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RE-LOUDDSTORIE DI ROCK
27/07/2026
Willie Nelson
It Always Will Be
It Always Will Be, pubblicato nel 2004, è il bellissimo album di un intramontabile mito a stelle e strisce. Un disco che non delude gli appassionati: canzoni di gran qualità, arrangiamenti curati e una voce da brivido. Assolutamente da riscoprire.

I stop and curse the darkness and the distance

And then your face I see

And when I look into your eyes, I see

All the love there is inside of me

And it always will be

(“It Always Will Be”)

 

Ascoltare il leggendario outlaw cowboy Willie Nelson, inossidabile songwriter di Abbot, Texas, è sempre un gran piacere. La voce inconfondibile, la scrittura preziosa (la title song, autografa, lascia a bocca aperta per la qualità melodica e si erge a momento apicale dell’album), l’inimitabile espressività e l’anima inequivocabilmente “americana” trasmettono un senso di serena inquietudine, di rilassata turbolenza emotiva, di eccitante tranquillità spirituale. Willie, infatti, è tutto e il contrario di tutto (e continua a esserlo ancor oggi, a novantatré anni suonati!), aggrappato all'eternità del “qui e ora”, pronto a raccogliere le canzoni non appena piovono dal cielo.

 

It’s where I wanna be

It’s the only place for me

Where my spirit can be free

Texas

(“Texas”)

 

Icona assoluta della musica e cultura nordamericana del Novecento, il pioniere del “country fuorilegge” ha saputo essere rivoluzionario e conservatore, innovativo e tradizionalista senza mai perdere coerenza e identità. Questo suo stile di vita emerge spesso nei suoi brani e si denota anche nelle liriche sognanti di “Texas”, una delle vette dell’opera.

It Always Will Be presenta un esemplare concentrato della sua arte. Alterna alcune collaborazioni speciali quali “Overtime” con Lucinda Williams, “Dreams Come True” insieme a Norah Jones e la perla “Be That As It May” con la figlia Paula, autrice del delizioso pezzo, a canzoni di una bellezza quasi indescrivibile come la meravigliosa ballata “Tired”, diventata preziosa gemma del suo sterminato repertorio. Inoltre, si aggiungono cover geniali rilette in maniera originale: va dritta in fondo al cuore la mirabolante e inaspettata “Picture in a Frame”, di Tom Waits, stupisce invece per l’arrangiamento ardito il classico dell’Allman Brothers Band “Midnight Rider”, interpretato in coppia con Toby Keith.

In un certo senso, It Always Will Be sembra un album di Willie dei vecchi tempi. Registrato per l’etichetta Lost Highway e prodotto da James Stroud a Nashville, è una raccolta ispirata da brani di ottima qualità come “The Way You See Me”, l’autografa “You Were It” e le sgargianti “Big Booty”, “I Didn’t Come Here (And I Ain’t Leavin’) e la profetica “Love’s the One and Only Thing”.

 

Dal punto di vista dei testi, Willie è tenero senza essere eccessivamente sentimentale, dolce ma non stucchevole, e interpreta il tutto con la sua eleganza e grazia tipiche: “My Broken Heart Belongs To You” ne incarna un fulgido esempio. Per questo disco (il cinquantaduesimo!) sceglie di attorniarsi di validi session man, oltre al fidatissimo armonicista Mickey Raphael. Tra i tanti, Glenn Worf al basso, Matt Rollings al piano e alle tastiere, Jim Horn ai fiati e Paul Franklin alla pedal steel garantiscono una varietà sonora apprezzabile; country, blues, folk, jazz e gospel si fondono in modo speciale.

Sono passati più di vent’anni da It Always Will Be, tuttavia la musica di Willie Nelson rimane senza tempo. La sua voce e le note della sua leggendaria “Trigger”, una Martin acustica modificata dal suono unico, ci accompagnano in quattordici pezzi straordinari, da ascoltare con particolare attenzione in questo periodo storico buio, dove la frenesia e l’urgenza di vivere, l’approccio esistenziale materialistico dovrebbero essere mitigati da una nuova ricerca della trascendenza.

 

Sometimes I think

That love is somewhere

Livin' on an island all alone

I can see it in the darkness

I can feel it in the distance

And then it's gone

 

(“It Always Will Be”)