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MAKING MOVIESAL CINEMA
03/02/2021
Charles Laughton
La morte corre sul fiume
Quello che colpisce di La morte corre sul fiume è la difficoltà a cui si va incontro volendolo catalogare: è un film strano, indubbiamente presenta elementi del thriller ma anche un protagonista negativo quasi surreale nella sua follia e nel modo di presentarsi alla gente...

Charles Laughton si forma come attore sulle assi dei palchi dei teatri inglesi per passare al Cinema già dai primissimi anni 30 del secolo scorso, poco tempo dopo, siamo nel 1933 per la precisione, ha già vinto l'Oscar come miglior attore protagonista per Le sei mogli di Enrico VIII di Alexander Korda, lavorerà in quegli anni e in seguito con registi grandissimi, da Cecil B. DeMille a Leo McCarey, da Alfred Hitchcock (si ricorda la sua interpretazione ne Il caso Paradine) a Jean Renoir, e ancora Robert Siodmak, David Lean e Otto Preminger con il quale chiude la sua carriera nel 1962 con Tempesta su Washington. Nel mezzo l'indimenticabile ruolo cucitogli addosso da Billy Wilder per l'avvocato di Testimone d'accusa (altra nomination, la sua terza, superato questa volta da Alec Guinness per Il ponte sul fiume Kwai) e la partecipazione allo Spartacus di Stanley Kubrick. Nel 1955 si concede la sua prima e purtroppo unica prova alla regia con questo La morte corre sul fiume tratto dal libro di Davis Grubb The night of the hunter, il film non ottiene il successo sperato (e che meritava) stroncando sul nascere la carriera da regista di Laughton che nei suoi programmi aveva già un adattamento per lo schermo da Mailer, La morte corre sul fiume però cresce con il tempo diventando un film di culto recentemente segnalato da Mereghetti addirittura come "il film della vita"  e consegnando alla storia del Cinema la prova di un Robert Mitchum in un'interpretazione decisamente originale e caricata, a delineare un protagonista del tutto peculiare.

Virginia anni 30, Harry Powell (Robert Mitchum) è un predicatore itinerante, serial killer di vedove alle quali punta a sottrarre averi e risparmi. Passato un periodo di detenzione per un reato minore in compagnia del condannato a morte Ben Harper (Peter Graves), Powell viene a sapere che questi a casa ha lasciato moglie e due figli ma soprattutto, nascosto da qualche parte, l'ingente bottino del suo ultimo colpo. Uscito di galera il predicatore assassino porta "consolazione cristiana" alla vedova Willa (Shelley Winters) e ai piccoli John (Billy Chapin) e Pearl (Sally Jane Bruce), il suo intento è ovviamente scoprire dove sono i soldi e ben presto questo predicatore tanto affascinante quanto squilibrato si convincerà che gli unici a essere a conoscenza del nascondiglio del denaro siano i due bambini. Powell riuscirà così a farsi sposare dalla vedova Harper e a farsi ben volere da parte della comunità locale lavorando in parallelo sui due ragazzi, intimorendoli e minacciandoli fino a che i due piccoli fuggiranno su una barca prendendo la via del fiume. A proteggerli e a contrapporsi alla minaccia del predicatore si ergerà la vecchia Rachel Cooper (Lillian Gish), una sorta di forza del bene disinteressata e altruista che diventerà l'unico rifugio possibile per i due bambini.

Quello che colpisce di La morte corre sul fiume è la difficoltà a cui si va incontro volendolo catalogare: è un film strano, indubbiamente presenta elementi del thriller ma anche un protagonista negativo quasi surreale nella sua follia e nel modo di presentarsi alla gente, accecata (sembra dirci Laughton) da una fede non lucida che facilmente sfocia in isteria come esplica in maniera chiara una delle scene di massa sul finale. Inoltre, come già detto da più parti, si fonda su elementi mutuati da strutture riconducibili alla fiaba nella contrapposizione tra un elemento portatore del male (Powell) e uno alfiere del bene (Rachel Cooper), dicotomia netta usata innumerevoli volte anche in opere posteriori di grande successo, i primi a venirmi in mente Randall Flagg e Mother Abigail de L'ombra dello scorpione ad esempio. Visivamente sublime grazie alla fotografia di Stanley Cortez da questo punto di vista il film guarda alle correnti espressioniste con immagini delineate, precise, in un'alternanza luce buio meticolosa, ancora un'ulteriore dicotomia che richiama quella delle due mani di Mitchum, la destra con su tatuata la parola LOVE e la sinistra a mostrare la parola HATE, contrasto sul quale il folle predicatore basa il pezzo forte del suo sermone accalappia creduloni. Mitchum offre una prova memorabile, assolutamente sopra le righe, alcune immagini con protagonista il suo personaggio rimangono impresse nella memoria, ottimo contraltare Lillian Gish, già star all'epoca del muto, in curriculum innumerevoli lavori per Griffith e una carriera durata settantacinque anni (sì, avete capito bene, 75, lo scrivo anche in cifre perché non ci si crede). Pur contenendo tutti questi elementi all'apparenza disarticolati, quel che ne viene fuori è un film unico e da conservare, chissà cosa avrebbe potuto ancora offrirci Laughton dietro la macchina da presa se questo film non si fosse rivelato un flop al botteghino, purtroppo non lo sapremo mai, a noi non rimane che rivedere, di tanto in tanto, La morte corre sul fiume e correre con la fantasia.


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