Riassumere l’opera di Luca Ragagnin in poche righe è una sfida. La vastità del suo lavoro e la sua capacità di muoversi tra generi diversi rendono difficile racchiudere tutto in uno schema preciso. Ragagnin si è cimentato in romanzi, racconti, opere teatrali, saggi e poesie, mostrando una versatilità rara. A questo va aggiunta la sua attività come paroliere per artisti del calibro di Subsonica, Delta V, Venditti, Mina, Mao e molti altri. Il suo ultimo libro, I dieci passi di Nick Drake, pubblicato da Miraggi Edizioni nella collana Scafiblù, è un esempio lampante del suo talento e della sua capacità narrativa.
Eppure, viene naturale chiedersi: ha davvero senso scrivere un'altra biografia su Nick Drake? Dopotutto, sembra che tutto ciò che c’era da dire su uno dei cantautori più iconici degli anni Settanta sia già stato ampiamente trattato. Dalla pubblicazione dell’importantissimo libro di Nick Humpries nel 1997, passando per il lavoro di Gabrielle Drake (sorella di Nick) e Cally Callomon nel 2014, fino alla più recente biografia di Richard Morton Jack nel 2023, la parabola del musicista inglese è stata analizzata, esplorata e raccontata in tutte le sue sfumature. Anche in Italia, opere come il saggio di Ennio Speranza del 2020, Nick Drake e Pink Moon. Una disgregazione, sembravano aver messo un punto definitivo su questa storia. Quando le biografie sono accurate e attente alla verità storica, è difficile immaginare margini per l’innovazione.
Eppure, Ragagnin riesce a ribaltare questa premessa. Non si tratta semplicemente di scrivere una biografia; I dieci passi di Nick Drake è più di questo. È un romanzo storico, una narrazione che esplora la vita di Drake attraverso un’angolazione mai vista prima. La vera forza del libro sta nella scelta coraggiosa di raccontare la vita dell’artista inglese dalla prospettiva della prima persona, dando voce direttamente a Nick stesso. Il risultato di questo esercizio di immedesimazione è sorprendente; il lettore si ritrova travolto da un’esperienza quasi ipnotica che trasforma l’iniziale straniamento in un legame magnetico con il testo.
Il libro crea l’illusione di trovarsi faccia a faccia con Nick Drake, come se fosse lui a sussurrare i suoi pensieri all’orecchio di chi legge. A tratti si ha persino la sensazione che le pagine siano state composte con l’aiuto di una tavola ouija, evocando la figura dell’artista tramite un atto quasi esoterico. Questa opera di Ragagnin trascende i confini della classica biografia e diventa qualcosa di unico, come se fosse un dialogo intimo con un genio eterno che continua a ispirare generazioni intere.
Per comprendere a fondo l'opera di cui ci accingiamo a parlare, è necessario soffermarsi su due aspetti fondamentali. Il primo riguarda un elemento enigmatico e quasi incredibile: la totale assenza di filmati che ritraggano Nick Drake da adulto, salvo uno. Questo unico frammento, della durata di appena tredici secondi, è reperibile su YouTube e lo potrete vedere alla fine di questo articolo. Si tratta di un video che mostra un giovane uomo ripreso di spalle mentre cammina durante quello che sembra essere un festival musicale, di cui tuttavia non si conosce il nome. E nonostante non vi sia certezza assoluta che quel ragazzo sia effettivamente Nick Drake, le probabilità sono alte. Da qui parte Luca Ragagnin, utilizzando quella breve sequenza in cui Drake compie dieci passi come punto centrale attorno al quale si sviluppa l’intera narrazione. Quei dieci passi diventano il simbolo di una vita segnata dalla malattia e spezzata troppo presto, nella notte del 25 novembre 1974, quando calò il sipario sul giovane artista per sempre.
Il secondo aspetto cruciale risiede nella struttura narrativa adottata dall’autore: due linee narrative si intrecciano, contraddistinte da caratteri tipografici differenti. La parte scritta in carattere normale segue una sorta di cronaca dei fatti, pur mantenendo la narrazione in prima persona. Al contrario, il testo in maiuscolo mette in scena l’inconscio: un flusso di pensieri onirico e frammentato, ricco di visioni e suggestioni interiori.
È proprio questa dimensione inconscia a coinvolgere intensamente il lettore, proiettandolo nel turbinio caleidoscopico delle immagini confuse che attraversano la mente del protagonista. Con un aspetto peculiare: man mano che le pagine scorrono, il linguaggio si disgrega progressivamente, rispecchiando simbolicamente il deterioramento mentale del personaggio, sino a culminare nella sua tragica fine a soli ventisei anni, per un’overdose di farmaci. Questa decadenza linguistica non è casuale, bensì scelta con intelligenza narrativa. Non solo restituisce l’involontaria immedesimazione dello scrittore con il suo soggetto, ma trascina il lettore a vivere quasi empaticamente nei panni di Nick Drake.
Colpisce profondamente la meticolosità con cui l’autore cesella ogni dettaglio, frutto evidente di uno studio approfondito delle biografie già pubblicate sulla figura di Drake. Ancora più sorprendente è l’equilibrio perfetto tra le due voci che animano il romanzo. Ragagnin non si limita a raccontare Nick Drake, ma diventa Nick Drake. Ed è complesso distinguere dove finisca la narrazione dell’artista e dove inizi l’identificazione personale dello scrittore con lui, soprattutto sul piano psicologico.
Infine, ciò che davvero rende quest’opera memorabile è l’impressione vivida e intensa che le immagini evocate trasmettono al lettore. Si percepisce chiaramente che provengono da una dimensione altra, situata oltre i confini della vita stessa. E forse è proprio questo il tocco finale di una creazione letteraria che sembra guidata da un’ispirazione rara e potente. L'autore ha saputo fondere estro creativo e profonda competenza letteraria in un racconto che colpisce diretto al cuore e lascia un segno duraturo.
