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MAKING MOVIESAL CINEMA
23/10/2017
Naoko Yamada
La Forma Della Voce
Tralasciando il fenomeno della stagione 2016/17 “Kimi no na wa” ovvero “Your Name” del maestro Makoto Shinkai, che ha battuto ogni record di incassi in Giappone e si è imposto anche in molti mercati occidentali, il secondo film di animazione più importante della stagione cinematografica nipponica è stato sicuramente “Koe No Katachi”, in Italia intitolato “La Forma Della Voce” e che verrà distribuito nelle nostre sale nelle giornate del 24 e 25 ottobre.
di Simone Nicastro

Tralasciando il fenomeno della stagione 2016/17 “Kimi no na wa” ovvero “Your Name” del maestro Makoto Shinkai, che ha battuto ogni record di incassi in Giappone e si è imposto anche in molti mercati occidentali, il secondo film di animazione più importante della stagione cinematografica nipponica è stato sicuramente “Koe No Katachi”, in Italia intitolato “La Forma Della Voce” e che verrà distribuito nelle nostre sale nelle giornate del 24 e 25 ottobre.

Tratto da un manga di Yoshitoki ?ima, suo anche il soggetto del lungometraggio, e diretto da Naoko Yamada, già vista all’opera su anime ad episodi quali “K-On!” e uno dei miei preferiti negli ultimi anni come “Sound! Euphonium”, “La Forma Della Voce” merita a mio avviso di essere visto e decisamente apprezzato anche dal pubblico italiano. Anche e considerato che uno dei temi affrontati dal film è sicuramente rilevante e tra quelli che vanno per la maggiore nelle opere di finzione degli ultimi anni dedicate ai giovani ma in realtà anche agli adulti: il tema del bullismo. Pensiamo a un caso eclatante quale “Tredici”, serie televisiva americana prodotta da Netflix nel 2017 e diventato un “istant cult” tra gli adolescenti di tutto il mondo.

Ci tengo a sottolineare però fin da ora che il cuore del film d’animazione qui recensito in realtà non è il bullismo ma l’incomunicabilità (o meglio la capacità e scelta di non poter/voler comunicare con l’altro e soprattutto con il diverso) e l’inevitabile violenza e afflizione che da questo atteggiamento discende. Il lungometraggio è la storia del rapporto fra la sordomuta Shoko Nishimiya e il suo primo carnefice e poi vittima a sua volta Shoya Ishida, che nel corso degli anni, attraverso mille difficoltà, incomprensioni e passioni, diventerà amicizia salvifica per entrambi e per coloro intorno a loro.

Gli autori non risparmiano allo spettatore nessun dettaglio di abuso e maltrattamento ma allo stesso tempo riescono a creare una sorta di empatia emotiva e psicologica con i protagonisti e con molti degli altri personaggi della storia, tutti più o meno descritti e approfonditi nelle loro caratteristiche peculiari e paradigmatiche. Passando dalla fase dell’infanzia, quando la disumanità avrà la forma più greve seppur con minor coscienza, all’adolescenza in cui il rincontrarsi tra i due protagonisti sconvolgerà le loro esistenze e fornirà una nuova occasione di redenzione e miglior conoscenza del problema (dei problemi!) a tutti coloro che avevano vissuto e raccolto i cocci della brutalità e dell’incomprensione originaria. Saranno molte le occasioni non utilizzate al meglio, le proposte fraintese e i muri interiori/esteriori da superare attraverso i tanti momenti quotidiani, tra cui alcuni così drammatici dove le lacrime potranno trovarvi impreparati.

La produzione della Kioto Animation, probabilmente oggi la miglior casa di produzione di anime detti “Slice Of Life”, in particolar modo quelli teen drama”, si rivela ancora una volta perfetta nel confezionare un’opera con i fondali dettagliati, una colorazione bilanciata e la colonna sonora adeguata alle emozioni del racconto. Il character design, Futoshi Nishiya, pur se non eccedendo in originalità, ha svolto un buon lavoro nel connotare i personaggi facendoli emergere dal principio identificabili e rifiniti.

Non siamo davanti ad un capolavoro, del resto per il sottoscritto neanche l’ottimo e citato precedentemente film dei record “Your Name” lo è, ma senza dubbio il film, per i temi trattati  (ignoranza, rabbia, incomprensione, riscatto, amicizia, impegno e educazione a sempre nuove e diverse forme di relazione), la capacità con cui questi sono stati raccontati e l’indubbia buona realizzazione grafica, merita di essere conosciuto e applaudito.

Consiglio vivamente di recarvi al cinema in questi due giorni per vedere “La Forma Della Voce”, non solo per poter godere di quanto ho descritto in fase di recensione, ma per approcciarvi ad una forma d’arte e d’intrattenimento come l’animazione giapponese che purtroppo nel nostro paese, pur potendo contare su un numero considerevole di fan, è rimasta molto relegata al passato e a pochi singoli fenomeni successivi, nonostante per produzione, fascino e varietà questa risulta uguale se non superiore a qualsiasi altro esempio similare. Vedi per esempio le ormai onnipresenti “series” televisive. Ma su questo concetto spero potremo tornarci in altre occasioni in futuro.