“Per questo disco ho avuto l'urgenza di raccontare quello che avevo vissuto negli ultimi tre anni, di scrivere un diario intimo e musicale cantando la fragilità della vita, con i suoi dolori, misteri e speranze”.
L'ultimo periodo di Ginevra Scognamiglio, in effetti, è stato parecchio movimentato: il passaggio da Clinica Dischi, che l'ha scoperta e lanciata e che è stata casa sua per i primi tre album, a Nigiri; la nomina ad ambassador italiana di Spotify EQUAL, un brano, “Sul più bello”, scritto per una serie TV prodotta da Prime Video; ancora, la collaborazione con Leo Gassmann nel singolo “A cosa serve l'estate” e un intero tour in apertura ai rovere in giro per la penisola.
In mezzo, una vita privata che, a giudicare dai testi, non deve essere stata priva di gioie ma neppure di vicissitudini complesse. La fine della guerra è dunque un titolo che parla da solo, che esprime l'esigenza di ritrovare una dimensione di serenità e fare quello che si è sempre fatto: raccontare il proprio vissuto attraverso le canzoni, per esorcizzare le paure e acquisire nuova consapevolezza.
Interessante anche la copertina, che la ritrae a passeggio in una via di Londra, la chitarra in una mano e lo sguardo dritto davanti a sé, come a voler esplorare nuove possibilità di cammino.
Col cambio di etichetta è fisiologico che sia mutata anche la squadra di produzione: accanto a lei ci sono PAGA, Effemmepi ed Elia.wave, produttori che hanno saputo mettersi al servizio di un songwriting dalla personalità forte e definita, senza mutare eccessivamente una formula già da tempo collaudata.
Se da una parte, infatti, le canzoni sono oggetto di un trattamento che privilegia più di prima l'elemento Urban, con una componente elettronica maggiormente accentuata, dall'altra il marchio di fabbrica ddell'artista rimane identico, mostrando ulteriori possibilità espressive ad un genere, l'It Pop, che ultimamente sembrerebbe vivere una fase di stanca.
L'incisività non manca, a partire dall'iniziale “Caramelle”, un brano che, nel raccontare l'idillio di una relazione amorosa nel suo momento più alto, esprime sonorità dense di romanticismo, con un ritornello particolarmente indovinato.
Ci sono poi i soliti brani frizzanti e anthemici a cui ci ha abituato nel corso degli anni: “Pessima idea” incalza con una melodia volutamente ruffiana, difficile da staccarsi di dosso, mentre “Fino a quando non ti vedo con un'altra”, probabilmente la traccia migliore del disco, è una sorta di break up song agrodolce, con un perfetto bilanciamento tra chitarra acustica ed elementi elettronici, e ancora una volta fa esplodere nel ritornello tutto il suo potenziale.
Altrove si lavora di più sull'intensità emozionale (“I fatti miei”) o su una malinconia espressa attraverso un lavoro di sottrazione (la title track è di fatto un brano per chitarra e voce, mentre “Piove sul mare”, posta in chiusura, è delicatamente appoggiata sul piano elettrico), o ancora aumentando la carica dei Synth in una sorta di citazione ottantiana (“Come stai come sto”).
Leggermente inferiore ai capitoli precedenti in termini di singoli brani, ma nel complesso più sentito, vissuto e personale del solito, La fine della guerra certifica nuovamente Svegliaginevra come una delle penne più valide che abbiamo in Italia, almeno in campo It Pop. Se ancora non la conoscete, può essere la volta buona.

