“Per entrare nel club, bastava bere più di tutti gli altri membri. In una sera normale, avrei potuto farmi una passeggiata e trovare lì John Lennon, Harry Nilsson, Keith Moon, travestiti come al solito da cameriera o da chauffeur. La settimana successiva avrebbero potuto esserci Bernie Taupin, Jim Morrison e Micky Dolenz.”
(Alice Cooper)
Gli Hollywood Vampires sono nati nel 1972 a Los Angeles, sulla Sunset Strip, in un bar al piano superiore di un club chiamato Rainbow Bar and Grill. Quel club era un punto di riferimento per le rock star che vivevano o passavano dalla città californiana ed è ancora oggi celebre per essere stato la casa americana di Lemmy. Il suo presidente e fondatore era Alice Cooper, e tra i suoi stimati membri c’erano Keith Moon, Ringo Starr, Marc Bolan, John Belushi, Keith Emerson, John Lennon e Joe Walsh. Lo scopo ricreativo principale era bere fino a quando qualcuno cedeva, tanto per essere puritani…
Nel 2015, a Los Angeles, l’incredibilmente sopravvissuto Alice Cooper forma un collettivo che porta lo stesso nome, aiutato da amici di sangue come Joe Perry e “l’uomo dalle mille facce” Johnny Depp, che corona così il suo sogno di diventare anche un divo del rock. Grandi musicisti vanno e vengono nella band, vampiri che vivono ai margini ma sempre sul palco, per ricordare chi non può più bere insieme a loro.
Per molti, gli Hollywood Vampires sono una sorta di cover band di lusso e un modo per girare il mondo in allegria e spensieratezza, ma una volta visti in concerto si cambia idea velocemente, come anche rispetto al pensiero che siano una vetrina facile per il celebrato e maledetto attore hollywoodiano.
E invece no. Grazie a Due Punti Eventi, abbiamo la possibilità di ammirare i vampiri non morti nella cornice storica del Castello Carrarese a Este, in un clima di perenne elettricità e attesa, in cui si sprecano i cartelli che inneggiano al fu Jack Sparrow, proposte di matrimonio e una atmosfera di curiosa attesa.
Occasione fantastica anche per Le Bambole di Pezza, che accompagnano e supportano in questa tranche italiana e che molti conoscono, e male, per la loro immagine ribelle, per aver recentemente partecipato al Festival di Sanremo e per altre superficiali amenità. In realtà il gruppo calca le scene, ruggendo dal 1997 e merita di avere queste occasioni di farsi sentire e vedere da un pubblico ampio, con il suo punk accattivante e provocante e un atteggiamento da amanti del rock e della libertà in musica. La band fa il suo e alla grande, peccato per la cantante Martina "Cleo" Ungarelli, che ha qualche problema di salute e non può spingere al massimo, ma l’impegno è totale.
I vampiri di Hollywood invadono il palco con il loro spettacolo a trecentosessanta gradi, in cui anche la parte visiva e tecnologica è gestita con intelligenza e adattata al 2026, ma il resto è totalmente fuori dal tempo e celebrato da un immenso Alice Cooper, classe 1948, che domina, gigioneggia e lascia generoso spazio anche ai suoi compagni di merende alcoliche.
Nessuna cover band di lusso e nessun concerto lezioso e figlio del più trito karaoke rockettaro possibile: gli Hollywood Vampires non recitano ma incarnano il ricordo dei miti mortali della musica, rendendoli così immortali. No compromessi e tanto marciume sanamente ROCK sul palco, che ripercorre almeno cinquant’anni di arte ribelle e lo fa con la sicurezza di chi vive tutto sulla sua pelle e non ha più nulla da perdere, ma da buoni sopravvissuti, decidono di portare avanti il testimone.
La band suona clamorosamente in palle e non può nascondere la tecnica e il gusto esecutivo di un batterista come Glen Sobel e di un produttore, chitarrista e cantante come il sodale Tommy Henriksen, vero e proprio braccio destro dell’eterno Alice, ma dobbiamo citare anche il basso da paura di Chris Wyse.
E poi, Joe Perry fa esattamente Joe Perry e dà i brividi a chi sente la mancanza degli Aerosmith dal vivo, che qui vengono ripetutamente rievocati, insieme a miti oscuri ma leggendari come Johnny Thunders, i tenebrosissimi e scorrettissimi Killing Joke, con qualche spiraglio di luce che arriva alla fine, con una accoppiata “Walk This Way/Highway To Hell” che fa cantare e ballare tutti i tremila abbondanti presenti.
E Johnny? Il ragazzo (di 63 anni) sorride e appare quasi schivo, ma si gode tutta la situazione. Non sbraca e sembra onestamente intenzionato a dare il suo meglio alla chitarra e alla voce. E la sua prestazione vibrante in “Heroes” commuove, perché è sincera. Lasciamo che si diverta, suvvia.
La verità è che abbiamo assaggiato La verità del rock in due ore di grande celebrazione, e ora anche noi siamo un po' parte del club.
SCALETTA
I Want My Now
Raise the Dead
I’m Eighteen (Alice Cooper)
My Dead Drunk Friends
The Boogieman Surprise
Venus in Furs (The Velvet Underground)
People Who Died (The Jim Carroll Band)
Livin’ on the Edge (Aerosmith)
Who’s Laughing Now
Baba O’Riley (The Who)
You Can’t Put Your Arms Round a Memory (Johnny Thunders)
Roadhouse Blues (The Doors)
Beck’s Bolero (Jeff Beck)
The Death and Resurrection Show (Killing Joke)
Bright Light Fright (Aerosmith)
Heroes (David Bowie)
Walk This Way (Aerosmith)
Highway to Hell (AC/DC)
School’s Out / Another Brick in the Wall (Alice Cooper/Pink Floyd)
The Train Kept A-Rollin’ (Tiny Bradshaw cover)
