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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
14/09/2026
Live Report
Jolly Mare, 13/09/2026, PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano
Le Cannibale in collaborazione con il Padiglione d’Arte Contemporanea, ha presentato il concerto del producer salentino Jolly Mare che, con una formazione in trio, ha suonato il suo ultimo album, La luce dell’Alba, ispirato da uno dei più grandi compositori di sonorizzazione italico, Piero Umiliani, eccovi il live report.

In occasione dell’ultima giornata del PERFORMING PAC (la mostra che mette in dialogo arti visive e performance al PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano) siamo andati a sentire il concerto con cui Jolly Mare, noto produttore-dj salentino – con una inedita formazione in trio – ha presentato il suo ultimo lavoro discografico La luce dell’Alba, concerto che inizialmente si sarebbe dovuto svolgere lo scorso 18 luglio, data in cui Milano è stata colpita da un violentissimo nubifragio.

Prima di addentrarci nel live report risulta doveroso inquadrare la particolarità di questo live eseguito presso il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano.

Come indicato in premessa, il PAC ha ospitato fino al 13 settembre la nuova edizione di PERFORMING PAC, un'esposizione dedicata alla riflessione sull’utilizzo di materiali, linguaggi, stratificazioni di significati diversi nel collage, assemblage e installazione.

Come già accaduto nelle scorse  edizioni, si tratta “rimessa in scena” di un’esposizione storica del PAC, Kurt Schwitters. Collages, dipinti e sculture 1914-1947, ricostruita attraverso materiali d’archivio. ll titolo è preso in prestito dai versi finali del poema The Waste Land di T.S. Eliot (1922), composto mentre si trovava per cure in Svizzera e “rimasterizzato” da un altro grande poeta, Ezra Pound.

Prendendo quale spunto il processo additivo e di rielaborazione di Schwitters è stato chiesto a sette artisti contemporanei: Jacopo Benassi, John Bock, Gabriella Ciancimino, Roberto Cuoghi, Thomas Hirschhorn, Lucia Marcucci e Mika Rottenberg la realizzazione di proprie opere e/o installazioni.

 

Da un certo punto di vista un percorso analogo è stato compiuto da Jolly Mare per la realizzazione della sua ultima opera discografica. Grazie alla disponibilità dei familiari di Piero Umiliani, che gli hanno messo a disposizione delle tracce composte dal padre e la possibilità di lavorare presso lo studio di registrazione dell’artista romano, Fabrizio Martina ha “riprocessato” quanto realizzato da Umiliani, fondendolo con quanto realizzato da lui stesso.

Per la Luce dell’Alba, disco interamente strumentale, ad eccezione del brano interpretato da Francesco Bianconi "Il Senso", il producer salentino ha quindi potuto accedere ad alcune partiture di uno dei nomi più rappresentativi della grande epoca delle sonorizzazioni italiche che si diffusero in tutto il mondo e che, a distanza di un tempo oramai molto significativo, continuano a ispirare numerosissimi artisti specializzati nella cosiddetta library music, genere musicale che sta vivendo una nuova stagione di gloria a seguito delle oramai numerosissime serie “televisive” proposte dalle piattaforme a pagamento.

 

Chi ha avuto modo di leggermi in precedenza è a conoscenza di quanto il sottoscritto sia un grande estimatore delle sonorizzazioni italiche degli anni Sessanta/Settanta, a detta di chi scrive uno dei vertici del fare musica italiano riconosciuto e apprezzato a livello globale; per tale motivo ero molto curioso di vedere dal vivo il progetto di Jolly Mare inteso, a detta del medesimo musicista-producer, non come una mera riproposizione fine a se stessa, ma una sorta di rivisitazione, un re-work di musiche del passato rilette in chiave contemporanea.

Devo riconoscere che l’idea di presentare il disco con una formazione “fisica”, ovvero Jolly Mare al basso accompagnato da un chitarrista e un tastierista (chiedo venia ma non sono riuscito a cogliere il nominativo dei due bravi musicisti) è risultata essere stata vincente.

Il trio di musicisti ha infatti suonato i pezzi dell’album “accompagnato” da un registratore a bobina ove risultavano incise le tracce originarie di Piero Umiliani (con un effetto delay dovuto appunto all’attesa da parte dei musicisti dello start e dello scorrere del nastro) così evitando praticamente di ridurre il tutto ad un dj set (seppur ben organizzato).

Anche il luogo scelto, ovvero il cortile che unisce la Galleria d’Arte Moderna con il Padiglione di Arte Contemporanea, devo riconoscere che ha un suo certo fascino, che ha trovato il gradimento  di un pubblico presentatesi abbastanza numeroso.

Essendo la presentazione di un album ovviamente la setlist risultava di fatto già definita, anche se la scaletta dei brani non ha tuttavia seguito pedissequamente la track list dell’album; ad esempio, l’unica traccia cantata, "Senso", è stato il quinto pezzo della serata, mentre su disco occupa la terza posizizone, ma, al di là di questi aspetti un poco “notarili”, il live, rispetto al disco, ha esaltato il lato ritmico delle composizioni, incontrando il gusto danceable della platea.

Sarà stato anche per questo che, come sopra illustrato, il concerto è stato marcato da un mood ballabile, ma se ciò permette a orecchi non proprio avvezzi di ascoltare dei veri e propri passaggi acid jazz soprattutto dell’organo, o delle “slappate” ultra funky, chi scrive non può che esserne felice!