincendoci a riconsiderare le convenzioni armoniche a cui culturalmente siamo esposti, con l’obiettivo di farci ammettere altre forme di musica nell’universo. Le note sono dodici, ma le loro combinazioni sono unicamente in mano al destino. Basta saperlo interpretare.