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MAKING MOVIESAL CINEMA
25/02/2020
James Whale
La Moglie di Frankenstein
Mio Dio, ci si può ancora entusiasmare per un film del 1935! La moglie di Frankenstein è un piccolo capolavoro dell'horror che ai giorni nostri viene considerato un vero e proprio cult movie dagli amanti del genere e non solo.
di La Redazione

In realtà il film di James Whale di spaventoso non ha poi molto se non i rimandi a un mostro che più che terrore ispira compassione e pietà, per non parlare della sua presunta moglie che a conti fatti un buon numero di spettatori probabilmente non rifiuterebbe di sposare, creatura ben lontana dall'essere mostruosa. In questo seguito del precedente Frankenstein datato 1931 c'è un connubio tra l'immaginario gotico dell'epoca e una vena più scanzonata che mostra il fianco alle successive reinterpretazioni che hanno voluto puntare sul versante parodico della vicenda, su tutte il favoloso Frankenstein Junior di Mel Brooks che da questo film attinge a piene mani, a partire dal personaggio di Frau Blücher fino ad arrivare all'estetica del mostro e ad alcune celebri sequenze come quella del cieco interpretato nella parodia da Gene Hackman.

Quello che spicca in maggior misura in questa sorta di sequel è la pregevole fattura dell'opera al di là dei contenuti che umanizzano il mostro andandone a sottolineare una volta ancora la natura dolorosa e dannosa di respinto ed emarginato, ponendo sotto i riflettori più di ogni altra cosa la condizione insopportabile di chi è solo suo malgrado, è la solitudine il vero male di questo mostro di Frankenstein. La pellicola gode dell'apporto di una fotografia magnifica, nitida e tagliente che delinea alla perfezione il bianco e nero dei luoghi e mette in risalto luci e ombre che passano su volti e corpi, dando risalto al terrore del mostro per il fuoco, elemento associato a pericolo e dolore che sarà trauma fino alla fine dei giorni. Boris Karloff è un mostro splendido, espressivo nonostante la mole di trucco indossato, magnifico anche quello, e con una fisicità che dona corpo a un essere che non può non incutere timore, solo per attenuarlo quando il mostro troverà poi la parola (e l'amicizia) grazie all'aiuto dell'eremita (O. P. Heggie), scelta che pare Karloff, che voleva un mostro incapace di comunicare, non abbia digerito proprio benissimo. Da sottolineare ancora la regia dinamica di Whale che si rivela maestro nel mettere in scena l'esperimento in cui viene creata la donna che dovrà essere compagna del mostro (Elsa Lanchester), un'alternanza sui volti straniti e spiritati del mostro, di Henry Frankenstein (Colin Clive) e del Dottor Pretorius (Ernest Thesiger) e su una serie di particolari e di totali dei macchinari impiegati, delle valvole, delle parti meccaniche adoperate per l'immondo esperimento. Ancora altra meraviglia quando la donna emerge nella sua imponenza, alta, in un saio bianco e con un look passato alla storia del Cinema, una capigliatura alta striata da ondine bianche rimasta impressa nell'immaginario collettivo e depredata in seguito, figura di rara eleganza interpretata al meglio dalla Lanchester che nella parte iniziale del film dà volto anche alla scrittrice Mary Shelley, madre letteraria del mostro più famoso di tutti i tempi. Il mix di ottimi artigiani del cinema e attori di razza ha dato vita a un film inattaccabile, che lo si guardi con l'occhio del fan del Cinema di genere o sotto una prospettiva più ampia poco importa.

La storia è nota, ripreso il finale del film precedente per riportare sulla scena alcuni protagonisti, il mostro riprende a mietere vittime a causa dell'odio cieco che gli uomini e le donne del villaggio mostrano nei suoi confronti, la creatura provocata diventa a tutti gli effetti mostro. Ma al mostro non mancano compassione e gentilezza, tratti che solo un eremita cieco dall'animo gentile saprà cogliere nella creatura. Intanto il Dottor Pretorius, anch'egli scienziato interessato alla creazione della vita, cerca di convincere il riluttante Dottor Frankenstein a riprendere gli esperimenti con lo scopo di donare una compagna al mostro in modo che esso possa superare la solitudine e magari dare vita a una nuova razza. Non tutto andrà come previsto e se l'idea non genererà una stirpe di piccole creature nate dalla morte, sicuramente apporrà un nuovo prezioso sigillo al mito dei mostri della Universal.


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