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MAKING MOVIESAL CINEMA
17/05/2021
Bryan Singer
L'allievo
L'allievo si inserisce nella filmografia di Bryan Singer tra due film decisamente più importanti di questo, sia per la carriera del regista ma anche per tutto il cinema di quegli anni, uno dei quali con ripercussioni che caratterizzano in maniera forte ancora oggi l'industria della Settima Arte.

Stiamo parlando de I soliti sospetti e del primo film dedicato agli X-Men. Il primo con il tempo si è guadagnato un alone di culto che ha accompagnato I soliti sospetti per molti anni, oggi forse meno citato che nei Novanta o nei primi anni del nuovo millennio, contribuì ad accrescere la statura artistica di Kevin Spacey (ormai eclissatosi dopo le accuse di molestie) che per il ruolo mitico di Verbal Kint vinse anche un Oscar, il film venne premiato dall'Academy, ai BAFTA, ai César e il nome di Bryan Singer si gonfia forse ben oltre i meriti effettivi del regista che comunque si farà apprezzare in seguito anche per altro. Il secondo titolo in esame è X-Men, il film che a conti fatti con la sua buona resa, nonostante i difetti che pure sono presenti, lancia in maniera degnissima a tutti gli effetti quella che ancora oggi è l'era moderna dei cinecomics, in seguito ancora perfezionata con l'avvento dei Marvel Studios e oggi nuovamente in ridefinizione grazie all'acquisto della Marvel da parte di Disney. Due film per motivi molto diversi egualmente importanti, soprattutto per Singer, non era quindi difficile per un film come L'allievo perdersi tra un predecessore e un successore decisamente più illustri, nonostante il soggetto guardi all'incontrastato re del brivido, Stephen King, dal quale il film è tratto. È noto come  l'attingere a King non sempre garantisca la riuscita col buco della ciambella, anzi, moltissimi sono i prodotti scadenti tratti dalle sue opere, per L'allievo si adatta il racconto Un ragazzo sveglio, storia che non presenta risvolti horror e che è stata pubblicata all'interno della raccolta Stagioni diverse dalla quale sono stati tratti altri due film, questi sì realmente riusciti: l'indimenticabile Stand by me - Ricordo di un'estate di Rob Reiner e Le ali della libertà di Frank Darabont, entrambi superiori all'adattamento di Singer.

Con L'allievo Singer, come faceva anche King, indaga la fascinazione del male, quell'attrazione inspiegabile per il lato oscuro dell'animo umano. Todd Bowden (Brad Renfro, scomparso nel 2008 a soli 25 anni) è un liceale che durante i suoi studi di storia rimane affascinato dal tema dell'Olocausto tanto da iniziare ad approfondirlo con meticolose ricerche per conto suo, Todd è uno dei migliori studenti della sua classe, un tipo sveglio e attento, un po' timido con il gentil sesso. Un giorno, tornando a casa, è convinto di riconoscere nel signor Denker (Ian McKellen), un anziano che abita nel quartiere, un ex gerarca nazista di nome Kurt Dussander. Dopo varie ricerche la sua tesi viene confermata, Todd si presenta così a Denker/Dussander intimandogli sotto ricatto di raccontargli le più atroci delle azioni compiute in guerra con la minaccia di denunciare la vera identità dell'anziano alle autorità. Con il passare del tempo Todd sottoporrà Denker a pressioni psicologiche sempre più dure finché nel vecchio non si risveglierà l'indole da nazista forse mai sopita del tutto. Nello stesso tempo la resa scolastica di Todd peggiorerà sempre più, l'ingarbugliarsi degli eventi porterà i due protagonisti a essere sempre più legati uno all'altro in maniera poco sana per entrambi.

Formalmente L'allievo è un film non troppo interessante, inoltre lo scavo sul fascino esercitato dal male non riesce ad arrivare mai in profondità e viene presentato come un'attrazione morbosa che però, aspetto questo più affascinante, porterà dei cambiamenti duraturi nel giovane Todd che non riuscirà più a tornare il ragazzo pulito e ingenuo che era prima del suo incontro con Denker (se lo era poi veramente). Singer alterna momenti più tesi (quello crudele della marcia di Denker) ad altri in cui affiora un po' di noia, sul finale emerge un lato prettamente thriller, le ultime azioni dei protagonisti vengono parzialmente edulcorate rispetto alla versione pensata da King. Non mancano gli aspetti positivi, uno su tutti la prestazione di Ian McKellen, vero maestro al quale Singer affiderà anche il ruolo di Magneto, la figura più drammatica dell'intera saga degli X-Men, convincente anche il giovane Renfro. La regia di Singer non lascia purtroppo momenti memorabili, al film manca ancora quel pizzico di profondità in più che avrebbe reso una materia molto interessante degna di essere ricordata. Forse si poteva tirar fuori di meglio da questo racconto ma sono tanti i registi che hanno fallito al cospetto del Re, tutto sommato Singer sigla un lavoro più che dignitoso.


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