“Fra circa vent’anni i ragazzi non ascolteranno più rock. Ascolteranno musica prodotta da aggeggi tecnologici e diventeranno schiavi di quella”
(Kurt Cobain)
Un mistero pieno di misteri, a partire dal suo scrittore, Episch Porzioni, il cui nome vero potete cercarlo voi, se vi va (e iniziare un altro giallo personale), ma che nella sua longeva bibliografia ama cercare nel torbido e tirare fuori il peggio degli esseri umani, ma anche e semplicemente, quella verità che spesso è troppo nascosta e intima, per essere raccontata.
Ma, senza essere troppo filosofici o ermetici, a questo scrittore acuto e “trovatore” di scandali vicini o lontani, piace trasformare tutto in giallo e mistero, rielaborando il tutto in romanzi dove la narrativa si sposa al documentario e con uno stile intrigante e molto più curato e raffinato di quanto possa sembrare all’inizio. Ebbene sì, pensate, come se trovassimo una dolcissima poesia di Ungaretti su Novella 2000, non succederà, ma se succede?
Il libro Il caso Cobain: indagine su un suicidio sospetto scritto da Epìsch Porzioni e pubblicato da Il Castello Editore, prende spunto dalla morte di Kurt Cobain per non solo esplorare l'evento tragico a Seattle, ma anche per ripercorrere la storia del celebre musicista e del variopinto entourage che lo circondava. Lo stile narrativo scelto dall'autore, sebbene possa non incontrare i gusti dei puristi, è invece un impulso irresistibile che guida il lettore attraverso le pagine. Porzioni non si limita a distinguere tra fatti confermati, false credenze e mere speculazioni, ma offre anche il suo personale commento sulle diverse situazioni, con battute pungenti e giudizi netti, creando così una atmosfera più vicina a un dialogo con chi legge, come se fossimo in un locale informale a chiaccherare di musica, sangue e gossip.
Attraverso un lavoro di ricerca particolarmente dettagliato, l'autore ricostruisce con pazienza certosina tutte le sfaccettature legate alla tragedia dell'aprile 1994, dalle giornate precedenti la morte fino al ritrovamento del corpo nell'abitazione di Cobain. Questo percorso culmina con le rapide conclusioni delle autorità competenti che archiviarono il caso come un semplice suicidio. Una sentenza frettolosa e sospetta che lascia aperti numerosi interrogativi: l'assenza di impronte digitali sull'arma, un fucile troppo pesante per essere maneggiato da qualcuno sotto l'effetto di droghe, l'elevata concentrazione di eroina nel sangue di Kurt, il controverso contenuto della lettera d'addio che avrebbe scritto, le difficoltà nelle indagini, e le testimonianze contraddittorie di persone che conoscevano qualcosa ma non raccontarono chiaramente i fatti, chissà per quali motivi.
Inoltre, se vogliamo parlare dell’ipotesi “omicidio travestito da suicidio”, vi sono supposizioni sui potenziali responsabili materiali di quello che è stato definito come omicidio, tra cui un gruppo di personaggi discutibili, a cominciare da Eldon Wayne Hoke, meglio noto come El Duce dei Mentors e il solito e ovvio coinvolgimento della “diabolica” Courtney Love, a cui viene dedicata una lunga parte del libro e raccontata la sua storia piena zeppa di ombre, contraddizioni e follie.
In definitiva, possiamo crederci o no, ma questo libro funziona bene come un giallo estivo abilmente confezionato e scritto per farci arrabbiare ma non troppo, perché ci piace farci prendere in giro, in fondo, non è così?
Ci interessa così tanto la verità? Forse no, e invece le tante storie alternative, i “se fosse” e le chiacchere da salotto sono molto più intriganti, non credete?
Se volete invece la verità, ascoltate la Sua musica.
Ma chiedilo a Kurt Cobain
come ci si sente a stare
sopra un piedistallo e a non cadere
Chiedilo a Marilyn
quanto l'apparenza inganna
e quanto ci si può sentire soli
E non provare più niente
non provare più niente
e non avere più niente
da dire
Vivere è come sognare
ci si può riuscire
spegnendo la luce
e tornando a dormire
(Brunori S.A.S.)
