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THE BOOKSTORECARTA CANTA
La Lunga Marcia
Stephen King
2026  (Sperling & Kupfer)
LIBRI E ALTRE STORIE
9/10
all THE BOOKSTORE
25/05/2026
Stephen King
La Lunga Marcia
Un romanzo lucido, feroce e dai connotati epici, attraverso il quale King affronta il tema del totalitarismo, della lotta di classe e della spettacolarizzazione della violenza.

Dal confine con il Canada fino a Boston a piedi, senza soste. Una sfida mortale, con un regolamento implacabile, per cento volontari: un passo falso, una caduta, un malore, e si viene abbattuti. Ma chi riesce a tagliare il traguardo otterrà il Premio. Lungo il terribile percorso, scandito dagli incitamenti della folla, fra i partecipanti si creano rapporti di sfida, di solidarietà e di lucida follia...

La Lunga Marcia è il primo di una serie di romanzi che Stephen King pubblicò sotto lo pseudonimo di Richard Bachman (pare in onore di Randy Bachman, chitarrista dei Bachman Turner Overdrive), per aggirare il limite, in vigore negli anni ’70, che impediva agli editori di pubblicare più di un libro all’anno per autore. Il romanzo scritto da un imberbe King tra il 1966 e l’anno successivo, fu pubblicato per la prima volta nel 1979, e arrivò in Italia solo più tardi, nel 1985, come volume della collana Urania.

La storia terrificante tema di questo avvincente racconto si svolge in un’America distopica, governata da un totalitarismo militare, dove, ogni anno, sotto l’egida de “il maggiore” (un militare venerato dalle masse) si svolge questa lunga marcia, una competizione a cui possono partecipare cento adolescenti, scelti a caso dopo alcune prove selettive. Principale regola della gara è mantenere un'andatura di almeno 6 chilometri l'ora: ogni qual volta il partecipante rallenta il passo, riceve un'ammonizione. Dopo la prima ammonizione, se il concorrente, entro trenta secondi, non riprende l'andatura corretta, riceve una seconda ammonizione; analogamente ottiene una terza e ultima ammonizione, in seguito alla quale, trascorsi i trenta secondi senza aver ripreso il ritmo, il partecipante viene fucilato sul posto da dei soldati che, a bordo di un cingolato, seguono la competizione. Una singola ammonizione può essere cancellata marciando per un'ora senza ricevere altri richiami.

Camminare, camminare, camminare, senza una meta, fino a che il fisico e la mente reggono, fino a che non si ha più coscienza di se stessi, fino a quando l’unico desiderio è quello di sedersi sull’asfalto e attendere l’inevitabile. Un incubo a occhi aperti, in cui cento giovani, di cui non si comprendono fino in fondo le vere motivazioni, lottano allo sfinimento per ottenere un premio finale, con la consapevolezza che il traguardo lo raggiungerà solo uno, mentre per tutti gli altri sarà morte certa.

La trama richiama immediatamente quella di Non Si Uccidono Così Anche i Cavalli, caustico romanzo di denuncia pubblicato da Horace McCoy nel 1935. Quel libro raccontava la storia di centoquarantaquattro coppie di ballerini che si sfidavano in una maratona di danza, al termine della quale l’ultima coppia rimasta in piedi avrebbe vinto la somma di mille dollari.

Il libro di McCoy si soffermava sulla faccia triste dell’America, quella degli ultimi, dei disoccupati, di chi fa fatica a sbarcare il lunario e vede nella vittoria finale la realizzazione di un sogno americano di piccolo cabotaggio. Un j’accuse, duro e senza sconti, allo sfruttamento capitalista e alla brutalità di una società che non si fa scrupolo a ingannare le aspirazioni dei più deboli, piccoli ingranaggi di un meccanismo spietato.

In La Lunga Marcia, invece, attraverso gli occhi di un pugno di giovani, figli delle contraddizioni di un America che toglie tanto e ben poco restituisce (ma tutto sommato, ancora capaci di sognare un futuro migliore), King punta il dito, soprattutto, sulla spietatezza di ogni totalitarismo, che, attraverso la logica del panem e circenses, anestetizza il popolo con un gioco per nulla differente da quello che si svolgeva nelle antiche arene romane.

Ecco allora che camminare può significare imparare a resistere alla dittatura, ma significa anche acquisirne consapevolezza (il Maggiore tanto idolatrato all’inizio diventa oggetto di scherno e odio da parte dei giovani podisti), e prendere coscienza di un sistema indifferente ai bisogni della comunità.

Per converso, la marcia è anche la fotografia di ogni società profondamente divisa tra chi comanda, chi assiste, complice ottuso e indifferente, al massacro, e le classi minori, che come sempre, combattono tra loro per la sopravvivenza, senza capire che il bersaglio del proprio livore si trova molto più in alto nella catena alimentare.

King, inoltre, affronta e sviluppa anche il tema della spettacolarizzazione della violenza e della manipolazione dell’informazione, che sarà il fulcro centrale del successivo romanzo a firma Bachman, L’uomo In fuga, pubblicato nel 1983, in cui l’autore, attraverso la messa in scena di un nuovo gioco agghiacciante, punta il dito sulla alterazione delle immagini televisive ad uso e consumo di chi governa e sulla manipolazioni delle menti da parte di una tv mendace e strumentalizzata.

La Lunga Marcia è un romanzo che guarda al futuro e lo fotografa con una nitidezza disarmante, preconizzando quella che oggi è diventata la società occidentale. Non solo, però. Al di là dei suoi significati intrinseci, questo romanzo è palpitante, avvincente e ricco di colpi di scena. Ci vuole davvero un grande scrittore a sviluppare, con così tanta sapienza, una trama di per sé lineare e apparentemente priva di snodi narrativi, e tenere il lettore incollato al racconto fino all’ultima pagina, in cui, come spesso accade nei romanzi di King, l’epilogo è emozionante ma anche aperto a diverse interpretazioni.

Un romanzo lucido, feroce ed epico che racconta con inaspettata acutezza parte di ciò che oggi siamo diventati.

PS: dal romanzo è stato tratta una trasposizione cinematografica dallo stesso titolo, uscita nelle sale statunitensi qualche mese fa. Dovrebbe arrivare anche nei nostri cinema, ma il condizionale è d’obbligo.