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THE BOOKSTORECARTA CANTA
Il Custode
Niccolò Ammaniti
2026  (Einaudi)
LIBRI E ALTRE STORIE
8/10
all THE BOOKSTORE
12/04/2026
Niccolò Ammaniti
Il Custode
Attraverso una prosa asciutta, diretta e brutale, Ammaniti frulla con sapienza romanzo di formazione, horro e thriller, rendendo Il Custo una lettura tanto avvincente quanto stimolante

In uno sperduto borgo della Sicilia, una striscia di case gettate alla rinfusa su una grande spiaggia, vive la famiglia Vasciaveo. Il tredicenne Nilo, la madre Agata e la zia Rosi. Ufficialmente si occupano di lavorare e rivendere marmo, ma è solo una copertura. I Vasciaveo sono da secoli, anzi da millenni, i custodi di qualcosa di indicibile. L’arrivo in paese di Arianna – giovane donna bella e alla deriva – e della figlia Saskia rompe gli equilibri che tengono in piedi le loro esistenze. Essere custodi della cosa nel bagno equivale anche a esserne prigionieri. Un sacrificio che Nilo, dopo aver conosciuto l’amore, non potrà più sopportare.

 

Un romanzo breve, sono solo centosessantacinque pagine, che procede rapido, grazie a un ritmo incalzante, e che si legge tutto d’un fiato. Attenzione, però, perché Il Custode va maneggiato con cura, è un romanzo che contiene più riflessioni di quello che la sua brevità farebbe supporre, e che va affrontato muovendosi su diversi piani di lettura.

A Triscina, un paesino fatiscente ammassato su una grande spiaggia siciliana, vivono i Vasciaveo, famiglia composta dal tredicenne Nilo, che abita insieme alla mamma Agata e alla zia Rosi in un sottoscala. Una famiglia apparentemente normale, che si occupa di lavorare e di rivendere il marmo. Tuttavia, dietro questa dignitosa professione, si cela un indicibile orrore, dal momento che i Vasciaveo sono da tempo immemore custodi di un mistero che ha radici lontane, addirittura nella mitologia greca. Quando in paese arrivano la conturbante Arianna e sua figlia Saskia, l’apparente tranquillità della famiglia inizia a vacillare…

Il Custode, come si diceva, possiede diversi piani di lettura: è un romanzo thriller, che tiene col fiato sospeso grazie al ritmo incalzante e ai continui colpi di scena, è romanzo inquietante e disturbante, che si gioca alla perfezione la carta dell’horror, senza scadere in banalità grandguignolesche, ma pensandola attraverso numerosi riferimenti alla cultura classica, ed è, soprattutto, romanzo di formazione.

Il protagonista, Nilo, conosce gli slanci e le aspirazioni di un normale tredicenne, ma il mistero che custodisce nel bagno di casa gli impedisce di avere una vita normale, rendendolo prigioniero di una routine a cui mal si adatta.  Nilo è il “custode” di qualcosa di terribile, e accetta questo suo ruolo come un dato di fatto, un dogma, un peso che il destino gli ha caricato sulle spalle e da cui è impossibile svincolarsi. Una vita scandita da ritmi ben precisi, da una routine necessaria a coprire il mistero, da una vita di relazione verso l’esterno ridotta al lumicino.

Con l’arrivo di Arianna e Saskia, due schegge impazzite, che portano scompiglio nel “natio borgo selvaggio” e nell’esistenza della famiglia Vasciaveo, Nilo conoscerà l’amore e il suo mondo già scricchiolante sotto le pulsioni dell’adolescenza e del dubbio, crollerà rapidamente, con conseguenze esiziali.

Ammaniti, con un prosa asciutta, diretta, che evita giri di parole per cogliere la violenza brutale di un racconto che non fa sconti, è abile nel far convivere una realtà precisa e respingente (la desolazione della location, la rappresentazione dell’oggi attraverso la degenerazione dei social, la criminalità organizzata ben radicata in un contesto culturale misero) ala narrazione fantastica di un horror che si fa metafora: la cosa rinchiusa nel bagno altro non è se non il coacervo di incomprensione, non detti, traumi e violenze all’interno di una famiglia che dovrebbe essere romito e invece è prigione, ma anche simbolo di una libertà che, quando si concretizza, non può che distruggere quel fragile sistema, apparentemente ben oliato, chiamato esistenza.

Senza togliere nulla alla suspense di una trama che avvince con intelligenza, aggiungo solo che il finale del romanzo è un vero e proprio colpo di genio, capace di lasciare a bocca aperta anche il lettore più arguto.