«Apri gli occhi, ragazzo. Guardami mentre mi trasformo».
Con queste parole, tratte dal brano che dà il titolo al loro sesto album in studio I Am A Prism (in uscita il 14 agosto per Dualtone Records), i Judah & The Lion si rivolgono direttamente alle versioni più giovani di se stessi, abbracciando appieno la crescita personale conquistata a fatica che caratterizza questa raccolta. Dopo una trilogia di acclamati album incentrati su difficoltà legate alla salute mentale, delusioni amorose, dipendenze e lutto, I Am A Prism vede Judah Akers e Brian Macdonald emergere dall’altra parte, pronti a celebrare il loro percorso musicale lungo 15 anni, la comunità che hanno costruito lungo la strada, un nuovo capitolo di paternità e i miracoli quotidiani che danno senso alla vita.
«Usiamo la nostra musica per superare le difficoltà della vita e proiettarci in uno spazio più pieno di speranza», afferma Macdonald. «Raggiungere quello spazio non è sempre facile, ma ne usciamo sempre migliori».
«Volevamo tornare al “perché” di quando abbiamo iniziato a fare musica insieme», aggiunge Akers. «Lo facciamo perché vogliamo aiutare le persone. È questo il cuore di tutto. Gran parte di questo disco cerca di tessere un filo di collegamento tra i nostri esordi e il punto in cui ci troviamo ora».
Non c’è esempio migliore di “Maybe The Best Is Now”, il primo assaggio di I Am A Prism. Come risposta diretta al loro album del 2019 Family / Best is yet to Come, il brano include le voci dei fan che cantano insieme durante i recenti concerti dal vivo, riprendendo un’idea che avevano sperimentato per la prima volta nel loro album di successo del 2016, Folk Hop n Roll. Riflettendo sulle diverse fasi della loro vita, i Judah & The Lion utilizzano “Maybe The Best Is Now” per infondere un rinnovato senso di speranza e ottimismo in questa riflessione, e, come afferma Akers, una profonda consapevolezza che «la vita non ti capita. Ti capita per un motivo».
Con il singolo “Miracle”, infatti, si celebra l’idea che «la vita non ti capita, ma accade per te», come la descrive Judah Akers, membro della band. Sullo sfondo di un vortice di sintetizzatori, chitarre e banjo, “Miracle” rappresenta un abbraccio sincero dei momenti quotidiani che troppo spesso diamo per scontati. In questo senso, è una sintesi trionfante e commovente dei temi che sono al centro di I Am A Prism.
«Penso che “Miracle” sia semplicemente una bellissima rappresentazione della fase della vita in cui ci troviamo entrambi in questo momento», afferma Brian Macdonald. «Soprattutto ora che ho dei figli, “miracoloso” è davvero uno dei pochi modi in cui si può descrivere quella sensazione».
«Alcuni pensano che un miracolo debba essere un evento grande e drammatico. Ma, in fondo, e se un miracolo fosse semplicemente svegliarsi la mattina?», aggiunge Akers. «E se il miracolo fosse un cardinale che si presenta nel tuo giardino dopo la morte di tuo nonno? E se un miracolo fosse vedere i fiori che crescono? E se un miracolo fosse esserci per un amico? Sono proprio queste piccole cose. Soprattutto visto quanto sia negativo il mondo, pensiamo alle cose belle».

Già uno dei brani preferiti dal pubblico dal vivo, “As The Crow” è stata descritta da Judah Akers, come una delle canzoni più sentite che abbia mai scritto, composta mentre cercava di superare il lutto per la perdita di due persone a lui care nel giro di una sola settimana. «Ci sono perdite nella vita che non hanno una spiegazione», riflette Akers. «Questa canzone rappresenta il mio modo di fare i conti con tutto ciò. È nata in fretta e credo che mi abbia sostenuto prima ancora che capissi di cosa si trattasse». È uno degli esempi più evidenti della capacità del duo di Nashville di trasmettere "messaggi personali potenti" (Billboard) attraverso i momenti più difficili della vita.
Dall’altra parte di I Am A Prism c’è “Gravel Roads”, un brano gioioso e da inno che celebra i semplici piaceri dell’estate in una piccola città. È un’ode inondata di sole alle notti trascorse con gli amici, ai lunghi viaggi in auto, al tifo per la propria squadra del cuore e all’apprezzamento delle piccole cose lungo il percorso. «Basta che queste vecchie strade di campagna sterrate / mi conducano dritto a casa da te», canta Akers nel ritornello della canzone, una frase che ripeterà davanti a 4.500 fan al concerto conclusivo del tour dei Judah & The Lion nella loro città natale, Nashville, questo novembre. Prima di allora, però, porteranno I Am A Prism in quasi 40 città del Nord America con il tour “The Boys Are Back”, che prenderà il via il 17 settembre a Knoxville per poi attraversare il sud e estendersi da costa a costa questo autunno.
In I Am A Prism, Akers e Macdonald collaborano con il produttore, autore e compositore Jeremy Lutito (NEEDTOBREATHE, Michigander, Wilder Woods), candidato ai Grammy, e con il tecnico del suono Ryan Hewitt (Red Hot Chili Peppers, Oasis) per portare quel sound tanto amato dai fan a nuovi livelli.

Tracklist
1. I Am A Prism
2. Maybe The Best Is Now
3. Gut Punch
4. Just Enjoy The Ride
5. Gravel Roads
6. As The Crow
7. Miracle
8. Powerless
9. Can You Relate
10. Win or Go Home
11. How To Be Loved
12. My Love Is Yours
