Nell’autunno del 1939 l’Unione Sovietica si appresta ad aggredire la Carelia, un’area apparentemente innocua, ma strategica per la sua posizione di ponte tra il fronte tedesco e quello russo. L’attacco non è immediato, passano mesi di incertezza, e in questo tempo di attesa, mentre l’inverno inizia a stringere la sua morsa, un milione di finlandesi viene reclutato. Sono giovani inesperti della guerra, un popolo pacifico che viene condotto lungo le linee di confine, senza attrezzature adatte, spesso senza preparazione. E così, nel freddo più spietato, nel cuore del conflitto più violento della sua storia, il popolo intero di un piccolo Stato si solleverà contro il nemico e, tra i suoi soldati, nascerà una leggenda: Simo Häyhä, che grazie alle insuperate doti di tiratore diventa la Morte Bianca…
Quella fra la piccola Finlandia e la Russia venne ribattezzata Guerra d’Inverno e, nonostante mise a bilancio circa centocinquantamila morti in poco più di tre mesi, resta tutt’oggi un conflitto che pochi conoscono.
La Finlandia era diventata indipendente nel 1917, dopo essere stata per anni sotto il giogo russo, soprattutto di Nicola II, lo zar che tentò in tutti i modi la russificazione del paese scandinavo. Le due nazioni, nonostante un patto di non belligeranza, continuavano a considerarsi reciprocamente ostili, soprattutto dopo che Stalin cercò, attraverso la strada del negoziato, di annettere alcuni territori del piccolo ma strategico vicino.
Quando i tentativi diplomatici di annessione fallirono, motivato anche dalla sempre maggior influenza della Germania nazista sul governo finlandese, Stalin decise per l’invasione, ricorrendo a un cinico strattagemma, poi definito l’incidente di Mainila, dal nome di un piccolo insediamento russo di confine, che venne bombardato dagli stessi sovietici, attribuendo poi la colpa ai finlandesi
Questi, per sommi capi, gli antefatti di una guerra che ebbe inizio il 30 novembre del 1939 e che, secondo Stalin, sarebbe durata al massimo due settimane (e non, invece, tre mesi).
Il dittatore sovietico, però, dovette fare i conti con l’inesperienza delle proprie truppe (che non avevano dimestichezza con gli sci), con l’orgoglio del giovane popolo finnico, disposto a tutto pur di difendere i propri confini, e col brutale inverno finlandese, segnato da temperature che oscillavano fra i -30 e i -50 gradi.
Lo scrittore francese, già noto per i polizieschi che vedono come protagonista l’ispettore Coste, ricostruisce, con certosina precisione, questo misconosciuto evento storico, partendo dai documenti dell’epoca e romanzandolo per tratteggiare la figura leggendaria dell’eroico cecchino Simo Häyhä, che seminava tanto terrore fra i militari dell’Armata Rossa, così da guadagnarsi il soprannome inquietante di Morte Bianca.
Ne esce un libro che coniuga la precisione storica e la vivida descrizione dei protagonisti di quel conflitto agli episodi, tutti veritieri, di un massacro insensato, in cui, nonostante la differenza di forze messe in campo, vide un’epica resistenza del piccolo esercito finlandese, che capitolò solo perché tradito da Francia e Inghilterra, che mentirono sul loro intervento a favore del piccolo stato scandinavo.
Manca, forse, l’approfondimento psicologico dei personaggi, tutti ingranaggi inevitabili di un sistema folle, che trasforma gli individui in macchine di morte, in una insulsa escalation di violenza. Ciò nonostante, il romanzo è palpitante e si divora fino all’ultima pagina, perchè Norek evita i tecnicismi del saggio e si concentra, invece, sui classici stilemi del romanzo di guerra, le cui pagine sono potenti, crude e sanguinose.

