Come ben sanno i lettori (come il sottoscritto) amanti delle novellistica crime, il cozy (o cosy) è un sottogenere del giallo caratterizzato da un tono soft, con battute umoristiche volte a sfumare i momenti più violenti; le storie narrate si fondano su dinamiche interpersonali, rapporti di amicizia e/o conoscenza consolidati o rottesi nel tempo, un pizzico di romance.
Rispetto ai thriller attualmente in voga, molto crudi ed espliciti, il cozy crime, può essere considerato una variante del giallo classico, quello della cosiddetta epoca d’oro: Agatha Christie, S.S. Van Dine, John Dickson Carr e, per certi versi, lo stesso Ellery Queen.
Gli autori del genere in oggetto volutamente evitano di rimestare la penna in ambientazioni cupe, non cedendo ad un uso della violenza in materia esplicita, se non addirittura ostentata, rendendo così il genere adatto a un pubblico ampio, che chiede anche una quota di divertissement nel leggere un giallo.
Il suo mileu caratteristico, sono difatti le ambientazioni “pittoresche” come piccole comunità o villaggi e i protagonisti sono detective (e le comparse attorno a loro) amatoriali e non professionali (per tale motivo, ad esempio, seppur abbiano molte delle caratteristiche sopra descritte, per chi scrive non è possibile annoverare strettamente tra i cozy crime i bei racconti gialli, ambientati nella campagna canadese, di Louise Penny, aventi come protagonista il commissario Armand Gamache).
Una delle autrice più prolifiche del settore è stata M.C. Beaton, pseudonimo di Marion Chesney, autrice della popolare serie Agatha Raisin, un classico esempio di cozy crime ambientato nelle pittoresche Cotswolds inglesi (come, in parte, la bellissima serie tv Midsommer Murders, in italiano tradotta con il meno evocativo titolo di Ispettore Barnaby): una ex agente di pubbliche relazioni londinese, cinica e non proprio piacente, che si ritira nel villaggio di Carsely e diventa una detective amatoriale.
I romanzi di Richard Coles ruotano invece attorno al canonico anglicano Daniel Clement, rettore di Champton, e hanno il tono classico del cosy mystery inglese: atmosfera di villaggio, personaggi eccentrici, l’emersione di una sotterranea ma ancor esistente differenza tra classi sociali, indagine condotta più con osservazione e intuito che con azione e dinamismo, conflitti ecclesiastici (legati non solo alla oramai storica separazione – tramite l’Atto di Supremazia adottato da Enrico VIII Tudor nei confronti del Papa che non gli concedette il divorzio da Caterina di Aragona in favore di Anna Bolena ma, come meglio vedremo dopo, anche relativa all’attualità delle tensioni interne alla comunità anglicana).
La letteratura giallistica inglese annovera già tra le sue file una importante figura quale è stata il celeberrimo Padre Brown nato dalla penna del grande scrittore G.K. Chesterton che, tuttavia, alla pari della serie tv Bless Me Father (divertentissima serie inglese di inizi anni Ottanta) aveva quale protagonista un prete di religione cattolica.
La serie (che in UK presenta alti altri titoli) edita in Italia da Einaudi, con il seguente ordine di pubblicazione - non volendo spoilerare alcunché, di seguito accennerò brevemente la trama di ognuno di questi volumi:
Delitto all’ora del vespro: Nel villaggio di Champton, un progetto “modernista” ovvero l’installazione di un bagno in chiesa riaccende vecchi rancori, con una serie di omicidi collegati tra loro su cui il reverendo Daniel Clement si ritrova ad indagare.
Una morte in parrocchia: La fusione tra le parrocchie di Champton e quella di Badsaddler, crea tensioni religiose e personali, fino a che un omicidio di sapore rituale che costringe Clement a rimettersi all’opera quale investigatore.
Assassinio sotto il vischio: Più che un romanzo, un breve racconto, ambientato durante il periodo natalizio: la quiete della canonica Champton, durante il cenone di Natale, viene turbata da un nuovo caso di omicidio, con il consueto intreccio di comunità, sospetti e atmosfere da cozy crime.
