Salvo, forse, che per gli appassionati di rock americano, il nome degli Sheepdogs è poco noto alle nostre latitudini, nonostante la band, che in realtà è canadese, sia in circolazione ormai da quasi vent’anni ed abbia all’attivo, compresa questa ultima fatica, nove album e un pugno di EP. A dispetto di alcuni importanti cambi di line up, la band, infatti, ha sempre tenuto botta, mantenendo la barra dritta e pubblicando album di qualità in modo regolare.
Il quartetto originario di Saskatoon è fin dagli esordi interprete di un rock classico e senza fronzoli, che funziona, e funziona dannatamente bene. Il loro sound affonda le radici in quei dischi senza tempo che gli amanti del rock continuano ad ascoltare, quei capolavori che non perdono un briciolo del loro fascino nonostante il tempo che passa. Lo stile della band è di quelli che non stancano mai: riff e assoli di chitarra intricati, tastiere analogiche, una sezione ritmica che pulsa con determinazione e ricche armonie vocali, il tutto al servizio di canzoni finemente cesellate che risultano immediatamente familiari, anche quando sono nuove di zecca.
A metà strada tra i Lynyrd Skynyrd, gli Allman Brothers Band, gli Eagles e i CS&N, gli Sheepdogs trovano un equilibrio tra carattere vintage ed energia contemporanea. Una formula vincente, perfezionata e affinata, sulla quale è costruito anche questo nuovo Keep Out Of The Storm, il primo disco che vede alla chitarra Ricky Paquette al posto del dimissionario Jimmy Bowskill, ed il primo disco senza il batterista fondatore Sam Corbett, il cui ruolo è stato ricoperto da sessionisti arruolati per l’occasione.
In scaletta, come di consueto, un filotto di brani vintage, attraversati dalla freschezza e dall’entusiasmo di chi suona come se si trovasse sempre sul palco, alle prese con una torrenziale jam.
Canzoni che indossano gli abiti di futuri classici del loro repertorio: "All I Wanna Do" è un hard rock in puro stile Southern con riff alla Skynyrd e assoli grintosi, "Bad For Your Health" guarda dalle parti dei Doctor & The Medics con chitarre distorte e un hammond psichedelico. Ma ancor più che nei precedenti album, i The Sheepdogs ampliano il loro sound di base: la title track riannoda i fili con la musica di Tom Petty, riletta in versione hard, mentre "I Do" è puro power pop trainato da un ritornello che si manda a memoria in un nano secondo.
Anche allargando la loro tavolozza sonora, il sound rimane, però, inconfondibilmente quello dei The Sheepdogs: la band ha trovato il suo stile molto tempo fa e oggi lo replica con chiarezza d’intenti e obbiettivi chiari.
Nonostante la sensazione di presa diretta e improvvisazione jam, la maggior parte dei brani è breve e concisa, le melodie sono essenziali e senza fronzoli, anche se a volte un maggior minutaggio, come nella lenta e lisergica "Take A Look At Me Riding", che profuma di Stephen Stills a chilometri di distanza, o nella conclusiva, sudista e innodica "Out All Night", avrebbe prolungato l’indiscusso godimento.
Keep Out Of The Storm suona caldo e invitante, classicissimo ma senza paludamenti filologici. E’ una gran festa fra amici che si ritrovano a suonare con divertito entusiasmo la musica che hanno sempre amato. E lo fanno tra una birra e l’altra, tra una risata e l’altra, consapevoli di non cambiare il corso della storia, ma certi di entrare nelle case dei fan con canzoni con rinnovano con sincerità quell’immutato rituale rock’n’roll, che ci spinge a comprare dischi e a suonarli ad alto volume. Per sentirci sempre giovani. Nonostante tutto.
