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MAKING MOVIESAL CINEMA
13/01/2021
Walter Hill
L'eroe della strada
L'eroe della strada è un film parecchio ordinario che ha al suo arco alcune buone frecce da scoccare, una su tutte quella di aver segnato l'esordio alla regia di Walter Hill, regista che ha saputo crearsi un piccolo alone di culto presso un gruppo molto nutrito di amanti di un certo tipo di Cinema: diretto, artigianale, spesso muscolare, lontano dalle produzioni enormi di Hollywood ma che ha saputo ritagliarsi anche diversi successi commerciali.

Grazie a Walter Hill possiamo godere di un film cult indimenticabile come I guerrieri della notte, abbiamo assistito all'esordio di Eddie Murphy nel buddy movie 48 ore e abbiamo a disposizione un'interessante filmografia che spazia dalla metà dei Settanta fino ad arrivare ai giorni nostri. L'eroe della strada traghetta quindi Hill dalla sceneggiatura (già sue quelle di Getaway! e Detective Harper: acqua alla gola) alla macchina da presa, sotto quest'ultimo punto di vista il film si lascia ammirare per il ritratto di un'America in difficoltà, schiacciata dagli anni della Grande Depressione, in particolare ci mostra una New Orleans periferica, impoverita, specchio di un intero Paese, dove si cerca di tirare su i soldi per arrivare a fine giornata in mezzo alla strada, lungo gli snodi ferroviari, nei magazzini, cercando di sfruttare ogni mezzo possibile.

Proprio da uno di quegli scali ferroviari arriva Chaney (Charles Bronson), fermatosi in una piccola cittadina assiste a un incontro clandestino che ha molto del pugilato a mani nude, ibridato a mere tecniche da rissa da bar e un'unica regola: non si colpisce chi è a terra. A uscirne in quell'occasione perdente sarà l'uomo di Speed (James Coburn), organizzatore di incontri, manager, scommettitore. Cheney, già avanti con l'età, è uno che sa il fatto suo, si propone a Speed come suo nuovo combattente e facilmente vince il suo primo incontro. Dopo una prima conoscenza tra due tipi in antitesi, Cheney serioso e di pochissime parole, Speed un maneggione scanzonato e cialtrone, la piccola società in affari si trasferirà a New Orleans per entrare in un giro più grosso (e più pericoloso) al fine di garantirsi guadagni più interessanti, occasione per Cheney di tirare il fiato e pensare a un'esistenza più tranquilla. Da qui l'incontro con la bella Lucy (Jill Ireland, moglie dello stesso Bronson per molti anni) e un'escalation nel mondo dei combattimenti clandestini contro avversari sempre più preparati.

Sceneggiatura molto lineare, anche troppo, evidenzia le difficoltà di una società colpita da una grande crisi economica, situazione di disagio sottolineata anche dal degrado di alcune location, tutto però resta in superficie così come non vengono approfonditi alcuni personaggi di contorno né la sottotrama sentimentale tra Cheney e Lucy, personaggio di cui si apprezza per lo più la bellezza dell'interprete Jill Ireland e poco altro. L'uomo della strada ha l'incedere del Cinema dei 70, compassato, oggi i vari step finalizzati agli incontri di Cheney avrebbero visto un montaggio forsennato a riassumere incontri su incontri proiettando il protagonista verso la sfida finale, qui abbiamo tre sfide di numero con impegno a salire senza troppa spettacolarità (e questo non è un male) ma senza neanche troppo pathos. Diciamo che fa piacere vedere due scuole di recitazione così diverse in contrapposizione, la faccia di bronzo di Bronson e l'istrionismo di un Coburn dal ghigno sempre accattivante, già insieme in film decisamente più memorabili (La grande fuga, I magnifici sette) e che forse ora capiamo da dove arriva la cartella micidiale dello zingaro interpretato da Brad Pitt in Snatch - Lo strappo. In fin dei conti un buon esordio che apre la strada a opere che da lì a qualche anno lasceranno il segno nei cuori di molti appassionati e lancia Walter Hill iscrivendolo nel registro di quei registi a cui voler bene.


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