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MAKING MOVIESAL CINEMA
13/11/2017
Andres Muschietti
IT
È l'età adulta che chiama, e chiama a una missione di quelle grandi davvero. Lo stomaco si contrae, le mani cercano conforto e ci si avventura in quella casa abbandonata, in quelle fogne, contro quel pagliaccio che ha fame, che sa come e dove ferire, chi attaccare.

Siamo a Derry, per chi non lo sapesse, una città in cui bambini, ragazzini, adulti, spariscono nel nulla. Quasi all'ordine del giorno, ogni 27 anni.
Sparisce Georgie, il tenero Georgie, inseguendo la sua barchetta, e Bill - il fratello maggiore - non ci sta.
Non ci sono adulti ad ascoltarlo, a proteggerlo, ci sono però i suoi amici, sempre al suo fianco, anche quando si tratta di affrontare paure, di addentrarsi in acque grigie e fetide.
È estate, sarà l'ultima della loro innocenza.
Al loro quartetto sui generis si aggiunge presto il ragazzo che studia a casa - e che sì, ha la pelle scura -, il nuovo arrivato - che sì, ha qualche chilo di troppo - e la ragazza dalla brutta reputazione – che sì, è bella, ma non facile.
Insieme sono in tutto e per tutto dei Perdenti, dei “losers”, ma capiscono che i mostri che li perseguitano, che le paure che prendono vita, sono qualcosa di più grande di semplici incubi ad occhi aperti.
È l'età adulta che chiama, e chiama a una missione di quelle grandi davvero.

Lo stomaco si contrae, le mani cercano conforto e ci si avventura in quella casa abbandonata, in quelle fogne, contro quel pagliaccio che ha fame, che sa come e dove ferire, chi attaccare.
L'ultima parte del film è quindi quella più tesa, quella più da tachicardia, con Bill Skargaard impegnato in mosse, balletti, in salti e rincorse per superare se stesso e il fantasma di Tim Curry, mentre l'unità fa la forza, scaccia la paura.
Almeno momentaneamente.
Perché un capitolo due, com'era ovvio aspettarsi, è già in cantiere.
Prima di scoprirli adulti, però, questi “losers” li si conosce con tutti i loro problemi, con le ansie e i difetti che li rendono un bersaglio facile per i bulli che meritano la peggiore delle fini, che li rendono chiusi in case dove un mostro già c'è, e se si ride di fronte a un untore di germi, di fronte a Eddie finalmente reattivo e vendicativo, subito si tace, con il mostro del tutto reale che deve affrontare una volta per tutte Beverly.
Muschietti era atteso al varco dagli esperti, dai fan, dai paladini del Re.
Chi non rientra in nessuna di queste categorie – come la sottoscritta - lo ringrazia e lo applaude, per la bellezza di scene in cui l'effetto nostalgia scatta spontaneo, per un uso moderato di effetti speciali e uno sapiente della musica, intensa e poetica, per una fotografia dalla giusta grana e dai giusti colori.
Soprattutto lo si ringrazia per la scelta di un cast azzeccatissimo in cui la minor età non si fa sentire, anzi, e per uno script che riempie il cuore di chi certi anni, certe avventure, certe estati, le ha vissute.
E si finisce così per commuoversi, passata la paura, passata l'ansia, per questi “perdenti” pieni di amore.