Per chi è attratto dalla cultura pop anglosassone la lettura di questi romanzi è sicuramente un must: citazione delle trasmissioni televisive e radiofoniche (ovviamente strictly BBC) maggiormente in voga in quel periodo, illustrazione di piatti e oggetti quotidiani tipici e, ragione per la quale leggete ora questa recensione, una conoscenza del mondo goth e dintorni molto attenta.
Sinceramente, non mi ricordo un autore che tra le pagine dei suoi libri citi Siouxsie, The Cure (leggete le pagine relative alla diatriba tra il doppio LP Kiss me Kiss me Kiss me e il successivo Disintegration e mi direte) la citazione del ritornello del pezzo maggiormente iconico dei Bauhaus, "Bela Lugosi is dead", e, da ultimo, una cover di Marc Almond.
Quindi mi è sorta una curiosità: ma per quale motivo un reverendo anglicano conosce così bene la scena goth inglese di quel periodo?
Il nome dell’autore continuava, non so per quale motivo, a girarmi in testa, e così – dopo le oramai classiche ricerche in rete – ecco svelato il mistero.
Per fare ciò occorre ritornare agli anni Ottanta, e, nello specifico, allo scioglimento di uno dei gruppi synth-pop più famosi (anche per le loro battaglie politiche a favore della comunità gay) i Bronski Beat.
Dopo il loro scioglimento, nacque il duo dei Communards (nome datosi in riferimento ai sostenitori della Comune di Parigi del 1871, effimera forma di autogoverno durata per pochi mesi e repressa nella cosiddetta semaine sanglante) che erano composti dal cantante scozzese Jimmy Somerville (noto per la particolarità vocale del suo falsetto e in precedenza membro dei Bronski Beat) e dallo stesso Richard Coles.
Il duo ottenne fama con la cover del 1986 di "Don't Leave Me This Way" (con Sarah Jane Morris come ospite), che raggiunse la vetta delle classifiche britanniche e divenne un successo globale, alla pari di un’altra cover dei Jackson 5, "Never Can Say Goodbye", presente nel loro secondo album Red.
I Communards all’epoca vendettero una moltitudine di dischi grazie al loro sound catchy che mescolava elementi pop, con basi dance e l’utilizzo di strumentazione classica (come nel brano che personalmente ritengo maggiormente espressivo e di cui troverete il calce la clip, "You are my world") e si distinsero per l'aperto abbraccio dell'identità gay nel contesto socio-politico britannico teso degli anni '80.
Dopo i Communards Jimmy Somerville intraprese una carriera solista, mentre Richard Coles, successivamente ad un breve passaggio anche alla religione cattolica, è divenuto prete anglicano e conduttore radiofonico.
Dichiaratamente gay, è stato altresì sposato con un altro prete anglicano, le sue posizioni personali emergono nella lettura dei libri, dove la tematica in questione viene tratteggiata sia nella liason di uno dei figli del Lord del paese con l’indagato principale del primo libro, sia nell’ambiguo rapporto col detective Neil Vanloo.
Molto probabilmente, ed eccoci tornati all’attualità, tali secondari plot nascono dall’assunzione di una esplicita posizione di Coles all’interno del mondo anglicano sia in merito alle tensioni interne tra l’orientamento più conservatore rispetto a quello modernista (vedasi le tensioni/incomprensioni tra Daniel Clement e il rev. Chris Biddle nel secondo romanzo) sia rispetto alle tensioni (sfociate proprio in questi giorni con il cosiddetto strappo interno) tra la Chiesa d’Inghilterra e le Chiese anglicane africane e asiatiche (ricordiamoci il Commonwealth), soprattutto dopo l’elezione di Sarah Mullally ad arcivescovo di Canterbury, prima donna a guidare la Chiesa d’Inghilterra.
Controversia che non riguarda solo il fatto che è una donna, ma anche le sue posizioni favorevoli alla benedizione delle coppie omosessuali (le chiese anglicane al di là della Manica, difatti, hanno visto queste scelte come una rottura con la dottrina biblica e con la tradizione anglicana storica).
Come possiamo vedere, quindi, al contrario dei denigratori del giallo, considerato come letteratura minore, legata ad un semplice divertimento e con una fruibilità “leggera” il genere in oggetto, sotto la trama crime, acquista innumerevoli sfaccettature che lo rendono degno di essere considerato alla pari delle altre produzioni della letteratura moderna.

